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Vivere la cultura della lentezza per abitare meglio il presente

Vivere la cultura della lentezza per abitare meglio il presente

Tutti possono stare bene, ma anche in un mondo in cui tutto sembra a portata di mano, il benessere resta una scelta in cui la lentezza gioca un ruolo fondamentale.

Voluta, consapevole, costante.

Proprio nel contesto moderno in cui i concetti del “fast”, “on demand” “easy” rimandano alla possibilità di avere tutto e subito, si cerca immediatezza anche laddove sono necessari tempi e modi più “lenti”.

Il che non significa fermarsi nella dolce attesa che arrivi l’oggetto o la vita desiderati, bensì difendere la cultura della moderazione e quindi anche della lentezza.

Lentezza e consapevolezza delle nostre scelte

In un loro saggio Sylvain Menétrey e Stéphane Szerman affermavano come sia necessario “Essere sensibili alle stagioni, riacquistare la consapevolezza delle distanze, sviluppare una conoscenza dei prodotti e dell’ambiente nel quale viviamo”.

Un’affermazione che racchiude alla perfezione l’idea del “riappropriarsi dei propri tempi” al fine di migliorare le condizioni generali di vita.

Da ciò che acquistiamo a ciò che pensiamo.

Poiché le nostre scelte, tornando brevemente al punto di partenza, sono ciò che determinano il nostro presente.

E più sono in linea con i propri bisogni, più si condurrà una vita felice e appagante.

Sono innumerevoli gli articoli, i video, i tutorial in rete che provano a spiegare come gestire lo stress, affrontare le emozioni, le relazioni (di coppia e non) e via discorrendo ma cosa succede quando si spengono gli schermi?

Riscoprirsi attraverso pochi e semplici gesti, in lentezza

Basta correre!

A meno che non si tratti di sport, è chiaro.
Saltellare da un’attività all’altra è l’abitudine numero uno da dimenticare se si desidera essere più centrati e focalizzati sul presente.
Alla base della “slow culture”, infatti, c’è l’assaporare il momento in piena lentezza.
Il che significa respirare e capire cosa fa stare bene.
Detto così potrebbe sembrare banale; in realtà questo piccolo esercizio nella sua semplicità è estremamente efficace perché fa comprendere quanto troppo spesso non si respiri (o almeno non adeguatamente), si vada in affanno e ci si distragga da pensieri del passato o del futuro.

Proiettare, infatti, è un’altra consuetudine che la mente tende a mettere in atto quando si corre da una parte all’altra senza realmente concentrarsi su ciò che avviene nel qui e ora.
Se si vive basandosi unicamente sulle esperienze passate, pensieri ed emozioni possono scatenare vecchie abitudini di cui non siamo consapevoli.
Sostanzialmente si sta inserendo il pilota automatico e in questo modo si è tutt’altro che presenti.

Per dirla in maniera tecnologica è come i dispositivi interiori fossero scollegati tra loro.

L’ideale è quindi abbandonare consapevolmente i vecchi schemi e adottarne di nuovi.

Basta fare paragoni

Anche il paragone costante con gli altri e la loro vita è un freno al vivere bene.
Siamo davvero sicuri che l’erba del vicino sia sempre più verde?

Personalmente no, poiché la fotografia che le persone ci presentano offre soltanto uno sguardo parziale sulla loro realtà (come del resto noi porgiamo solo una porzione della nostra quotidianità ad amici, conoscenti e nuovi incontri).

Cerchiamo di vivere con pienezza la nostra esistenza anziché concentrarci troppo su quella altrui: non conosciamo tutte le loro tappe, tra traguardi raggiunti e intoppi lungo il percorso. Quindi meglio evitare di soffermarsi troppo sulla versione frammentaria che abbiamo.

Andiamo oltre, pensiamo a noi. Agli obiettivi che vogliamo raggiungere, agli strumenti in nostro possesso, alle abilità da sviluppare.

Immaginiamoci come un meraviglioso giardino da curare ogni giorno.

Innaffiamo i sogni, potiamo i rami secchi, ammiriamo la fioritura.

Così si osserverà come non ci sia nemmeno più il tempo per “sbirciare” nel prato degli altri.

Ciò ovviamente non significa fregarsene, ma dare meno peso alle scelte e alle azioni che non ci riguardano.

Per rompere i vecchi schemi non occorre fare chissà cosa, ma avere quotidianamente occhio, anima e mente ben radicati per fare il salto di qualità.

Ricapitolando, per disattivare il “pilota automatico” si può:

  • Fare qualcosa di nuovo (mai provato a cambiare tragitto per tornare a casa o andare al lavoro? È terapeutico)
  • Spezzare la routine (magari con una telefonata oppure un gelato)
  • Guardare le cose con uno sguardo diverso dal solito
  • Smettere di rimandare
  • Fare movimento
  • Sperimentare la solitudine consapevole (stare senza cellulare per un periodo di tempo, tenere un diario, …)

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About Valentina Pitozzi

Valentina Pitozzi, giornalista e divulgatrice olistica Laureata in Scienze Antropologiche ed Etnologiche, collabora con agenzie di comunicazione, giornali e blog in qualità di giornalista e copywriter. Da sempre interessata ai temi del benessere e dell’equilibrio della persona ha intrapreso lo studio di diverse discipline olistiche tra cui il Thetahealing e il Dien Chan. Nulla di esoterico: queste tecniche si occupano di capire le disarmonie dell’organismo, lavorando sulla radice. Autrice di due libri in uscita, la sua frase è: “Le parole sono energia” e la sua mission è occuparsi di linguaggio consapevole.

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