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Disprassia: 3/5 marzo i logopedisti ci aiutano a capire cos'è

Disprassia: 3/5 marzo i logopedisti ci aiutano a capire cos’è

La disprassia, un disturbo che colpisce il 5/6 per cento dei bambini, soprattutto maschi, rendendo loro difficile compiere azioni e gesti quotidiani, la disprassia provoca in questo modo un ritardo nell’acquisizione delle tappe di sviluppo motorio o del linguaggio. I campanelli d’allarme principali di questa malattia sono la goffaggine, la semplificazione e la povertà dei movimenti, impedimenti che rendono quasi impossibile gesti semplici come fischiare, strizzare un occhio, saltellare, ridere e organizzare giochi costruttivi. La disprassia infatti può coinvolgere sia  la capacità motoria generale, quella che governa i muscoli più grandi o gruppi di muscoli deputati alle macro-azioni (lanciare oggetti o salire le scale, pert esempio) sia i movimenti di precisione che competono ai muscoli della mano, del piede o della bocca. In pratica vengono ostacolati i movimenti utili a produrre parole, disegnare, fare un puzzle. La disprassia non ha niente a che vedere con un deficit delle facoltà intellettive e cognitive, anche se i bambini potrebbero imparare in ritardo gesti  abituali, come vestirsi, camminare, muovere lo sguardo, emettere suoni e parole, e di conseguenza con possibili rallentamenti anche nell’apprendimento scolastico e nelle abilità lavorative, nel caso in cui il problema persista in età adulta.

La Giornata Europea della Logopedia, quest’anno, è dedicata alla disprassia

Per sostenere i bambini portatori di disprassia, dal 3 al 10 marzo prossimi, esperti della Federazione logopedisti italiani saranno a disposizione delle famiglie per capire come mai i neuroni responsabili del movimento possono diventare meno efficienti nel trasmettere giusti messaggi per la coordinazione e la sequenza di movimento finalizzati ad un obiettivo preciso.

Basterà chiamare il  numero telefonico 049.8647936, dalle ore 10 alle 12 per cerc are di fare chiarezza su una malattia per molti versi ancora sconosciuta. In effetti mancano ancora alcune risposte scientifiche sul perché di questo fenomeno, mentre sono più certi i benefici che derivano da un percorso terapeutico insieme con un logopedista, ma anche programmi di riabilitazione basati su di un mix di tecniche mirate al recupero verbale e all’apprendimento motorio. Obiettivo infatti è quello di permettere al bambino di imparare a gestire le sue difficoltà quotidiane, potenziandola sua autostima, migliorando il rendimento scolastico e il rapporto con i coetanei.

Gli indicatori della disprassia

Come detto, esistono alcuni campanelli di allarme che i genitori non devono sottovalutare: arrivare in ritardo rispetto ai coetanei nell’apprendere azioni di base come sedersi, rotolarsi, alzarsi, camminare, vestirsi, disegnare, usare il vasino, ma anche masticare e deglutire cibi solidi. Un bambino che inciampa spesso o cade di frequente è da tenere sotto controllo come quello che ha difficoltà di parola o ritardo nello sviluppo del linguaggio comprensibile o più da piccoli rispetto alla normale età. “In presenza di una di queste situazioni o anche se esiste solo un sospetto di disprassia è bene rivolgersi al pediatra di famiglia o a un centro di neuropsichiatria infantile dove l’esecuzione di test mirati all’età del bambino aiuteranno a escludere o a confermare la diagnosi e a intraprendere un percorso riabilitativo a cura del logopedista”, dice Tiziana Rossetto, presidente della FLI.

È importante che mamma e papà sappiano che la disprassia non rende il bambino meno intelligente, ma che la sua capacità di apprendimento può esserne condizionata. L’intervento logopedico sulla disprassia può essere fontamentale soprattutto se iniziato nei bambini molto piccoli, quando il cervello è ancora  plastico e può essere facilmente modificato. È nell’infanzia infatti che si creano nuove connessioni nel sistema nervoso e il piccolo apprende nuove abilità e competenze. Pertanto più è precoce il trattamento terapeutico, maggiori saranno le possibilità di miglioramento.

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