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Magda Szabo, una porta chiusa sulla vita

Magda Szabo, una porta chiusa sulla vita

Considerata la più grande scrittrice ungherese contemporanea, Magda Szabo (1917-2007) rappresenta un esempio non solo per quanto concerne la sua scrittura, ma anche per la resilienza con cui affrontò i profondi cambiamenti politici del suo Paese dopo il secondo conflitto mondiale.

Quando l’Ungheria entrò nella sfera dell’Unione Sovietica, rinnegò tutti gli intellettuali ritenuti non in linea per il loro pensiero e per le scelte fatte nell’ambito delle opere scritte: a Magda Szabo fu rimproverato di essere troppo intimista, in contrasto con le direttive del regime che puntavano ad una scrittura realista e, soprattutto, molto allineata.

Furono anni difficili per tutti gli intellettuali, costretti al silenzio dal regime ungherese e addirittura privati, come successe a Magda Szabo, di importanti premi letterari conseguiti, come se non ne fossero degni.

Per la scrittrice fondamentale fu la vicinanza del marito, anch’egli scrittore e traduttore, negli anni in cui si dedicò all’insegnamento elementare non potendo più pubblicare nulla: di questi anni le rimase una memoria vivida e dolorosa, che le permise di essere poi testimone a modo suo dei fatti accaduti, realista molto più di quanto il regime potesse immaginare.

Rifiutandosi di espatriare, scelse di combatterlo dall’interno insieme ad altri intellettuali che, come lei, avevano deciso di non collaborare col nuovo regime, in attesa che in Ungheria si tornasse a poter esprimere liberamente il proprio pensiero.

Autrice di romanzi per adulti e per ragazzi, di raccolte poetiche, di saggistica, Magda Szabo pubblicò nel 1987 il romanzo “La porta”, che rivelò al mondo la potenza della sua narrazione.

Storie di donne nelle pagine di Magda Szabo

Magda Szabo riconosce alla memoria un ruolo fondamentale nella costruzione del futuro, come dimostrano le opere dichiaratamente autobiografiche da lei pubblicate: anche in questo romanzo, che non appare propriamente tale, la figura di una delle due protagoniste è ricalcata sulla sua vicenda personale, rivela tratti caratteristici che riconducono a lei stessa.

Come lei si chiama Magda, è una scrittrice, vive una situazione borghese privilegiata insieme al marito, non ha figli (uno degli strumenti di opposizione al regime fu la scelta deliberata di molti intellettuali di non avere figli) e svolge un’attività che agli occhi del popolo appare quasi inutile, non produttiva.

Il tempo da dedicare alla scrittura è molto e impedisce un’adeguata cura della casa e del marito, per questo Magda decide di assumere una domestica che possa aiutarla.

Emerenc, la portinaia di una villa non lontana dalla casa delle scrittrice, diventa la nuova collaboratrice domestica, non perché sia stata scelta, ma perché è stata lei stessa a scegliere i nuovi padroni da accudire.

E’ una donna anziana ma energica, svolge i lavori più umili e faticosi con la forza di cinque comuni donne, riposa pochissimo, tant’è che non possiede neppure un letto nella sua abitazione, ha un carattere spigoloso e duro e detta legge ovunque si trovi.

Persino Viola, il cane che la coppia ha adottato salvandolo dalla strada, finisce per essere suo affettivamente, ubbidendo a lei più che ai padroni e percependo con una sensibilità estrema ogni suo minimo cambiamento.

Da una parte una scrittrice spesso slegata dalle problematiche del reale quotidiano, incapace di risolvere con prontezza le difficoltà anche minime, dall’altra una donna che ha nel pragmatismo la sua unica religione, che considera il mondo diviso in due semplici categorie: chi maneggia una scopa e chi non lo fa, e da questa seconda categoria ci si può aspettare di tutto.

Per ben vent’anni, tra liti e riconciliazioni, tra segreti svelati e scelte discutibili, le due donne convivono mantenendo un rapporto di reciproco rispetto che a volte si sfalda.

