Paolo Di Paolo, i disastri climatici dell’esistenza

Paolo Di Paolo, i disastri climatici dell’esistenza

Paolo Di Paolo nella pagina di apertura del suo blog si definisce con estrema semplicità uno che scrive.

Lo fa da sempre, a vent’anni era già tra i finalisti del Premio Campiello Giovani e da allora non ha più smesso.

Romanzi, racconti, libri-intervista, libri per ragazzi, saggi, testi teatrali e poi ancora articoli per testate giornalistiche e partecipazione a programmi radiotelevisivi.

Paolo Di Paolo è uno che scrive tanto, tantissimo, e non dovrebbe più stupirsi, vista la sua storia personale, di essere selezionato come finalista di premi letterari.

Anche il 2024 lo vede  in tale veste per il Premio Strega con “Romanzo senza umani”.

Un titolo provocatore

Si può scrivere un romanzo senza la presenza umana all’interno delle sue pagine?

Paolo Di Paolo racconta di essere partito da questo apparente paradosso per il suo libro, figlio del capovolgimento della realtà vissuto durante la pandemia.

Dura solo tre pagine, l’esperimento, prima che in gioco entrino dei personaggi.

In realtà anche quelle tre pagine non assumono consistenza senza almeno due interventi umani, quello dello scrittore e quello del lettore.

Dunque no, non esiste la possibilità di un romanzo senza umani e lo dimostra lo scrittore nel procedere con la sua storia, che ruota interamente su un uomo, Mauro Barbi, storico di professione.

Come se non bastasse, la vicenda che lo riguarda trova forza proprio nella ricerca dei contatti umani avuti nel passato e persi col tempo.

Cosa siamo, se nessuno si ricorda di noi?

Quanto vale la nostra memoria se non è corroborata da quella altrui?

La memoria soggettiva ha valore di per sé o necessita della relazione con la memoria storica?

Domande a cascata che irrompono nella vita di Mauro Barbi, nato dall’idea di Paolo di Paolo di incastrare vita reale e vita immaginaria, vita vissuta e vita ricordata.

Paolo Di Paolo, un’incursione nella mezza età

Il professore di Paolo Di Paolo si sta avviando verso la mezza età, dopo una vita da storico legata all’approfondimento di uno specifico periodo: la Piccola Glaciazione avvenuta nel 1573, che trasformò il lago di Costanza in una lastra di ghiaccio.

Studiare il clima dei secoli passati con gli strascichi ancora visibili nel presente è il mezzo attraverso il quale Mauro Barbi ha ottenuto successo e visibilità, ma che ha anche generato la sua crisi esistenziale.

Il gelo climatico è metafora del gelo affettivo e relazionale del professore, che non ha coltivato le amicizie, chiarito gli screzi che le hanno minate, risposto alle mail o alle richieste telefoniche.

Improvvisamente, però, sente l’urgenza di farlo, di mettersi in contatto con persone che dovrebbero avere memoria di lui e di ciò che insieme hanno vissuto.

Sono uomini e donne che risveglia dal torpore, ravviva nel ricordo proprio nel momento in cui il lago di Costanza diventa la meta del suo viaggio della memoria.

Un passato lontanissimo, uno sconvolgimento climatico imprevedibile si scontrano col presente, con lo sconvolgimento emotivo di un uomo che si chiede all’improvviso che mai resterà di lui.

Paolo Di Paolo racconta i climi della vita

Il clima non è soltanto un qualcosa di esterno a noi, identificabile oggettivamente e interessante oggetto di studio.

C’è un altro clima che ci condiziona, anzi un insieme di mutamenti climatici legati ai momenti della nostra vita, come a quella di Mauro Barbi.

Gli inverni lunghi e freddi sono metafora delle nostre pene, come le estati torride lo sono delle nostre passioni.

Viviamo periodi di quiete emotiva che sono le nostre primavere o i nostri autunni, ma ci accendono i momenti estremi, i picchi che ci fanno sentire vivi.

Nei suoi studi il professor Barbi ha raccolto elementi di un tempo in cui la glaciazione sembrava aver soffocato la presenza dell’uomo, che non era più testimone di nulla.

Ciò che accadeva gli era estraneo e non ne contemplava la partecipazione.

E’ paradossale che oggi, nel momento in cui il mondo è spaventato dal caldo che avanza, dalla siccità e dall’innalzamento continuo delle temperature l’attenzione cada sul fenomeno inverso verificatosi alla fine del Cinquecento.

Forse Barbi cerca proprio il calore che non ricorda, per combattere il gelo che sembra essere passato dal lago ghiacciato ai suoi sentimenti.

Non è certo facile piombare nella vita degli altri con la pretesa di mettere a posto i ricordi rendendoli coerenti con i propri, ma per lui al momento sembra non esserci altra strada.

La strada metaforica interseca ancora una volta quella reale, quella che Barbi percorre seguendo le rive del lago, di paese in paese, di memoria in memoria.

Il gioco della finzione di Paolo Di Paolo

Il romanzo di Paolo Di Paolo è un godibile gioco della finzione, come si scopre in chiusura.

L’incipit senza umani si rivela essere qualcosa di altro, non solo il tentativo dello scrittore reale di iniziare una storia priva di umani, bensì un gioco di specchi tra romanzo e metaromanzo.

I due tempi storici, l’oggi e il Cinquecento, si confondono solo in apparenza, perché lo stile di scrittura dell’autore sta lì a indicare che certi passaggi, certe pagine non sono il presente, non possono esserlo.

Il Mauro Barbi che ha comprato un biglietto per Monaco di Baviera da cui poi si è spostato sul lago è il riflesso della ricerca di ognuno, quella che porta a immergersi in un passato da cui recuperare di sé l’immagine che crediamo sia l’unica nostra vera.

Gli altri, se contraddicono, sbagliano, che ne sanno di noi, della nostra vera essenza?

E invece è con gli altri che siamo vissuti, dagli altri riceviamo i ritorni della nostra vita, perché non esistono né una vita né un romanzo senza umani.

Il racconto di Paolo Di Paolo sui disastri climatici emotivi si dispiega in pagine intense nel finale, laddove Barbi si sente nella condizione di chiudere il cerchio sui disastri climatici della propria esistenza.

La primavera formicolante è lo stomaco chiuso dell’innamorato, carico di promesse.

I silenzi ostili sono neve in cui sembra di affondare.

La passione che rivela i suoi inganni è grandine senza riparo.

Le tristezze sono umide, le paure ghiacciate.

Una tarda mattinata di marzo in cui la stagione fredda appare come un ricordo è la vita del momento del professor Barbi, partito dai ghiacci del Cinquecento a Costanza e ora capace di capire che è stata la paura a renderlo quello che non avrebbe mai voluto essere.

E che si rifiuta di ricordare di essere stato.

Ma si è fatta strada l’illusione di poterla rimuovere, di potersi giocare la seconda possibilità.

AUTORE : Paolo Di Paolo

TITOLO : Romanzo senza umani

EDITORE : Feltrinelli

PAGG. 224            EURO 17,00  (versione eBook euro 9,99)

 

 

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario dopo una vita spesa tra i banchi di scuola. Amante dei libri, dei gatti e dei viaggi, considera la lettura lo strumento più efficace per crescere, migliorarsi e trovare il proprio posto nel mondo.

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