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Difetto del setto interatriale

Difetto del setto interatriale: quando bisogna operare?

Il difetto del setto interatriale (DIA) è uno dei difetti congeniti, cioè presenti fin dalla nascita, più diffusi. Eppure in pochi sanno di che cosa si tratti. Non sempre è pericoloso: solo quando è sintomatico e causa disturbi richiede un trattamento. Ecco come capire quando è il caso di preoccuparsi.

Che cos’è il difetto del setto interatriale

Il difetto del setto interatriale (DIA) è il difetto congenito più diffuso. Come dice il nome stesso, riguarda il setto interatriale, la membrana che separa l’atrio destro da quello sinistro. In realtà esistono vari tipi di difetto, ma i due più comuni, sono:

– Ostium secundum o OS: si tratta di un vero e proprio buco presente nel setto interatriale. A causa di questo foro, il sangue passa dall’atrio sinistro a quello destro (normalmente ciò non dovrebbe succedere);

-PFO: è il più comune in assoluto e consiste in una separazione dei foglietti dei quali è composta la membrana, che dunque lasciano un passaggio. Di conseguenza, il sangue tende a passare dall’atrio destro verso quello sinistro in determinati momenti o durante certe manovre (come colpi di tosse, starnuti, sforzi fisici).

Presente fin dalla nascita

A differenza di quanto pensano in molti, il difetto del setto interatriale non è una malattia da adulti. Al contrario: è presente fin dalla nascita. Alcuni neonati presentano una comunicazione di un paio di millimetri di diametro fra i due atri. Non bisogna allarmarsi: essa si chiude spontaneamente nel giro di qualche settimana. Alcuni bebè, invece, sviluppano dei veri e propri difetti interatriali: quelli di piccole dimensioni (quattro-cinque millimetri) possono chiudersi spontaneamente in qualche mese. Un DIA di medie dimensioni, invece, di regola deve essere chiuso in età prescolare, ma non sempre viene scoperto. In genere, il difetto del setto interatriale non provoca disturbi nei bambini, ma può rendersi evidente in età adulta a causa della comparsa di alcuni sintomi, come affaticamento, mancanza di fiato e aritmie (alterazioni del normale ritmo del cuore).

Può causare scompenso cardiaco

Non è detto che il difetto del setto interatriale dia problemi, ma spesso è sintomatico. In particolare, la persistenza di un Ostium Secundum può portare a un progressivo aumento di volume della parte destra del cuore, con incremento della portata sanguigna polmonare. Questo, a lungo andare, può provocare uno scompenso cardiaco, anche in soggetti giovani. Le categorie più a rischio? Le donne incinta e le persone che praticano attività sportiva.

Responsabile anche di ictus

Il PFO, invece, può dare origine a eventi ischemici. Infatti, se il sangue che passa dall’atrio destro a quello sinistro porta con sé dei piccoli coaguli di sangue (che arrivano dalla periferia), questi possono poi giungere al cervello o in altre zone e bloccare la circolazione per pochi istanti. Gli organi più a rischio sono proprio il cervello, il cuore e i reni, perché i coaguli possono dare origine rispettivamente a un ictus o a un infarto cardiaco o renale. Ma l’interruzione del flusso sanguigno può riguardare anche le arterie che arrivano alle gambe, alle mani, agli organi interni e così via.

Il difetto del setto interatriale si cura per via chirurgica

Il difetto del setto interatriale non deve essere necessariamente chiuso. Se l’Ostium Secundum non provoca problemi clinici, ma soprattutto non crea sovraccarico delle sezioni destre del cuore, è possibile continuare a convivere con il problema. Viceversa, occorre intervenire. Anche il PFO viene chiuso solo ed esclusivamente quando è con buona certezza responsabile di ictus o embolie cardiache e/o periferiche. In ogni caso si può procedere in tre modi:

  1. la chiusura per via percutanea: in anestesia locale nella zona dell’inguine, il cardiologo interventista inserisce un catetere dalla vena femorale (la vena della gamba) e lo sospinge fino alla membrana che separa i due atri. Quindi, introduce gli strumenti necessari per chiudere il DIA;
  2. l’intervento chirurgico: nei casi in cui non sia possibile intervenire per via percutanea è necessario optare per l’intervento a cielo aperto, che prevede un’incisione longitudinale al centro della parete anteriore del torace oppure sotto la mammella e il ricorso alla circolazione extracorporea;
  3. l’intervento endoscopico in anestesia epidurale: si tratta di una tecnica mininvasiva, endoscopica, in analgesia generale oppure in anestesia epidurale, che prevede l’introduzione di un piccolo catetere nello spazio perdurale (piccolo spazio che circonda il canale midollare).

 

About Silvia Finazzi

Silvia Finazzi
Giornalista freelance dal 2001, giornalista professionista dal 2008, web writer e copywriter dal 2010, scrive principalmente di salute, medicina, attualità, benessere, tecniche naturali, alimentazione, psicologia e maternità. Attualmente, è caporedattore del free press Io Bimbo Magazine, collabora con il sito www.bimbisaniebelli.it, il magazine www.modaacolazione.com, il settimanale Viversani&belli e il mensile Come Stai. Inoltre, svolge attività di web writer, content editor e copywriter per diverse aziende. Ha scritto diversi libri e volumi e ha vinto quattro premi giornalistici.

2 comments

  1. Avatar

    salve sono Annalisa, ho 42anni,
    giorni fa ho avuto un forte mal di testa che mi ha bloccato meta’ volto ed avevo difficolta’ a parlare. mi e’ durato un intero giorno ed una intera notte. essendo ipertesa sono andata in ospedale e grazie ad una visita cardiologica hanno scoperto attraverso l’eco cardio che ho un aneurisma del setto interatriale.
    vorrei sapere: e’ necessaria la visita ad un cardio chirurgo per sapere se devo essere operata o meno?

    • Redazione

      Gentile Annalisa,
      le patologie cardiache devono essere sempre indagate in modo approfondito. Una diagnosi come la sua va sempre valutata da un cardiologo o da un cardiochirurgo che possano consigliarla per il meglio.

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