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Federica De Paolis, una vita vissuta in pura soggettiva

Federica De Paolis, una vita vissuta in pura soggettiva

La copertina di “Le distrazioni”, ultimo romanzo di Federica De Paolis, racchiude in un’immagine tutto il significato profondo della storia narrata: un uomo e una donna percorrono in senso opposto una strada e si avvicinano, ma lo fanno come fossero due rette parallele.

E’ così che siamo a volte nella vita, riusciamo ad arrivare vicini all’altro, lo cerchiamo anche con lo sguardo, ma questo, non ricambiato, cade nel vuoto e le due strade continuano ad allontanare anziché ad unire le persone.

E’ così che camminano nella loro vita Paolo e Viola, i due protagonisti del romanzo, che quasi non si capacitano di come, giorno dopo giorno, abbiano smarrito da qualche parte la ragione per cui si erano legati, la passione per l’altro, per la vita, per il futuro che li aveva travolti sin dal primo momento della loro relazione.

Federica De Paolis non è nuova a indagini psicologiche capaci di scoperchiare verità scomode, di cui si preferisce tacere perché le situazioni di comodo appaiono a volte più stabili, più rasserenanti della verità.

Diventata scrittrice dopo la morte della madre e dopo aver intrapreso altre attività lavorative, Federica De Paolis lascia che la vita scorra nelle sue pagine senza forzarne il percorso, tra momenti felici e ostacoli che spesso vengono aggirati ma non superati, tanto che gli strascichi che lasciano sono come le gocce che corrodono anche il ferro, a lungo andare.

Quando nella quotidianità interpretiamo il nostro ruolo, la nostra parte, non possiamo che vedere la vita come in una soggettiva cinematografica, col nostro punto di vista e con la nostra capacità interpretativa: anche per Paolo e Viola è così, anche se il copione che stanno recitando sembra ormai essere diventato privo di ogni interesse.

Paolo e Viola, una vita da slegati

E dire che le premesse per una vita frizzante c’erano state tutte: conosciutisi ad una cena in casa di amici, organizzata per farli incontrare, avevano immediatamente sintonizzato i loro pensieri e i loro corpi, cullandosi nell’illusione di aver trovato nell’altro la metà platonica dispersa nel mondo.

Conoscersi, innamorarsi, bruciare di passione, andare a vivere insieme, pensare di avere un figlio: tutto bene sino all’ultimo, doloroso passaggio.

Per avere un figlio non è sufficiente desiderarlo, occorre avere un corpo adatto ad accoglierlo ed ospitarlo per nove lunghi mesi.

Per Paolo e Viola non è stato così, ma non si sono arresi, si sono anzi intestarditi al punto di provare più volte la fecondazione assistita, con tutto il pesantissimo carico emotivo che essa comporta.

Non è infrequente che la trasformazione del desiderio amoroso e sessuale in un atto meccanico da svolgere continuamente sotto la minaccia di giorni, ore, temperature basali, perda la sua bellezza intrinseca e lasci i protagonisti sfiniti, provati da una sorta di estenuante esercizio ginnico, slegati e non più uniti.

E’ questo il destino che Federica De Paolis ha voluto per Viola e Paolo, che sono infine arrivati ad avere il loro piccolo Elia come se avessero vinto il primo premio di una lotteria, più per fortuna che per amore.

La scrittrice è molto attenta a raccontare in analessi questa storia senza cadere in uno stucchevole pietismo, mantenendosi alla giusta distanza da entrambi.

E’ forse anche per questo che fa filtrare il punto di vista maschile tra le pieghe del dolore di Viola per i primi tentativi andati male, ricordando che per ogni madre mancata che soffre sentendosi incompiuta c’è anche un padre ferito nel suo desiderio di paternità.

A rendere ancora più difficile la loro vita si è aggiunto un incidente stradale di cui Viola è rimasta vittima al termine della gravidanza e che l’ha tenuta a lungo distante dal proprio figlio, nato in situazione di emergenza.

