
Insufficienza tricuspidalica: la valvola dimenticata che merita attenzione
Per anni è stata considerata la “cenerentola” delle malattie cardiache, spesso trascurata e raramente trattata. Eppure, l’insufficienza tricuspidalica può avere un impatto importante sulla salute del cuore e sulla qualità di vita dei pazienti. Per questo, oggi l’approccio dei medici è cambiato. Si tratta di una condizione in cui la valvola tricuspide del cuore non si chiude correttamente, lasciando che il sangue rifluisca all’indietro durante la contrazione cardiaca. Questo difetto può essere lieve e asintomatico, ma nei casi più gravi può compromettere la funzione cardiaca e portare a sintomi come affaticamento, gonfiore alle gambe, ingrossamento del fegato e accumulo di liquidi nell’addome. Il trattamento dipende dalla gravità e dalla causa sottostante: nei casi lievi si può optare per un monitoraggio e una terapia medica; nei casi più avanzati può essere necessario un intervento chirurgico per riparare o sostituire la valvola. Una diagnosi precoce e un buon controllo delle patologie associate sono fondamentali per limitare le complicanze.
Che significa insufficienza tricuspidalica?
Il cuore è dotato di quattro valvole, che hanno la funzione di orientare il flusso del sangue nel verso corretto e di impedirne il riflusso: la mitrale, la tricuspide, la aortica e la polmonare. La valvola tricuspide, così denominata perché dotata di tre lembi, è situata fra atrio e ventricolo destri. Come la mitrale, impedisce il reflusso di sangue verso l’atrio. In pratica, serve a evitare che il sangue torni indietro quando il cuore si contrae. Quando questa valvola non si chiude bene il sangue torna nell’atrio destro anziché proseguire verso i polmoni. Il risultato? Il cuore si affatica, il sangue ristagna e, col tempo, si possono sviluppare sintomi anche gravi. È quanto accade nel caso dell’insufficienza tricuspidalica.

L’ All You Can Eat italiano è in Valchiavenna, ma solo con cucina tipica
Se è nota da tempo la formula All You Can Eat, cioè “Mangia quanto vuoi” per…Le cause: non sempre nasce tutto dal cuore

L’ All You Can Eat italiano è in Valchiavenna, ma solo con cucina tipica
Esistono due tipi principali di insufficienza tricuspidalica:
- l’insufficienza primaria, dovuta a un danno diretto della valvola, per esempio per un’infezione, una malattia reumatica, un trauma toracico o una malformazione congenita;
- l’insufficienza secondaria, molto più comune, causata dalla dilatazione del cuore destro per colpa di altre patologie, come l’ipertensione polmonare o la fibrillazione atriale.
Cosa succede se la valvola tricuspide non funziona bene?
Nelle fasi iniziali, l’insufficienza tricuspidalica può non dare alcun sintomo. Ma con il tempo, se non viene trattata, può portare a scompenso cardiaco destro, che si associa a sintomi tipici. I principali sono:
- gonfiore alle gambe e ai piedi;
- affaticamento anche per piccoli sforzi;
- pancia gonfia (per accumulo di liquidi);
- sensazione di peso al fegato;
- vene del collo molto evidenti;
- ittero e sintomi gastrointestinali.
Oltre a questi sintomi avvertiti dal paziente, il medico, durante l’ascolto del cuore, può percepire un soffio particolare che si intensifica con la respirazione profonda: è uno dei campanelli d’allarme più evidenti.
La diagnosi: il ruolo dell’ecocardiogramma
Per diagnosticare l’insufficienza tricuspidalica si ricorre in genere all’ecocardiogramma, che permette di visualizzare la valvola, stimare la gravità del rigurgito e capire come lavora il cuore destro. In alcuni casi, il medico può richiedere anche alla risonanza magnetica cardiaca e/o al cateterismo, soprattutto per pianificare un eventuale intervento. Ovviamente sono fondamentale anche la visita medica e l’anamnesi, ossia il colloquio approfondito con il paziente per conoscere i sintomi a avvertiti e la sua storia medica personale e famigliare.
Quando si opera la valvola tricuspide?
Per anni la malattia della valvola tricuspide è stata trascurata, nella convinzione che fosse sufficiente intervenire solo sulla valvola mitrale. Recentemente, invece, la comunità scientifica si è resa conto che la patologia non va trascurata perché un’insufficienza tricuspidalica severa non trattata aumenta i rischi. Il trattamento dell’insufficienza tricuspidalica dipende dalle cause, dalla gravità della situazione dalle condizioni del paziente. Nei casi meno complessi, si può decidere di tenere monitorata la situazione nel tempo e di prescrivere una cura farmacologica, spesso a base di beta-bloccanti e ACE inibitori. Si possono anche prescrivere diuretici, per tenere sotto controlli i sintomi.
Nei casi più seri, invece è necessario intervenire chirurgicamente per riparare o sostituire la valvola tricuspide. Da qualche anno a questa parte, si stanno sviluppando tecniche mininvasive indicate soprattutto per le persone più fragili, come le clip o dispositivi che si impiantano con un catetere, senza aprire il torace.
Foto di copertina di Myriams-Fotos via Pixabay