Emerenc svolge in realtà più di un lavoro per poter guadagnare i soldi necessari alla realizzazione di un suo sogno, la costruzione di una tomba in cui seppellire tutta la sua famiglia dispersa.

A Magda l’ossessione lavorativa di Emerenc appare quantomeno bizzarra, ma le risolve comunque i problemi di collaborazione domestica mentre lei è intenta alla scrittura, viaggia, frequenta il mondo culturale anche estero, appare in televisione e va a ritirare premi: tutte azioni inutili e vane, nell’ottica della domestica.

Si amano o si odiano, queste due donne?

Entrambi i sentimenti le animano, ma prevale spesso la caparbietà della seconda, che induce la scrittrice a ritornare talora sui suoi passi, a dimostrarsi pentita di azioni o parole che hanno alzato tra loro un muro.

Emerenc, che non dà confidenza a nessuno, si apre con Magda, raccontandole momenti della sua vita passata e investendola di un ruolo di cui entrambe conoscono la portata, quello di custode delle sue volontà.

Non è stata facile, la vita di Emerenc, la sua durezza attuale è il risultato di vicende lontane nel tempo, relative agli anni dell’infanzia e della guerra, che l’hanno resa così aspra nel suo fare e nel suo parlare, come se si fosse costruita una corazza difensiva per non soffrire più.

Eppure Magda riesce a penetrare queste difese, anche se tra le due è la più debole, colei di cui ci si deve prendere cura e non viceversa: la scorza dura della domestica non è così impenetrabile come lascia credere a tutti, ci sono in lei  sentimenti forti e profondi, come l’amore per gli altri (pochi e scelti, però).

Una porta a separare i mondi di Magda e Emerenc

Nel costruire i mondi delle due donne Magda Szabo ha voluto sottolineare la loro distanza attraverso un oggetto simbolico, una porta, quella della piccola abitazione di Emerenc.

Nessuno la può oltrepassare, cosa ci sia al di là di essa è oggetto di supposizioni, tanto da parte dei datori di lavoro che da parte delle poche amiche della donna.

Il loro ritrovarsi e condividere momenti di convivialità si limita all’androne della casa, dove sono stati sistemati un tavolo e delle panche.

Solo lì Emerenc condivide il suo mondo, la porta chiusa è un limite che non deve essere oltrepassato per rispettare ed essere rispettati dall’altro, qualunque cosa possa succedere.

Nel momento in cui essa sarà aperta per Magda, l’unica a poter vedere coi suoi occhi il mondo lindo e modesto che essa nasconde, questa capirà quale atto d’amore sia stato compiuto nei suoi confronti, quale patto venga suggellato con la promessa di non trasgredirlo mai.

Emerenc che si comporta come una scorbutica asociale, che sembra nascondere segreti scomodi relativi alla storia drammatica degli ebrei in tempo di guerra, che si proclama atea e ha nel lavoro la sua unica religione, apre per Magda uno spiraglio di luce sulla sua esistenza.

I pensieri più profondi delle due donne sono il terreno fertile su cui germoglia la scrittura di Magda Szabo, in questo contesto davvero intimista, capace di far luce sulle ombre più profonde di entrambe, sulla loro presenza o mancanza di fiducia, sui dilemmi senza soluzione che le investono travolgendole.

Mantenere fede ai propositi non è sempre né facile né possibile, lasciare chiusa una porta può implicare la morte, aprirla può significare tradire la fiducia altrui, fallire in nome di quell’amore che l’anziana donna ha voluto tenere lontano da sé per evitare di soffrire.

In fondo, sembra volerci dire la scrittrice, l’amore non può giustificare tutto, nel suo nome vengono compiute azioni di violenza materiale o psicologica, di usurpazione dei confini altrui che lasciano un senso di vuoto fallimentare, di involontaria mancanza di rispetto.

Nessuno vince, nessuno perde, né Magda né Emerenc: la vita è questa.

Magda Szabo, una porta chiusa sulla vitaAUTORE : Magda Szabo

TITOLO : La porta

EDITORE : Einaudi

PAGG. 264,   EURO 12,00  (disponibile versione eBook euro 7,99)

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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