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Lichen Scleroatrofico: approccio multidisciplinare e chirurgia rigenerativa

Lichen Scleroatrofico: approccio multidisciplinare e chirurgia rigenerativa

L’approccio multidisciplinare è fondamentale per affrontare le lesioni e i sintomi causati dal Lichen Scleroatrofico.

Infatti, riparare il danno ai tessuti danneggiati da questa malattia infiammatoria cronica rara che coinvolge soprattutto cute e mucose dell’area ano-genitale consente ai malati una vita il più possibile normale.

Il lichen (LSA) va combattuto rapidamente e con ogni mezzo, sia utilizzando le terapie locali con cortisone che le tecniche della chirurgia rigenerativa, perché la sofferenza e il disagio aumentano nelle fasi più avanzate della malattia.

Cos’è il Lichen Scleroatrofico

Il Lichen Sclerosus o Lichen Sclero-atrofico (LSA) è una patologia infiammatoria cronica che interessa la cute e le mucose prevalentemente dell’area ano-genitale.

Si presenta con maggior frequenza nel sesso femminile dove si osservano due picchi di incidenza: età infantile (prepubere) e postmenopausa.

Nel sesso maschile si osserva maggiormente intorno ai 40 anni.

Il quadro clinico è caratterizzato da papule biancastre confluenti in placche frequentemente a evoluzione atrofica, talvolta ipertrofica, che interessano le aree anogenitali e meno la cute.

Occasionalmente nei casi più severi, possono apprezzarsi fissurazioni ed erosioni.

Il LSA può causare ì:

  • atrofia tissutale
  • cicatrici destruenti
  • deficit funzionali.

Raramente (nel 4-5% dei casi) può correlarsi ad aumentato rischio di carcinoma squamocellulare (SCC).

Dal punto di vista sintomatologico viene riferito:

  • prurito
  • dolore
  • bruciore
  • disturbi urinari.

Può rappresentare un disordine invalidante potendo determinare una significativa disfunzione sessuale sia nelle donne che negli uomini.

Nel sesso femminile può indurre significative alterazioni dell’anatomia vulvare con incappucciamento del clitoride e parziale o totale scomparsa delle piccole labbra.

Mentre negli uomini l’interessamento del frenulo e del prepuzio può portare a una eventuale progressiva fimosi, fusione del solco balano-prepuziale e il coinvolgimento del meato uretrale può provocare stenosi dell’uretra.

A tutt’oggi è considerata una malattia infiammatoria multifattoriale a probabile eziopatogenesi autoimmunitaria che colpisce maggiormente individui geneticamente predisposti.

Una diagnosi precoce, un trattamento immediato e un follow-up multispecialistico a lungo termine sono fondamentali per la corretta gestione di questa patologia.

Diagnosi

Sono sempre più numerosi i casi che arrivano all’osservazione del medico, fino a qualche anno fa spesso sotto diagnosticata  per pudore o per diagnosi tardive.

“Negli Usa si calcola che l’1,7% delle donne che si rivolge al ginecologo abbia un problema di lichen scleroatrofico”, spiega il dottor Francesco Casabona, chirurgo plastico di Genova che da anni si occupa della patologia.

È importante la tempestività dell’approccio clinico (diagnosi precoce) per limitare le eventuali complicanze che possono insorgere nel corso del tempo.

Una gestione corretta prevede un approccio terapeutico multidisciplinare, unica modalità in grado di garantire la qualità del risultato.

Determinante sarà quindi il ruolo che rivestono:

  • medici di famiglia/pediatri
  • dermatologi
  • ginecologi/urologi/andrologi.

Che dovrebbero essere in grado di formulare un sospetto diagnostico inviandolo per gli approfondimenti clinico-diagnostico-strumentali presso un centro di riferimento specializzato.

“Oltre ai classici  trattamenti locali con cortisonici ultrapotenti, che non hanno però effetti sugli esiti cicatriziali della malattia e a lungo andare causano effetti collaterali importanti”, spiega Casabona.

Si utilizzano tecniche di chirurgia plastica rigenerativa sempre più mirate e mininvasive, con fattori biologici presi dal nostro corpo, simili alle metodiche utilizzate per trattare ulcere, ustioni o danni da radioterapia.

Non è un approccio nuovo ma, unendo le competenze di team multidisciplinari, si ottengono buoni risultati sui sintomi.”

Esistono a oggi, presso alcuni ospedali di quasi tutte le Regioni d’Italia, dei Centri di eccellenza per il LSA dedicati alla diagnosi, al trattamento e al follow-up dei pazienti affetti.

Questi Centri di Riferimento sono in grado di assicurare assistenza competente per prevenire le complicanze della malattia.

Anche in assenza di sintomatologia clinica severa, una persona affetta da LSA dovrebbe essere messa al corrente della necessità di doversi sottoporre a periodici controlli clinici.

L’approccio multidisciplinare e la chirurgia rigenerativa

“In questi ultimi anni gli interventi sono diventati molto meno invasivi, come il micro lipofilling e l’uso di PRP (plasma ricco in piastrine)”, dice il dottore Casabona.

“Nello stesso intervento si iniettano con due siringhe diverse il grasso prelevato dal paziente e il plasma ricco in piastrine, che si ottiene tramite un prelievo di pochi cc e poi centrifugato.

Ma è recente il riconoscimento dell’importanza, nel decorso post-operatorio, del lavoro di fisioterapiste specializzate nel pavimento pelvico nel migliorare i risultati e mantenerli nel tempo.

Ci siamo resi conto che la fisioterapia non è un approccio valido solo in ortopedia ma funziona molto efficacemente anche nei pazienti che devono riacquisire una normale attività sessuale“.

Fisioterapia e approccio multidisciplinare con altre figure come il dermatologo, il ginecologo, se esistono problematiche associate all’invecchiamento e alla menopausa, funzionano anche per la prevenzione tumori cutanei.

“Le pazienti affette da lichen possono infatti avere un rischio tra il 4 e il 6% di sviluppare tumore vulvare”, spiega Casabona.

“Ma la mortalità può essere azzerata dai controlli periodici.

Per i maschi, infine, è indispensabile il parere dell’urologo.

In prima battuta si può ricorrere alla circoncisione per evitare la fimosi o problematiche dell’uretra”.

“Per combattere il lichen scleroatrofico vorremmo anche sottolineare l’importanza dello psicologo soprattutto per i pazienti più giovani”, conclude la presidente dell’associazione di pazienti LISCLEA Muriel Rouffaneau.

“Perché all’inizio possono subire un vero e proprio trauma causato dai sintomi della malattia e dai suoi risvolti umani ed emotivi.

Sono tante le persone che si rivolgono oggi alla nostra associazione, molte sono depresse e per questo vanno aiutate da psicologi formati per affrontare questa malattia”.

 

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