Home / Libri / Maurizio De Giovanni, ritorno a sorpresa
Maurizio De Giovanni, ritorno a sorpresa

Maurizio De Giovanni, ritorno a sorpresa

Gli appassionati lettori dei romanzi di Maurizio De Giovanni non avevano creduto molto al fatto che la fortunata serie con protagonista il commissario Ricciardi fosse arrivata al capolinea.

Gli autori famosi disseminano a volte falsi indizi per sondare il livello di gradimento delle loro creazioni, poi tornano ai loro personaggi, se li ritengono amati.

Altre volte sono in realtà costretti a farlo: Arthur Conan Doyle, creatore di Sherlock Holmes, dopo aver fatto precipitare l’investigatore da una cascata senza speranze di sopravvivenza fu costretto ad andarlo a ripescare dalle acque limacciose a fronte della sollevazione di popolo generata dalla sua scomparsa letteraria.

Maurizio De Giovanni, invece, ha mantenuto la parola data: il suo ultimo romanzo, “L’equazione del cuore”, non ha protagonisti seriali già noti, né sembra proporcene di nuovi, con buona pace di Ricciardi, di Mina Settembre, di Sara e dei bastardi di Pizzofalcone.

E’ una storia profondamente diversa: “io sono felice de L’equazione del cuore: è la storia che volevo scrivere, la storia che volevo scrivere da sempre”.

Dieci anni di gestazione, come afferma l’autore, un risultato finale che condensa i suoi stratagemmi narrativi, le diverse chiavi di lettura, la ricerca di un verosimile che sfiori nell’imperscrutabile, la casistica dei sentimenti umani e i loro contrari, nella costante antitesi tra il bene e il male.

Mondi diversi per tre generazioni a confronto

Due mondi diversi si confrontano sin dalle prime battute della storia, il Nord e il Sud dell’Italia.

Il primo è avvolto dalla nebbia, calato nel freddo e nella neve che rende spettrali e privi di contorni ben definiti i paesaggi, popolato da uomini e donne stretti nei loro cappotti e nelle loro lussuose pellicce, in lotta con una condizione climatica che ha raggelato anche i loro sentimenti.

Il secondo è luce, calore e colori, è mare e cielo terso, è il luogo del cuore da cui è difficile separarsi o in cui si anela a ritornare sistematicamente.

Il primo è identificato con una città della Padana uguale a tante altre, dove vige l’etica del successo e del produrre denaro ad ogni costo, anche forzando la mano al destino.

Il secondo è un’isola di fronte a Napoli, Procida, dove i ritmi della vita sono lenti e dettati dalla ricerca di un’armonia che non si sposa certo con la frenesia post industriale.

In quest’isola ha cercato la pace interiore dopo la morte della moglie Massimo Di Gaudio, professore di matematica burbero e scontroso ormai in pensione.

Da otto anni vive sull’isola dopo aver lasciato la casa di città comoda e confortevole, ha organizzato le sue giornate con metodo e precisione, lasciando ben poco spazio agli imprevisti, godendosi le stagioni in cui non ci sono turisti.

Pesca e applica le sue conoscenze matematiche ad ogni azione sua o di altri, pesci compresi, in un gioco costante e continuo con quella che è stata la sua grande passione.

Avrebbe potuto avere una vita ricca di soddisfazioni, il professor Di Gaudio – cognome bizzarro per un uomo che gioisce assai poco e non sorride mai – se non avesse scelto di abbandonare la strada del ricercatore universitario per far fronte a un matrimonio e a una figlia in arrivo.

Una rinuncia pesante, ma Massimo non è uomo da rimpiangere e da compiangersi.

E’ però un uomo, un padre e un nonno solo: sua figlia Cristina ha sposato un rampante figlio di industriali del nord, si è trasferita a centinaia di chilometri da lui e fa ritorno all’isola per poche settimane in estate, insieme al figlio Francesco detto Checco.

