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Metamedicina: ascoltarsi per conoscersi. E stare bene

Metamedicina: ascoltarsi per conoscersi. E stare bene

Il corpo ci parla. La teoria dello stomaco come secondo cervello, infatti, non sarebbe un pensiero infondato. Siamo composti da energia e ogni organo corrisponde a una o più emozioni.

A dirlo è la Metamedicina, nata nel 1987 e le cui radici affondano nell’antichità.

Secondo questa disciplina, chiamata anche ‘medicina compassionevole’, il dolore esiste in relazione a un disequilibrio emotivo più profondo dei sintomi manifestati dal corpo.

La responsabilità della comparsa e della scomparsa di una malattia o un disagio fisico, quindi, è da ricondurre alla parte più nascosta di noi, spesso sconosciuta, ovvero alla memoria emotiva.

A cosa serve la Metamedicina?

Innanzitutto a creare una nuova conoscenza e consapevolezza rispetto al proprio corpo, al proprio sentire.

La concezione della medicina allopatica si basa sul concetto di ‘manifestazione/reazione’.

Pertanto se si avverte il sintomo di un’infezione o di un’infiammazione (oppure altro) si agisce con medicinali o interventi chirurgici.

Ma perché il corpo rende visibile un malessere, più o meno profondo, di solito non viene affrontato.

La patologia, infatti, non è solo una questione fisica bensì anche e soprattutto interiore.

Ecco perché subentrano la Metamedicina e le discipline olistiche, come Thetahealing, Reiki, Pranic Healing e tante altre.

Il nostro organismo invia segnali, perciò: l’unico modo che ha per far sì che ci si accorga di qualcosa che sta lavorando all’interno è mostrarlo all’esterno.

Come essere più ricettivi e ascoltarsi in maniera più profonda?

Andando a toccare corde che coinvolgono anche il nostro inconscio, la nostra multidimensionalità, in modo da vedere il tutto, l’insieme.

Cosa significa che organi ed emozioni sono collegati?

Secondo la biologia cellulare l’energia dell’ambiente determina in maniera considerevole la salute della cellula.

Questo vuol dire che è impossibile isolare un malessere, un disagio, un dolore all’area in cui si sviluppa: occorre capire cosa sta succedendo a livello globale.

Per esempio si associano molto spesso le sensazioni di stress e ansia al mal di testa, al nervosismo e all’inappetenza; ma cosa si nasconde davvero sotto a questi episodi fastidiosi?

Si tende a zittire il problema con una pastiglia o una soluzione solubile ma questo, per anima e spirito, equivale a premere il tasto ‘Mute’ sul telecomando.

Certo, starete pensando che in alcune situazioni sia la soluzione più semplice e immediata per levarsi di torno l’incoveniente.

Questo risvolto è innegabile, ma sappiate anche che non appena premerete ‘Unmute’ sul vostro telecomando interiore, il fastidio potrebbe ripresentarsi.

Ci sono persone che a seguito di un intervento chirurgico, nonostante la degenza e la riabilitazione seguite diligentemente, continuano a sentire dolore nella zona trattata.
È il caso, soprattutto, di interventi a spalle, ginocchia e caviglie.

Ebbene queste parti continuano a comunicare un dolore che è stato trattato sì dal punto di vista fisico e medico, ma non da un punto di vista energetico.

È importante sottolineare come la Metamedicina non si sostituisca alla medicina cosiddetta tradizionale, ma può essere un riferimento per leggere il corpo con uno sguardo differente, più consapevole.

Ci sono casi in cui è inevitabile rivolgersi a una gestione ospedaliera della dinamica; la Metamedicina mette nella condizione di sapere quali domande porsi in relazione all’insorgenza di una determinata problematica… e come rispondere.

La Metamedicina tra paure e blocchi

Vi è mai capitato di pensare “Oh no! Perché mi è venuta questa terribile emicrania proprio ora che sto per affrontare questa cosa?” oppure “Come mai mi compaiono i brufoli (o herpes) ogni volta che…” completate voi la frase.

Non è assolutamente casuale se tutto ciò arriva nel “momento peggiore che possa esserci”.

In realtà questi ‘simpatici amici’ sono dei blocchi che subentrano per proteggere da qualcosa di potenzialmente pericoloso… almeno a livello inconscio.

Il corpo può mettere in atto una sorta di meccanismo di difesa nei confronti di avvenimenti sconosciuti oppure di resistenza verso situazioni già note ma che, per qualche motivo, si faticano ad accettare.

E qui entra in gioco l’affascinante relazione tra conscio e inconscio, tra ciò che crediamo di conoscere e ciò veramente vive in noi.

Perché a tutto c’è un motivo, ma non sempre occorre (o si vuole) dare un perché.

Per chi ne vuole sapere di più.

About Valentina Pitozzi

Valentina Pitozzi
Valentina Pitozzi, giornalista e divulgatrice olistica Laureata in Scienze Antropologiche ed Etnologiche, collabora con agenzie di comunicazione, giornali e blog in qualità di giornalista e copywriter. Da sempre interessata ai temi del benessere e dell’equilibrio della persona ha intrapreso lo studio di diverse discipline olistiche tra cui il Thetahealing e il Dien Chan. Nulla di esoterico: queste tecniche si occupano di capire le disarmonie dell’organismo, lavorando sulla radice. Autrice di due libri in uscita, la sua frase è: “Le parole sono energia” e la sua mission è occuparsi di linguaggio consapevole.

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