amore e di pazzia nel mondo e nel mezzomondo

Viola Ardone, di amore e di pazzia nel mondo e nel mezzomondo

Forte del successo dei precedenti romanzi, Viola Ardone è tornata a scrivere una storia potente, incisiva.

In “Grande meraviglia” riporta i lettori indietro nel tempo, come è solita fare, per andare a cercare in un passato relativamente recente lo sfondo ideale per il suo narrare.

E’ una caratteristica che ormai le si è cucita addosso come un abito di sartoria, elegante e mai stucchevole.

Così sono gli sguardi rivolti all’indietro dell’autrice: in questo caso il tempo della narrazione e quello della storia sono separati da quattro decenni, profondi come un baratro.

Scavare in un passato non ancora del tutto risolto

Era il 1978 quando fu approvata ed entrò in vigore la legge Basaglia, che sancì la chiusura dei manicomi e lanciò la riforma del sistema di cura per il disagio mentale.

Quella che sembrava essere una strada tutta in discesa si rivelò invece l’opposto, manifestando in breve le sue criticità.

Il mondo non era pronto ad accogliere gli ospiti del mezzomondo, il dottor Basaglia fu da taluni visto come un visionario, un inguaribile sognatore.

Da quel momento, però, le porte dei manicomi si aprirono poco per volta, senza ripensamenti.

Viola Ardone inizia il suo racconto nel 1982, quando la situazione era ancora molto fluida.

Protagonisti Elba, il dottor Meraviglia e il mezzomondo, la casa dei matti, dove ci stanno i cristiani che sembrano gatti, gatti da legare.

La vita in gabbia delle donne di Viola Ardone

Elba è nata all’interno dell’ospedale psichiatrico perché sua madre, la Mutti, era qui ricoverata.

Porta il nome di un grande fiume tedesco perché la sua mamma viene di là, dalla Germania, ma poi ha sposato un italiano che l’ha fatta rinchiudere quando ha scoperto che era incinta di un figlio non suo.

L’ospedale psichiatrico per lavare l’onta, le medicine e l’elettroshock per spegnere la rabbia, la ribellione.

Elba è un’adolescente che conosce solo il manicomio, il posto nascosto dove tenere tutti i difettosi e dimenticarsi di loro.

E’ la sua voce che ci accompagna nei reparti femminili, che ci fa conoscere attraverso i suoi occhi le Agitate e le Tranquille, la Nuova, l’Aldina, le Suore culone, Nonna Sposina, Colavolpe e Lampadina.

E’ un eterogeneo campionario di umanità, dove sani e malate si confondono, si attraggono e subito dopo si respingono.

E’ l’unico universo che Elba conosce, lo racconta con toni buffi e poetici, con l’amore di cui è capace, con la sua acuta intuizione che la porta a scrivere il Diario dei malanni di mente.

La bolla della vita emozionale in cui è rinchiusa e protetta esplode nel momento in cui le comunicano la morte della Mutti, a cui si rifiuta di credere, e nel contempo arriva un nuovo medico, il dottorino.

La svolta, nel racconto di Viola Ardone

Lo chiamano il dottorino, perché è giovane ed è l’ultimo arrivato, ma il dottor Fausto Meraviglia è in realtà il portatore della rivoluzione tra quelle antiche mura.

Non dubita della sanità mentale di Elba e della insensata violenza delle  cure del tempo.

Sono altri i metodi da applicare, non le cuffie con gli elettrodi.

Bisogna scardinare un sistema e non è facile, ma Elba capisce che di lui si può fidare e gli si lega a filo doppio, seguendolo nei suoi esperimenti.

Si gioca a un calcio improvvisato in cortile, si esce ad assaggiare la neve, si sperimenta con i cinque sensi e il mondo comincia a sembrare qualcosa di diverso.

Con infinita delicatezza Viola Ardone lega le vite di Fausto ed Elba, un padre che ha scelto la propria figlia elettiva e una figlia che lo capisce e gli si affida.

A piccoli passi qualcosa comincia a cambiare, ma il dottor Meraviglia vuole per Elba una vita vera e si intestardisce a volerla portare via di lì, lontano dal mezzomondo.

Una storia di salti temporali

La storia che Viola Ardone racconta è temporalmente spezzata in quattro parti, due del passato raccontate da Elba, due del presente, il 2019, affidate al dottor Meraviglia.

Gli anni che inframezzano le date scelte sono ignorati, come se non fossero serviti a nulla.

E forse è proprio così, la nostra vita è fatta di giorni o anni simbolici in un mare di abitudini anonime e ripetitività.

Quando Meraviglia parla di lui e di Elba lo fa nel silenzio della vecchiaia, nella solitudine di un uomo a cui è rimasto poco per cui gioire.

Ancora caparbio, pungente e volitivo come da giovane, ma più che altro in teoria: la realtà è che tutti, la moglie, la figlia Vera, il figlio Mattia, la stessa Elba percorrono strade diverse dalla sua.

Viola Ardone ci fa leggere sulle rughe del viso di quest’uomo le sconfitte della vita, la caduta rovinosa delle illusioni, il desiderio non appagato di seppellire sotto una risata la negatività.

Dalla vecchiaia ci salva solo la memoria, anche se a volte la si vorrebbe mettere a tacere.

Meraviglia ed Elba hanno percorso insieme una lunga strada, si sono riconosciuti come persone vere, lasciando da parte medico e paziente.

I grandi affetti nelle pagine di Viola Ardone

In fondo, ci dice Viola Ardone, inutile cercare la grandi risposte alle grandi domande.

Meglio accontentarsi di un passo alla volta, come gli studi di Elba voluti da Meraviglia, che avrebbe voluto per lei una laurea e ci si era intestardito provocatoriamente.

Meglio non piegare i figli a ciò che si vuole per loro, ma lasciarli andare, accettare la tonaca di Mattia e il figlio senza padre di Vera.

Meglio un vecchio amico dal grande cuore, una ex moglie capace ancora di qualche slancio affettivo, il Diario di Elba adesso che lei chissà dov’è, le ricche signore fintodepresse in studio al posto del mezzomondo.

Il dottorino ha percorso la sua strada inciampando tante volte, sembrava facile cambiare il mondo della psichiatria dopo aver lavorato con Basaglia, ma i vecchi dinosauri come Colavolpe non volevano cedere il passo.

Eppure ha costruito insieme a Elba la sua vera meraviglia, le ha ridato una vita, le ha schiuso le porte del mondo, l’ha lasciata libera nella sua scelta ultima, confidando almeno in un legame di parole.

Loro due lo hanno sempre saputo, tutti i fiumi portano al mare, il mare aperto, quello che ha sostituito il mare chiuso del mezzomondo dove si doveva navigare a vista.

Nel mare aperto si è finalmente liberi, la più grande delle meraviglie possibili.

Viola Ardone, di amore e di pazzia nel mondo e nel mezzomondoAUTORE : Viola Ardone

TITOLO : Grande meraviglia

EDITORE : Einaudi

PAGG. 304   EURO 18,00  (versione eBook euro 9,99)

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario dopo una vita spesa tra i banchi di scuola. Amante dei libri, dei gatti e dei viaggi, considera la lettura lo strumento più efficace per crescere, migliorarsi e trovare il proprio posto nel mondo.

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