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Disturbi del comportamento alimentare: casi triplicati tra gli adolescenti

Disturbi del comportamento alimentare: casi triplicati tra gli adolescenti

Tra il 2019 e il 2021 i ricoveri in ospedale per cause legate ai disturbi del comportamento alimentare sono triplicati, con un trend in ulteriore aumento in questo inizio del 2022.

Nello stesso periodo l’età d’esordio di questi disturbi, che molto spesso coincide con quella evolutiva, si è abbassata, con casi gravi anche a partire dagli 11, 12 e 13 anni.

Cosa sono i disturbi alimentari

I disturbi alimentari consistono in disfunzioni del comportamento alimentare e/o in comportamenti finalizzati al controllo del peso corporeo, che danneggiano in modo significativo la salute fisica o il funzionamento psicologico.

Le persone affette da un disturbo alimentare hanno:

  • ripercussioni sulle proprie capacità relazionali
  • difficoltà emotive
  • problemi nello svolgimento delle normali attività sociali e lavorative
  • complicazioni mediche e psicologiche.

Uno dei segnali chiave è il pensiero ossessivo del cibo e la paura costante di ingrassare.

Un’altra sintomatologia comune è l’alterazione della propria immagine corporea.

La percezione distorta che la persona ha del suo corpo influenza in modo non obiettivo i suoi atteggiamenti e pensieri.

Quindi, i disturbi del comportamento alimentare, che insorgono prevalentemente in adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile, sono patologie caratterizzate da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo.

I principali disturbi dell’alimentazione sono:

  • l’anoressia nervosa
  • la bulimia nervosa
  • il disturbo da alimentazione incontrollata (o Binge Eating Disorder – BED).

Disturbi del comportamento alimentare e pandemia

I disturbi del comportamento alimentare colpiscono in Italia in media 3.500.000 persone, di cui il 70 % in età adolescenziale e preadolescenziale.

Circa 3.000 persone perdono la vita ogni anno per queste patologie, mentre molte altre restano segnate per anni da importanti disabilità psicofisiche.

Con la pandemia, questi disturbi hanno mostrato un aumento di incidenza e mortalità, aggravando un bilancio già pesante.

Infatti, secondo la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) tra gli effetti della Pandemia c’è, tra gli adolescenti e i preadolescenti italiani, la maggiore incidenza di disturbi legati al comportamento alimentare, come l’anoressia e la bulimia.

“Le richieste sarebbero ancora maggiori”, spiega la professoressa Elisa Maria Fazzi, presidente della SINPIA e Direttore della U.O. Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza ASST Spedali Civili di Brescia.

“Dato che molti, soprattutto ragazze, non potendo essere accolti nei reparti per mancanza di posti letto, vengono appoggiati in realtà non specificatamente attrezzate, non ricevendo le cure idonee per la loro patologia per la quale l’approccio del neuropsichiatra infantile, che cura mente e corpo, è parte integrante e fondamentale soprattutto nei soggetti più giovani”.

L’importanza del percorso di cura

La presa in carico precoce e la riuscita del primo percorso di cura è fondamentale per la prognosi della patologia.

“Stiamo parlando di pazienti molto complessi in cui alle problematiche internistiche e psicopatologiche specifiche del disturbo si associano spesso diverse e gravi comorbidità psichiatriche“, spiega Elisa Maria Fazzi.

“Le competenze dei servizi di neuropsichiatria infantile sono assolutamente centrali nei percorsi della presa in carico di queste pazienti, non ultima l’importanza che viene data al coinvolgimento della famiglia nel percorso di cura”.

Secondo la SINPIA, il peso dell’acuzie e della gravità di casi legati a disturbi alimentari si è tradotto in modo drammatico sui ricoveri di pazienti sempre più compromessi, che trovano solo nei reparti ospedalieri un immediato luogo di accoglienza in situazioni gravi o gravissime.

Inoltre, l’aumento della complessità e della gravità dei casi si ripercuote in degenze più lunghe rispetto al passato, anche per la carenza di strutture intermedie, di percorsi di macro-attività ambulatoriali o day hospital, in cui permettere al paziente un ritorno al territorio o a strutture più specificamente riabilitative.

Infine, la cura di pazienti con disturbi alimentari richiede il coinvolgimento attivo della famiglia (spesso disfunzionale), processo che rende necessario un percorso di sostegno ai genitori, di graduale reinserimento della paziente nell’ambiente famigliare e nella vita sociale e scolastica, mantenendo uno stretto percorso di sorveglianza.

Cosa è successo durante il lockdown?

Durante il confinamento e la Pandemia la preoccupazione per la salute, per l’aspetto fisico e per l’attività sportiva sono stati tra i fattori principali per l’insorgenza dei disturbi alimentari tra gli adolescenti.

