
Dolore cronico alla schiena e chirurgia mini invasiva
Il dolore cronico alla schiena è uno dei disturbi più comuni in assoluto e può avere un impatto importante sulla vita quotidiana, limitando il movimento, il lavoro, il sonno e le attività abituali. A differenza di quanto si pensa abitualmente non colpisce solo le persone anziane, ma anche i giovani adulti di 30-40 anni, a causa di forme precoci di degenerazione alla colonna vertebrale. Oggi per questi pazienti c’è un’importante novità: una nuova procedura di chirurgia mininvasiva che interrompe la trasmissione dei segnali dolorosi, l’ablazione del nervo basivertebrale mediante radiofrequenza.
Quali sono le cause del dolore cronico alla schiena
In genere, si parla di dolore cronico alla schiena quando la problematica persiste per almeno tre mesi, anche se durata e caratteristiche possono variare a seconda dei casi. Le cause possono essere molto diverse e non sempre è possibile individuarne una sola. Tra quelle più frequenti ci sono:
- degenerazione dei dischi intervertebrali;
- ernia o protrusione del disco;
- artrosi della colonna;
- stenosi del canale vertebrale;
- spondilolistesi;
- alterazioni delle articolazioni vertebrali;
- conseguenze di traumi o precedenti interventi.
Nelle persone giovani, il mal di schiena cronico è legato quasi sempre a forme precoci di degenerazione della colonna vertebrale, e in particolare dei dischi intervertebrali. Si tratta dei “cuscinetti” posti fra una vertebra e l’altra, che funzionano come degli ammortizzatori, assorbendo gli urti, proteggendo la zona e dando stabilità.
Secondo un recente studio americano pubblicato sulla rivista Spine le alterazioni degenerative dei dischi intervertebrali interessano ben il 37% dei ventenni apparentemente sani, una percentuale che supera il 50% tra i trentenni e cresce progressivamente con l’età.

Retinolo. che cos’è e come funziona l’antirughe delle star
Il retinolo è uno degli ingredienti cosmetici più amato dalle Star, ma non solo, è infatti…I sintomi

Retinolo. che cos’è e come funziona l’antirughe delle star
Sebbene nelle forme iniziali di degenerazione il dolore non sia sempre presente, nel tempo diventa il sintomo principale della problematica.
“Oggi la ricerca ha identificato una forma specifica chiamata “dolore vertebrogenico”, che origina direttamente dall’interno della vertebra – spiega il dott. Luca Serra, Responsabile UO Chirurgia Vertebrale, Ospedale Israelitico – Secondo la letteratura scientifica più recente, il dolore vertebrogenico potrebbe rappresentare una quota significativa dei casi di lombalgia cronica, che per anni è stata classificata in maniera generica”.
Questa condizione è spesso associata a processi degenerativi precoci del disco intervertebrale e a particolari alterazioni ossee visibili alla risonanza magnetica, note come ‘Modic changes’. I segnali dolorosi sono trasmessi da una struttura nervosa specifica: il nervo basivertebrale.
Il dolore cronico non è l’unica conseguenza di questa malattia, che ha un forte impatto sulla vita dei pazienti. Molti perdono giornate di lavoro, non riescono più svolgere le normali attività, sono costretti a sottoporsi a trattamenti costosi.
La nuova procedura
Fino a pochi anni fa i pazienti colpiti da questa condizione non avevano grandi alternative. Dovevano convivere con il dolore cronico oppure affrontare procedure chirurgiche più invasive. Oggi, invece, hanno a disposizione una soluzione innovativa e mininvasiva: l’ablazione del nervo basivertebrale mediante radiofrequenza, che consente di intervenire direttamente sulla sorgente del dolore senza alterare la struttura della colonna vertebrale.
“Attraverso un accesso percutaneo, guidato da sistemi di imaging avanzati, il chirurgo raggiunge il corpo vertebrale e tratta il nervo basivertebrale mediante radiofrequenza”, chiarisce il dottor Serra. “L’obiettivo è interrompere la trasmissione degli stimoli dolorosi provenienti dall’interno della vertebra”.
La procedura non comporta fusioni vertebrali, preserva l’anatomia della colonna e consente generalmente un recupero rapido. È tuttavia indicata soltanto in pazienti accuratamente selezionati, dopo un corretto percorso diagnostico, che prevede una valutazione specialistica e l’esecuzione di una risonanza magnetica. La procedura è già disponibile in alcuni centri altamente specializzati, tra cui l’Ospedale Israelitico di Roma.
Foto di copertina di u_atk62mjqnp via Pixabay



