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La vita si allunga, ma i numeri del cancro continuano a salire

La vita si allunga, ma i numeri del cancro continuano a salire

In Italia oltre 3 milioni di persone vivono sapendo di essere ammalate di cancro e la maggior parte di loro sono anziani. Ogni anno, infatti, nel nostro Paese vengono diagnosticati 183 mila tumori in pazienti con oltre 70 anni di età. L’invecchiamento generale della popolazione e l’allungamento dell’aspettativa di vita stanno determinando anche un progressivo cambiamento nell’età dei pazienti che accedono alle cure nelle Unità Operative di Oncologia. Insomma: la vita media si è allungata decisamente nonostante i numeri del cancro siano in salita.

I numeri del cancro parlano soprattutto di terza età

“Più del 50% del totale delle diagnosi riguarda gli over 70″, dice il professor Carmine Pinto, presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). “Le problematiche sono molteplici: innanzitutto la condizione di particolare fragilità che spesso caratterizza queste persone, con altre patologie spesso importanti cui talvolta si associano criticità di tipo sociale. A questo bisogna aggiungere la quasi assenza di screening, di conseguenza le diagnosi sono più avanzate”.

Eppure, sostengono gli oncologi, l’età avanzata non dovrebbe essere un fattore che, da solo, possa influenzare negativamente le possibilità di di cura e sopravvivenza di una persona malata di cancro. Ciò vale anche per tumori difficili da trattare come quelli al polmone e al pandreas che, nel 2016 hanno fatto registrare rispettivamente 41 mila e 13.500 nuovi casi. Va ricordato anche il dato sui tumori mammari che nel 40 per cento dei casi viene diagnosticato in donne di oltre 65 anni.

Oltretutto è fondamentale sfatare il mito secondo il quale i tumori siano meno aggressivi man mano che l’età avanza. “Esiste invece un evidente svantaggio nei risultati terapeutici nelle persone oltre i 70 anni di età”, dice Roberto Messina, presidente nazionale Senior Italia di FederAnziani. ” L’anziano infatti è polto più esposto al rischio di reazioni avverse soprattutto a causa dei numerosi farmaci che deve assumere quotidianamente e alla ridotta funzionalità degli organi.

I numeri del cancro: in alcune Regioni si sopravvive di più

Oggi, il 5 per cento circa degli italiani ha una storia di tumore. Di questi il 27 per cento può essere definito guarito, mentre un altro 20 per cento convive con la malattia per un periodo sempre più lungo.

Naturalmente i risultati positivi aumentano di pari passo col progredire delle possibilità terapeutiche e non soltanto.

Nelle Regioni che hanno realizzato pienamente le reti oncologiche, i pazienti colpiti dal cancro guariscono di più rispetto al resto d’Italia. In particolare in Toscana la sopravvivenza a cinque anni raggiunge il 56% fra gli uomini e il 65% fra le donne, in Veneto il 55% (uomini) e il 64% (donne) e in Piemonte il 53% (uomini) e il 63% (donne).

Solo altre 3 le regioni italiane hanno attivato questi network: Lombardia, Trentino e Umbria. I vantaggi delle reti sono chiari: i pazienti possono accedere alle cure migliori senza spostarsi dal proprio domicilio con una uniformità di trattamenti sul territorio ed evidenti risparmi per il sistema. Gli ospedali vengono utilizzati solo per le terapie più complesse e le liste di attesa possono essere ridotte fino al 50%.

Ovviamente i farmaci fanno la differenza

In oncologia è sempre più importante il ruolo svolto dalle Unità di Farmaci Antiblastici (UFA). Si tratta di laboratori centralizzati per la produzione di farmaci antitumorali. Queste strutture però non sono distribuite in modo equo su tutto il territorio nazionale. In totale, secondo i dati raccolti dal Libro Bianco AIOM nel 2016, sono 256: 128 sono al nord (pari al 38%), 61 al Centro (18%) e 67 al Sud (20%).  “Le UFA hanno principalmente l’obiettivo di migliorare efficienza e sicurezza, e di razionalizzare l’organizzazione del lavoro all’interno dei reparti di oncologia”, continua Carmine Pinto. “Garantiscono, infatti, una migliore gestione di farmaci estremamente complessi e costosi. Quindi possono ridurre sia i rischi per la salute dei pazienti che gli sprechi per l’intero sistema sanitario nazionale. Occorre però far evolvere il sistema in particolare per quello che riguarda i modelli organizzativi in continuità con le Unità Operative di Oncologia. Inoltre le UFA all’interno delle reti oncologiche potrebbero essere non più riferimento di un singolo ospedale ma anche di un’intera provincia o di un’area vasta”.

I vantaggi introdotti dalle UFA sia in termini economici che di qualità dell’assistenza sono davvero considerevoli.

“Queste unità possiedono, infatti, delle attrezzature e apparecchiature molto sofisticate, avanzati sistemi informatici e sono regolarmente sottoposte a controlli rigorosi. Devono rispettare delle norme restrittive e tutto ciò è fatto soprattutto per diminuire i rischi per i pazienti”, spiega il professor Marcello Pani presidente nazionale SIFO (Società italiana farmacia ospedaliera). D’altro canto un’eccessiva centralizzazione della preparazione dei farmaci può ridurre la flessibilità delle terapie proprio oggi che i trattamenti contro i tumori sono sempre più personalizzati e su misura del singolo paziente”.

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