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Leonardo Colombati, cinque donne, un albergo, un’estate

Leonardo Colombati, cinque donne, un albergo, un’estate

Leonardo Colombati è un nome noto nel contesto letterario italiano dell’ultimo decennio, autore del romanzo “Perceber”, col quale mise in difficoltà chi cercava di inquadrarlo attraverso i modelli della nostra letteratura post-bellica.

Sicuramente è un appassionato di scrittura creativa, tanto da essere tra i fondatori della scuola “Molly Bloom” che ora dirige, destinata a dare spazio a quanti sentono dentro di sé la spinta allo scrivere.

“Scrivere è un viaggio stupefacente alla ricerca di noi stessi, un modo unico di entrare in contatto con il tempo e lo spazio, un antidoto contro l’angoscia” : con queste parole la Molly Bloom (quale sarà, a insindacabile giudizio dei fondatori, la caratteristica  della protagonista dell’ULISSE di Joyce che li ha così tanto colpiti?) si presenta ai suoi allievi, con una connotazione prettamente psicologica ed intimista.

Leggendo l’ultimo romanzo di Leonardo Colombati ne capiamo ancora una volta il motivo. “Estate”, infatti, è un lungo percorso che il protagonista fa cercando fuori e dentro di sé i motivi che hanno determinato un certo tipo di esistenza, con le conseguenze derivanti in modo ineluttabile da imprescindibili cause.

Niente di ciò che accade è per caso, sottolinea con sicurezza l’autore, molto di ciò che accade non è però compreso a fondo e dunque spiegato nel suo evolversi, poco di ciò che ci accade ci appare determinato da una sorta di logica matematica.

Jacopo D’Alverno, il protagonista, si trova a doversi porre delle domande nel tentativo (non sempre efficace) di darsi delle risposte nel momento in cui tutto ciò che lo rendeva un quarantenne soddisfatto precipita inesorabilmente verso la rovina.

Leonardo Colombati, l’analisi del mondo “al di fuori”

Due sono le strade percorribili quando decidiamo di darci delle risposte in una sorta di autoanalisi: la prima ci porta al di fuori di noi stessi, ci individua come un bozzolo sul quale agiscono forze esterne che tracciano solchi molto profondi.

La seconda invece, forse più sincera, risolutiva ma molto più faticosa, ci porta ad indagare dentro di noi, vivisezionando il nostro presente e il nostro passato, in modo da assumerci la responsabilità di tutto ciò che è stato e che sarà.

Un sopravvivere sonnacchioso può salvaguardarci da queste indagini, ma viene sempre il momento in cui un evento imprevedibile ci costringe a fare i conti con noi stessi.

Questa indagine, delegata proprio a Jacopo, fa sì che il romanzo di Leonardo Colombati sia a tutti gli effetti identificabile come un romanzo psicologico, uno di quelli da manuale, come ci hanno insegnato i grandi di inizio Novecento, in cui ciò che accade non è che un necessario input per il seguito, un accavallarsi di pensieri e di riflessioni intuibili forse, ma mai evidenziabili da chi sta intorno al personaggio.

Jacopo non soffre di insonnia come Molly Bloom e dunque i suoi pensieri non sono un accavallarsi senza freni e senza briglie nella sua mente, ciò nonostante non lo abbandonano neppure per un attimo nel breve scorrere del tempo contemplato dal romanzo.

Siamo sulla costa tirrenica a nord di Roma (ci viene suggerito che l’ignota località fosse frequentata da Puccini), in uno dei tanti anfratti da cartolina che essa offre sorge un albergo, il Sea-Gull Hotel des Etrangers, meta di un turismo di élite e testimonianza di una ricchezza e di un fasto antichi e decadenti.

E’ un patrimonio di famiglia che si tramanda da generazioni e Jacopo è solo l’ultimo in ordine di tempo ad esservi cresciuto prima e ad esserne ora il proprietario.

Ma i debiti sono ormai superiori alle entrate, le diverse fasi della Dolce Vita si sono definitivamente esaurite, per cui sono affaristi senza scrupoli come lo zio Leone e le banche a tenere stretto il cappio attorno al collo di Jacopo.

Tra tutto ciò che avrebbe potuto succedere, però, quest’ultimo non aveva immaginato l’evento più traumatico ed irreversibile, un incendio, che dal bosco posto a monte della piccola insenatura si propaga all’edificio incenerendone diversi parti.

Per Jacopo è l’evento scatenante, quello che lo induce a riflettere sui suoi quarant’anni e sul modo in cui li ha vissuti, su cosa può considerare una facile eredità e cosa invece è stato frutto del suo agire, del mettere a frutto personali abilità.