A questi si aggiungono altri fattori di rischio come l’eccessivo tempo trascorso utilizzando i social media e l’influenza che questi hanno sull’ideale di magrezza.

Inoltre, isolamento e solitudine sono conseguenze dell’anoressia e possono essere peggiorate dalle quarantene imposte durante la crisi sanitaria.

“La paura dell’infezione dal virus”, spiega la Dottoressa Rosamaria Siracusano, Coordinatore della Sezione Scientifica di Psichiatria della SINPIA e Dirigente Medico UOSD Neuropsichiatria Infantile AOU Federico II di Napoli.

“Ha favorito la sensazione di perdita di controllo che, nelle persone con disturbi alimentari, è spesso gestita con un aumento delle restrizioni dietetiche o altri comportamenti estremi di controllo del peso o con episodi da abbuffata”.

Disturbi del comportamento alimentare: i campanelli d’allarme

Tra i principali campanelli d’allarme a cui prestare attenzione troviamo:

  • Preoccupazioni eccessive legate al peso e alle forme corporee
  • Comportamenti inadeguati per il controllo del peso
  • Variazioni nel tono dell’umore e nelle relazioni sociali

cambiamenti che indicano un DCA possono essere:

Relativi al cibo e all’alimentazione

  • Presenza di atteggiamenti alimentari alterati, dall’iperalimentazione alla ipoalimentazione
  • preoccupazione costante per il cibo
  • mangiare molto lentamente, spezzettare il cibo in piccoli bocconi
  • maggiore interesse per il cibo (cucinare per gli altri, collezionare ricette, conteggiare le calorie)
  • evitare di mangiare con altre persone (ricorrendo per esempio alla scusa di aver già mangiato)
  • drastica variazione delle regole alimentari (escludere sistematicamente alcune categorie di cibi)
  • sentirsi a disagio e colpevoli nei confronti del cibo
  • negare la fame, anche quando evidente
  • sostenere di aver bisogno di mangiare molto meno rispetto agli altri

Relativi agli atteggiamenti verso peso e forme corporee

  • Intensificazione dei comportamenti compulsivi e ritualizzati (pulizia, ordine, lavaggio)
  • Comparsa di reazioni impulsive, maggiore irritabilità, umore più depresso.
  • Maggiore difficoltà nella comunicazione con gli altri
  • Uso frequente del bagno (durante e dopo i pasti)
  • Aumento nella quantità e nell’intensità dell’attività motoria: la persona diventa molto rigorosa nel rispettare il piano di allenamento e se no fa attività motoria diviene irrequieta e si sente in colpa
  • Uso di abiti larghi
  • Problemi con il sonno
  • Pesarsi spesso
  • Aumento dell’ansia per le prestazioni scolastiche e lavorative
  • Eccessiva e costante preoccupazione per peso, forma fisica e cibo
  • Sensibilità al giudizio altrui
  • Apprezzamento o meno di sé determinato dal peso

Relativi al comportamento e all’umore

  • Variazione del peso corporeo
  • Vertigini o svenimenti
  • Indebolimento, perdita di capelli
  • Irregolarità nel ciclo mestruale e/o amenorrea
  • Anomalie nella termoregolazione (freddolosità)
  • Irregolarità nel sonno
  • Pelle secca, pallida o di colorito giallognolo
  • Mal di gola, problemi dentali e gastrointestinali, gonfiori e ghiandole parotidee ingrossate
  • Percezione alterata della forma del proprio corpo

Quali sono i segnali che possono aiutare ad identificare un disturbo alimentare in qualcun altro?

È piuttosto difficile capire se un amico o un familiare ha sviluppato un disturbo alimentare.

I possibili segnali da tenere in considerazione possono essere:

  • Un calo di peso corporeo significativo.
  • Identificazione di momenti in cui la persona mente riguardo a quanto e quando ha mangiato.
  • Episodi di ingerimento eccessivo di cibo di fretta.
  • Episodi continuati in cui la persona va sempre in bagno subito dopo aver mangiato e quando ritorna sembra rossastra in volto.
  • Il soggetto si allena in modo eccessivo, quasi ossessivo.
  • Cerca di evitare di mangiare con gli altri.
  • Taglia il cibo in pezzi molto piccoli o mangia estremamente lentamente.
  • Indossa vestiti larghi per nascondere la perdita di peso.

Può essere difficile chiedere aiuto se si ha la preoccupazione che una persona cara possa avere un disturbo alimentare.

Le persone con questo disturbo sono spesso difensive riguardo al loro modo di mangiare e il loro peso e possono negare di star male.

È molto raro che riescano a capire da sole di avere un problema e che chiedano la consulenza di un terapeuta.

Quindi il vostro ruolo sarà determinante per aiutarle.

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