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Elsa Zambonini, una storia che corre sul filo teso tra Oriente e Occidente

Elsa Zambonini, una storia che corre sul filo teso tra Oriente e Occidente

Quando Elsa Zambonini ha deciso di provare a cimentarsi con la scrittura, ha scelto come città ideale per ambientare le sue vicende Istanbul, la sua città di elezione.

Vi si è infatti trasferita lasciando l’Italia a seguito di un matrimonio con un cittadino turco, rimanendo conquistata dal fascino di questo crocevia tra culture.

Non si tratta certo di un caso raro, basti pensare a come, all’inizio del Novecento, gli scrittori che si rispecchiarono nel movimento letterario del Decadentismo ritrovarono in Istanbul il fascino di una civiltà lontana ma ancora presente, di un luogo che sembrava portare con sé il senso del finito, del caduco, dell’ineluttabilità della morte ( non a caso l’altra città da loro amatissima fu Venezia).

Elsa Zambonini l’ha invece vissuta come città viva e magmatica,  che l’ha accolta coi suoi tramonti mozzafiato sul Bosforo e il Liceo italiano, presso cui poter prestare servizio lavorativo affiancato dalla  frequentazione del Circolo Roma, la più antica associazione culturale e ricreativa italiana presente nella città.

Trasferire l’esperienza di vita in un romanzo è stato il passo successivo: è nato così “ Lo stivale d’oro di Istanbul”, a cui ha fatto seguito il più recente “Istanbul. Il viaggio sospeso”, narrazioni in cui si intrecciano vicende vissute, luoghi e personaggi reali e elaborazioni fantastiche della scrittrice, che ha subito la malia dell’antica Costantinopoli.

Elsa Zambonini intreccia storie passate e vicende presenti

In “Istanbul. Il viaggio sospeso” la scrittrice ha intrecciato due tempi storici molto lontani tra di loro, più ideologicamente che cronologicamente, un passato che data 1944 e un presente in cui si preferisce lasciare sepolti i mali di allora per non fare con essi i dovuti conti.

A muoversi su questo sfondo non sempre idilliaco sono personaggi che già animavano le vicende del primo romanzo, tra tutti Lisa, la protagonista, che ha lasciato Treviso per andare a insegnare nel Liceo italiano di Istanbul ( un chiarissimo aggancio autobiografico).

Il piccolo alloggio con terrazza sul mare in cui vive col suo compagno Emre, un uomo non facile, spesso collerico e soggiogato ad un’atavica cultura maschilista, rispecchia probabilmente la casa di Elsa Zambonini, dal momento che di questi spettacoli della natura parla come di un’esperienza vissuta e che ancora vive.

Se nel primo romanzo Lisa era spinta ad andare a cercare le proprie radici, facendo cadere finalmente il velo di silenzi che ammantava il ricordo di sua madre, morta prima che lei potesse ricordarsela, nel secondo Lisa si è definitivamente stabilita a Istanbul, lavora al Liceo, ha una rete di amicizie ma non ha perso il suo spirito di intraprendenza, la voglia di soddisfare curiosità nate per caso ma a cui non è possibile sottrarsi.

In occasione di una visita alla sua amica Giulia viene a contatto con stralci di un diario risalente a più di settant’anni prima, nascosto dentro un muro abbattuto durante lavori edilizi e recante una storia di vita che si va ad intrecciare con la sua.

Le pagine sono state strappate, ma con pazienza certosina vengono ricostruite e le permettono così di carpire i segreti di una sua omonima vissuta agli inizi del Novecento e diventata vittima degli orrori delle leggi razziali.

La Lisa di oggi comprende che ci sono legami familiari con la Lisa di ieri, collega il suo presente, la morte di sua madre, i silenzi del padre alle vicende dolorosissime di un uomo e di una donna fuggiti da una patria che aveva emanato contro di loro, ebrei, leggi prive di ogni ragione, che aveva mandato a morire i loro genitori nei campi di sterminio, che li aveva costretti a separarsi dai loro figli nella speranza di garantire loro una salvezza.

L’escamotage (forse un po’ abusato) del diario ritrovato consente ad Elsa Zambonini di alternare i due tempi narrativi nel corso del racconto, diluendo le pagine del diario in modo da dare una soluzione solo al termine della vicenda.

Lisa e Guido sono stati antenati sfortunati, nati nel momento sbagliato di una Storia impietosa nei confronti del loro popolo, si sono rifugiati ad Istanbul accolti da un uomo rude ma buono che ha cercato di aiutarli nel limite del possibile, hanno avuto come loro obiettivo di vita raggiungere la loro terra lontana dove avevano accettato di mandare prima, con un treno della speranza, i loro figli, affidandoli ad una organizzazione a ciò preposta.

La fuga, la paura, il rimpianto, l’insicurezza, la rabbia sono stati i sentimenti che hanno caratterizzato i loro giorni ad Istanbul, trascorsi adattandosi ai più umili lavori pur di salvarsi e racimolare una piccola cifra utile a raggiungere Israele.

Man mano che si addentra nella storia, Lisa si sente compartecipe, anche se a decenni di distanza, del loro dolore soffocato ed anela a sempre nuove pagine da leggere, anche se questo può comportare dei problemi nei suoi rapporti con Emre e con suo padre, che vive in Italia.

Elsa Zambonini colora anche di giallo la sua storia

Se per quanto riguarda il passato Lisa non può far altro che ricostruirlo ed accettarlo, ben diversamente vanno le cose nel presente.

Impegnata nella ricerca delle tante verità possibili, arriva a farsi travolgere dalla sua indagine, a conoscere casualmente colui che si rivela essere un suo cugino, discendente dai comuni antenati Lisa e Guido, implicato suo malgrado in una vicenda di traffici internazionali che sembra averne decretato la morte.

Intestarditasi nelle ricerche, Lisa, trovandosi a dover triangolare tra Italia, Svizzera e Turchia, mette a repentaglio persino la sua convivenza con Emre, davvero un brutto personaggio tratteggiato dalla scrittrice, prepotente e insulso nelle sue pretese, egoista e maschilista in tutti i suoi atteggiamenti ( a ben vedere, anche Guido presenta tratti simili nei confronti di sua moglie Lisa).

In compenso la sua generosità la porterà a salvare la vita di altre due donne, Katia, già amica di sua madre, e sua figlia Stella, vittima anche lei di un uomo dalle pessime qualità e molto, troppo pericoloso.

Presente e passato si intrecciano indissolubilmente, in vista di una soluzione finale che sistemerà al loro posto personaggi e vicende, risolvendo gli interrogativi sorti in corso di narrazione.

Tra i tanti personaggi fittizi Elsa Zambonini ha inserito la figura reale di Angelo Roncalli, nel ’44 nunzio pontificio in Turchia, del cui operato a favore del popolo ebraico ha avuto riscontro da fonti dirette.

Insieme a monsieur Malisieu, che ospitò senza chiedere loro nulla Lisa e Guido, incarna l’aspetto positivo di quel periodo buio, il senso della carità cristiana troppo spesso dimenticata, allora come oggi, a vantaggio di ideologie o interessi capaci di chiedere il sacrificio fine a se stesso di vite umane.

Elsa Zambonini, una storia che corre sul filo teso tra Oriente e OccidenteAUTORE : Elsa Zambonini

TITOLO : Istanbul.Il viaggio sospeso.

EDITORE : Edizioni della Goccia

PAGG. 264,   EURO  13,00

 

 

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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