Il resto del tempo è fatto di telefonate anonime, sempre uguali perché di circostanza, saluti, auguri e “ci sentiamo presto”.

Massimo in realtà sa ben poco di sua figlia e di suo nipote, che invece lo ammira profondamente, ha fatto del nonno pescatore una sorta di supereroe e attende con ansia i giorni in cui sarà con lui sul molo ad aspettare che i pesci abbocchino.

Tre generazioni a confronto, un sistema di equilibri che regge sino a quando l’imprevisto cala come un macigno sulle loro vite travolgendole e stravolgendole.

Maurizio  De Giovanni, la vita come risultato di un’equazione matematica

Novembre, nebbia e manto stradale ghiacciato: sembrano essere queste le concause che hanno determinato un incidente stradale nel quale hanno perso la vita Cristina e il marito, mentre il piccolo Francesco è vivo per un caso fortuito, ma ha gravi lesioni e giace in coma in un letto d’ospedale.

Quando con una telefonata Massimo viene messo al corrente di tutto ciò il suo ordinato mondo mostra le sue falle.

Niente è immutabile, azioni e reazioni si rincorrono in mondi che ci sembrano paralleli al nostro, ma che ci chiedono il conto quando meno ce lo aspettiamo.

Massimo parte per il nord convinto di un rapido rientro nella sua isola, senza provare sentimenti devastanti, lui stesso stupito della sua eccessiva freddezza e del distacco rispetto alla tragedia.

La realtà sarà ben diversa: i medici vogliono che resti vicino al nipote, che gli parli con continuità per mantenere un contatto con la vita, proprio lui che ha fatto del silenzio la sua cifra distintiva.

Al capezzale di Checco Massimo si rende conto di sapere ben poco del nipote e della stessa Cristina, la figlia ormai persa per sempre.

Vorrebbe sottrarsi alle sue responsabilità, rientrare nel suo confortevole mondo della razionalità, della spiegazione matematica applicabile persino al caos, ma non può.

Vicino al piccolo Petrini Francesco di anni nove, detto Checco, trova Alba, la tata moldava che lo conosce sin dalla nascita e lo ama come un figlio suo e i medici della clinica sostenuta nel tempo dalle generose donazioni della famiglia di suo genero.

Nel volgere di pochi giorni Massimo capisce di non aver mai saputo nulla di sua figlia, in realtà: prigioniera di una vita di lusso, con una suocera preda della demenza e un marito occupato dal lavoro in modo ossessivo, aveva trovato una sola amica nella gelida città del nord, poco ospitale, e si era legata ad una associazione di accoglienza dei profughi guidata da Ramon Madeiro, di cui era divenuta la presidentessa benefattrice.

Sollecitato dalle domande senza risposta di un commissario, unica concessione di Maurizio De Giovanni alla letteratura di genere, Massimo decide di volere delle risposte e le cerca con pervicacia.

Senza mai abbandonare il nipote, il suo pesciolino all’amo, prova a ricostruire la vita di sua figlia, ma anche la sua morte, la sua felicità o la sua sofferenza nel tempo.

Se Francesco sopravvivrà, lui ne sarà il tutore e dovrà farsi carico della difficile eredità lavorativa ed economica lasciata da suo genero, ma soprattutto dovrà dar spazio ai sentimenti, lasciando che sia il cuore a dettare qualche volta le regole.

In un finale quanto mai aperto, Maurizio De Giovanni si congeda con la figura di un professore che ha fatto finalmente propria nel migliore dei modi l’equazione di Dirac: “Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo diventano un unico sistema.”

Una nuova armonia dei numeri è forse scritta nel destino di Massimo e Francesco.

Maurizio De Giovanni, ritorno a sorpresaAUTORE : Maurizio De Giovanni

TITOLO : L’equazione del cuore

EDITORE : Mondadori

PAGG. 252     EURO 19,00  (disponibile versione eBook euro 10,99)

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Translate »