La risposta è impietosa, la conseguenza è una breve fuga con l’amica d’infanzia Astrid ad Oslo, dove lei seguirà come giornalista il processo contro il pluriomicida Anders  Breivik, garantendo anche a lui un pass, prima di partecipare al concerto di Bruce Springsteen.

Il susseguirsi di questi fatti, a cui si aggiunge la separazione voluta dalla moglie Eleonora che lo ha allontanato dalla figlia, anche questo conseguenza dell’incendio, lo porta a non sapere più che fare della sua vita, essendo passato dal tutto al niente.

Il trasferimento temporaneo a casa di un amico, il ritorno all’albergo per valutare i danni, la inspiegabile sparizione della figlia, breve ma angosciante, sono tutti fattori esterni che portano Jacopo a comprendere che lui e solo lui può fare una valutazione su se stesso e decidere da che parte incamminarsi: ma questo comporta un impegno sincero e faticoso, con uno sguardo rivolto sempre anche al passato.

Leonardo Colombati, la vera ricerca è quella dentro ognuno di noi

E’ un’estate difficile, quella che Leonardo Colombati fa vivere al suo protagonista, che si trova a destreggiarsi tra cinque figure femminili e il ricordo di una sesta.

Ada, la madre, che vive nell’albergo e vi rimane anche dopo l’incendio, sembra essersi persa nel ruolo rivestito nel passato, quando l’Hotel era frequentato solo da una clientela ricca e di elevato ceto sociale: eppure sarà proprio lei a fornire a Jacopo l’indicazione per la sopravvivenza, che consiste nel sapersi adattare a ciò che rimane dopo che il mondo che si amava è morto per sempre.

La moglie, Eleonora, che Jacopo è convinto di amare ancora molto, lo ha lasciato subito dopo l’incendio, rinfacciandogli di aver prestato troppa attenzione alla salvaguardia dell’albergo e dei clienti anziché alla sua e a quella della figlia, in vacanza nella dépendence sotto la Torre di Scacciadiavoli.

In realtà questo non è che un pretesto, la loro vita matrimoniale, secondo lei, l’ha vista sempre in una posizione marginale rispetto all’albergo, al tempo dedicato a quest’ultimo e ai clienti da coccolare in ogni possibile modo. Eleonora non lo ama più, ne è certa, all’abbandono non sembra poter contrapporre un’altra soluzione.

Ma ancora di più della mancanza di Eleonora Jacopo sente quella di Sofia, sua figlia, che gli dimostra di amare molto il suo papà nonostante la sua presenza sporadica nella quotidianità, elemento su cui il protagonista deve riflettere con onestà.

Astrid, la fiamma giovanile ricomparsa per caso, scatena l’onda dei ricordi, del come Jacopo avrebbe voluto essere da adulto, di quanto non abbia saputo concretizzare e perché. Il viaggio ad Oslo con lei, con funzione terapeutica, sembra poterli riavvicinare, ma allora si scatena il rimorso nei confronti della moglie, già accantonata a fronte di un sogno che potrebbe realizzarsi.

Al fianco di Jacopo c’è poi Alexandra, la sorella rude e forte, protettiva nei suoi confronti e chiave di volta per sdoganare un passato confuso, mai chiarito a sufficienza e rimasto tra i nodi da sciogliere per provare a ricominciare a vivere.

E poi Francesca, la cugina viva solo nei ricordi, perché morta suicida da adolescente.

I motivi del suo gesto non sono mai stati capiti da Jacopo, ci sono dei presupposti che nessuno gli ha mai voluto spiegare, ma anche questo è un passaggio fondamentale per poter chiudere con il passato.

Nel corso di un’estate, dunque, è crollato l’intero mondo del protagonista, che lo racconta sotto forma di un narratore palese che si rivolge ai suoi lettori come a chiedere il loro aiuto per uscire dall’impasse creatasi, muovendosi incessantemente tra presente e passato.

Per il futuro nessuna certezza, né relativamente all’albergo né per i propri affetti. Jacopo sa di non avere amato come avrebbe dovuto e voluto tutte le sue donne, ma riconosce il suo errore e forse potrà migliorare, come forse l’Hotel avrà un futuro.

Ma non sono più le “cose” ad attirare tutta la sua attenzione, sono le persone e la risposte date alle sue domande e questo è già un grande passo avanti, nel momento in cui si sente pronto ad un’altra vita.

Leonardo Colombati, cinque donne, un albergo, un’estateAUTORE : Leonardo Colombati

TITOLO : Estate

EDITORE : Mondadori

PAGG.  260,  EURO : 19,00

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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