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I randagi di Marco Amerighi, uomini e donne in perenne ricerca di sè

I randagi di Marco Amerighi,uomini e donne in perenne ricerca di sè

Sono giovani, disorientati e spesso disillusi i randagi protagonisti del romanzo con cui Marco Amerighi è arrivato in finale al Premio Strega 2022.

Gli autori giovani sembrano essere tutti mossi da un desiderio di denuncia del malessere che accompagna la loro generazione, una confusione di ruoli e un’incertezza cronica che impediscono di avere una chiara visione del futuro.

Appare evidente che i loro romanzi sono quanto di più lontano possibile da un’interpretazione romanzata e romanzesca del quotidiano, al contrario si spingono sino a mettere in scena anche gli aspetti più brutali del presente filtrato dagli occhi e dal cuore dei loro personaggi.

Gli “Spatriati “ di Mario Desiati – il vincitore dello Strega – e i “Randagi” di Marco Amerighi sono tutti lì, racchiusi in due definizioni che ne delineano impietosamente i confini.

Potrebbero essere letti come due romanzi di formazione, due storie che inseguono per il mondo i loro protagonisti, diventati materia viva ostile ad essere imbrigliata, ma a ben vedere manca il finale capace di chiudere il cerchio, la serenità di chi, dopo tanto cammino, sente di essere arrivato.

Randagi e spatriati restano invece tali sino alla fine e presumibilmente anche oltre, se proviamo a forzare gli schemi e immaginare per loro un futuro che nelle pagine dei due romanzi non esiste.

Difficile diventare grandi

Pietro Benati, il protagonista la cui vita si snoderà pagina dopo pagina, è nato una notte di febbraio del 1979, generando immediatamente in suo padre l’idea che avesse qualcosa di inadeguato, di imperfetto, che lo avrebbe relegato ad un ruolo di eterno sconfitto.

E così sarà: perennemente alla rincorsa del fratello primogenito Tommaso, T in tutto il racconto, Pietro è convinto che sulla sua testa incomba la maledizione dei Benati, in base alla quale i componenti maschi della famiglia scappano in modo codardo per poi fare ritorno a casa malconci.

E’ successo col nonno Furio, dato per disperso durante la guerra d’Etiopia e poi ricomparso con un congedo per disonore, così come col padre Berto, patologicamente dedito alle scommesse, scomparso da casa per un mese e rientrato privo di un dito, da cui il soprannome il Mutilo.

Poiché Pietro vede in Tommaso l’incarnazione della perfezione e in sé un ricettacolo di difetti e insulsaggini, gli anni della sua crescita sono scanditi dall’ammirazione sincera per il fratello e la distruzione della propria autostima, nonostante T cerchi di stanarlo continuamente dal suo guscio protettivo.

Abbandonando lo studio del pianoforte per dedicarsi alla chitarra ha deluso il padre e ha fallito l’ingresso da vincente nel panorama musicale; mentre lui cerca di sopravvivere dignitosamente alla scuola superiore T si laurea alla Normale di Pisa e vince un dottorato negli Stati Uniti ; mentre a lui nulla riesce bene T con assoluta facilità esordisce calcisticamente in serie A.

Non è certo facile crescere con questi condizionamenti, con un padre scialacquatore capace di mandare sul lastrico la famiglia (e non solo, con grande scandalo), una madre ipocondriaca pronta a prevedere le più nefaste situazioni, un nonno ormai proiettato dalla demenza in un mondo altro e una nonna capace di infondere ogni tanto un po’ di luce nella buia famiglia Benati con i suoi infusi.

Intorno a Pietro Pisa, la città di Marco Amerighi, che si offre nel suo splendore ai turisti ma non sa proporre a chi è nato all’ombra della Torre un futuro migliore del presente.

Per questo Pietro inizia la sua avventura di randagio come già ha fatto il fratello, come fecero suo nonno e suo padre con ben altre motivazioni.

Marco Amerighi, la fuga come salvezza

Traghettato negli anni Duemila dalla corrente che non ha mai avuto la capacità di contrastare, Pietro fa i conti con la realtà: muore il nonno, il padre viene arrestato per frode, lui stesso si brucia la possibilità di una carriera da chitarrista con un provino indecoroso.

Iscriversi all’Università, Facoltà di Lingue e Letterature straniere, lo ha salvato da una dipendenza da videogiochi, portandolo addirittura a Madrid con una borsa  di studio.

E’ il 2004, la fuga di Pietro è raccontata da Marco Amerighi come uno spiraglio di salvezza verso una vita nuova, lontano dalle presunte maledizioni e dalle follie della famiglia Benati, tutto meno che un porto sicuro.

Non è la panacea di ogni male, Madrid, e Pietro lo sa, ma nuove conoscenze, qualche traguardo raggiunto e un ostacolo universitario superato gli regalano un nuovo rapporto con la sua vita, perché finalmente può scegliere e decidere da solo cosa fare di se stesso ogni giorno.

La notte del 2004 in cui Madrid è devastata da attentati terroristici, Pietro conosce Dora, ragazza problematica e impertinente con cui fatica ad intrecciare una relazione per le sue difficoltà a empatizzare e ad aver fiducia in sé.

Vivere a Madrid gli ha permesso di stringere amicizia con Laurent, il suo coinquilino votato agli eccessi, all’alcool in primis, portatore sano di idee malsane, una ventata di novità nella mediocre e quasi invisibile esistenza di Pietro.

Ma la vita in Spagna è solo il suo secondo tempo, quello che lo aspetta, il terzo e ultimo analizzato dall’autore, lo vede di nuovo in Italia, a metabolizzare i suoi insuccessi.

I personaggi che ruotano intorno a Pietro sono tanti, ognuno di loro, come Davide o Beatriz, lascia un’impronta troppo leggera di sé per influenzarlo in modo positivo.

Se poi è Pietro stesso a rendersi responsabile delle sciagure che incombono sulla famiglia Benati, costruirsi una vita soddisfacente e appagante non è più solo difficile, bensì impossibile.

A casa dovrà confrontarsi col destino del Mutilo e di Tommaso, arrivare al suo ventottesimo compleanno ragionando su chi ha lasciato e chi è rimasto, tra chi ha subito la maledizione dei Benati e chi l’ha scansata, ammesso poi che essa sia realmente esistita.

Ha di nuovo fallito la possibilità di ottenere un posto di lavoro grazie alla sua attività di traduttore, ancora una volta è stato scavalcato da qualcuno più scaltro, ma l’insieme del suo vissuto da randagio, da eterno secondo, da quasi trentenne senza un futuro certo lo ha comunque portato a un grande traguardo: svuotarsi di ogni cosa e finalmente, nel vuoto creato, raggiungere l’unico obiettivo davvero fondamentale, conoscere se stesso.

I randagi di Marco Amerighi, uomini e donne in perenne ricerca di sèAUTORE : Marco Amerighi

TITOLO : Randagi

EDITORE : Bollati Boringhieri

PAGG. 400       EURO 18,00  ( disponibile versione eBook euro 10,99)

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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