Spazzati via tutti i sogni costruiti durante i corsi pre-parto, la nascita dolce, il primo contatto di pelle, l’assecondamento naturale, a ricordare com’è andata restano la cicatrice del cesareo sul ventre di Viola e il vuoto successivo.

Federica De Paolis, quando i confini del reale sfumano drammaticamente

Il punto di partenza del racconto si colloca nel primo pomeriggio di un venerdì di novembre, quando Viola è al parco con suo figlio e attende l’arrivo di Paolo per lasciargli Elia e poter andare al corso di yoga.

Il loro matrimonio è andato in frantumi, convivono in una casa dove ognuno occupa i suoi spazi e non condivide nulla con l’altro, in cui si muovono come automi, avendo solo più Elia come collante.

Non si parlano, se l’una prova a farlo l’altro fugge, si rifugia nel lavoro, nell’ufficio dove ancora non si sono evidenziati i problemi giganteschi che incombono.

Viola trova conforto in Dora, l’amica ostetrica con cui avrebbe dovuto partorire, unico suo legame esterno.

A Paolo non piace, Viola nasconde il loro rapporto, i loro incontri, mente volutamente per garantirsi un piccolo spazio per sé, da sola.

Ma quel venerdì qualcosa non funziona: sceso dalla macchina nei pressi del parco in cui si trova suo figlio, Paolo ha ricevuto una telefonata che lo ha costretto a tornare sul lavoro, ma Viola l’ha visto, non lo ha aspettato e se n’è andata verso Dora e lo yoga.

Una distrazione reciproca e il piccolo Elia rimane da solo: la distrazione ha avuto il sopravvento, il pensiero di entrambi era rivolto altrove e perciò era assente dalla realtà attuale e circostante, giustificato in questa assenza.

La prospettiva in ci si colloca la storia di Federica De Paolis è la stessa che genera vittime tra bambini dimenticati in macchina dai genitori, a causa di cortocircuiti difficilmente spiegabili.

Il pensiero si separa dall’oggettivo e razionale, scorda la realtà e si muove in spazi altri, come quello di Viola che non ha del tutto superato i postumi dell’incidente.

Hanno dimenticato di prendersi cura del loro bambino, si sono distratti e hanno determinato una deflagrazione emotiva.

Sono solo alcune ore quelle in cui si svolge il dramma, ma pesano come una vita perché rimettono tutto in discussione.

In un crescendo di consapevolezza e paura Paolo e Viola rimettono in gioco tutto, in primo luogo se stessi.

Dov’è finito Elia? Come ha potuto sparire dal parco? Qualcuno lo ha trovato e accudito o è stato rapito e nel caso da chi?

Non si avverte la polizia, si teme che i servizi sociali toglieranno loro il piccolo in quanto essi si vedono come genitori incapaci, mentre si continua a cercarlo.

Arrivano i genitori di Paolo, tenuti lontani dalla loro vita e dal nipote ed ora pronti a dare una mano, assillano Paolo i suoi collaboratori dello studio legale in quanto è stata scoperta una truffa in cui lui è coinvolto, emergono tutti i pregiudizi possibili, compresi quelli sui Rom accampati nei pressi del parco.

Ritrovare il bambino è per tutti il primo e unico pensiero, ma siccome la realtà non è mai solo quella che appare, nelle pagine finali Federica De Paolis svelerà aspetti sorprendenti, dimostrerà come la forza del pensiero umano sia titanica nel momento in cui viene messa al servizio della sopravvivenza, non solo fisica ma anche psicologica.

Federica De Paolis, una vita vissuta in pura soggettivaAUTORE : Federica De Paolis

TITOLO : Le distrazioni

EDITORE : HarperCollins Italia

PAGG. 288     EURO 17,50  (versione eBook euro 8,99)

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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