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MICI: aumentano le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali

MICI: aumentano le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali

In Italia circa 250 mila persone soffrono di MICI, Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali: Malattia di Crohn e Colite ulcerosa, ma dall’inizio del nuovo secolo si rileva un incremento della patologiae una diversa diffusione. In passato erano malattie tipiche dell’età giovanile, con un picco di esordio nella fascia tra i 15 e i 30 anni, ma oggi sono in aumento i casi in età pediatrica e tra gli over 60. Non solo, i casi crescono anche tra chi si è trasferito in Europa da Paesi africani, dove queste patologie sono inesistenti.

Id fatto si può affermare che le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali sono in notevole aumento di incidenza e di prevalenza in tutto il mondo occidentale. Negli ultimi 15 anni questa tendenza è stata evidente soprattutto in Nord Europa e negli Stati Uniti, ma recentemente la differenza con l’Europa del sud, Italia inclusa, si è ridotto sensibilmente.

MICI: a cosa si deve l’aumento dei casi?

“Sono in corso molteplici studi, anche nel nostro Paese, per capire quali siano i fattori di rischio di queste malattie, oltre a una predisposizione genetica”, dice Ambrogio Orlando, del Comitato Educazionale IG-IBD e Responsabile UOSD MICI AO Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello di Palermo.

“All’inizio, si era ipotizzato che questo incremento fosse legato a un affinamento delle tecniche diagnostiche e a una maggiore attenzione dei clinici verso queste patologie. Successivamente questa ipotesi è stata smentita, accertando un reale incremento nel dato di incidenza. Le ragioni precise non sono note: si fanno solo delle ipotesi, come l’abuso e il cattivo utilizzo degli antibiotici. Questo, nelle persone predisposte potrebbe aver alterato il microbiota intestinale facendo prevalere alcuni batteri che avrebbero determinato un cambiamento della mucosa intestinale. Di conseguenza l’organismo avrebbe instaurato degli anticorpi che hanno innescato il meccanismo patogenetico alla base delle lesioni che originano queste malattie”.

I bambini sono sempre più colpiti

Dalla metà del secolo scorso si è assistito a un progressivo aumento delle MICI nel mondo occidentale e industrializzato. Le vittime erano soprattutto i giovani adulti, ma negli ultimi 20 anni l’esordio della malattia si è spostato progressivamente in basso e oggi sono sempre di più i bambini che si ammalano.

“L’aumento della prevalenza e dell’incidenza delle MICI nei bambini è un dato evidente”, dice Paolo Lionetti, Professore Ordinario di Pediatria e Responsabile della Struttura Complessa Gastroenterologia e Nutrizione Ospedale Pediatrico Meyer, Firenze.

“Il 20-25% dei casi esordisce in età pediatrica o adolescenziale. In particolare, in Italia, i dati del registro della Società di Gastroenterologia Pediatrica hanno messo in evidenza il progressivo aumento di queste malattie, che spesso esordiscono tra gli 8 e i 12 anni. Addirittura alcuni casi anticipano a 3-5 anni”.

Questo nuovo scenario della malattia mette in evidenza problematiche nuove.

“Il 30-40% dei bambini affetti da Malattia di Crohn soffre di problemi di crescita”, continua Lionetti. “Il quadro clinico può essere  dominato da manifestazioni extra intestinali che possono portare a un ritardo delle diagnosi”.

Insomma, sintomi che non hanno nulla a che vedere con l’intestino finiscono per confondere e quindi si arriva in ritardo a scoprire di che cosa si tratta veramente.

“Nel caso della colite ulcerosa, invece, vi è una maggiore prevalenza di pancoliti, cioè una malattia che colpisce tutto il colon e il retto, non solamente una parte. Proprio per questo sono state varate delle linee guida pediatriche specifiche ed è fondamentale una costante collaborazione tra pediatri e gastroenterologi”.

Come detto, le cause di questo incremento di diagnosi tra i bambini non sono note.

“Come per tutte le malattie immunomediate, vi è una predisposizione genetica su cui intervengono dei fattori ambientali. Tra questi, vi può essere la dieta tipica del mondo occidentale con alimenti che favoriscono l’infiammazione e modificazioni  del microbiota intestinale”.

 

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