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Tumore al pancreas, la cura esiste, ma non è disponibile

C’è una rivoluzionaria tecnica per attaccare il tumore al pancreas, la patologia che nel nostro Paese colpisce ogni anno 12 mila persone e che ha stroncato la vita anche di molti personaggi famosi come Steve Jobs e Patrick Swayze, l’indimenticabile protagonista di “Ghost”.

La nanotecnologia per il tumore al pancreas

La nuova strategia si basa sull’utilizzo  dalle nanoparticelle, che riescono a colpire dall’interno questa malattia molto aggressiva, finora praticamente inattaccabile dai farmaci tradizionali. Con tre vantaggi in più: la sopravvivenza dei pazienti aumenta del 27%, diminuiscono gli effetti collaterali e migliora la qualità di vita. “Attendevamo questo passo avanti da oltre vent’anni, dopo decine di insuccessi. Ma il nab-paclitaxel, la nuova molecola, attende ancora il via libera dall’AIFA (Agenzia italiana del farmaco), dice il professor Stefano Cascinu, Direttore dell’Oncologia Medica degli Ospedali Riuniti di Ancona e Presidente AIOM (Associazione italiana oncologia medica).

L’AIOM ha  lanciato la campagna PanCrea: per creare informazione e sensibilizzare medici e cittadini sulla prevenzione e sulle innovazioni nei trattamenti. Opuscoli, sondaggi e un tour in sette Regioni per fare luce sulla patologia, poco conosciuta ma tutt’altro che rara. E non è tutto: secondo il rapporto Euro Pancreatic Cancer Index (EPCI), la prima comparazione mai effettuata sul trattamento del tumore del pancreas nel Vecchio Continente, l’80% dei Paesi della UE non segue i pazienti nella maniera corretta. L’Italia è maglia nera nei tempi di accesso alle cure. Il nab-paclitaxel è già utilizzato con successo contro le neoplasie del seno che non rispondono a trattamenti precedenti perché, a differenza degli altri taxani, non presenta reazioni di ipersensibilità e ha dimostrato di aumentare la sopravvivenza.

Guarire il tumore al pancreas sarà possibile con le nanoparticelle

“Il futuro della lotta al cancro risiede in una maggiore conoscenza delle potenzialità delle nanoparticelle”,  spiega il professor Mauro Ferrari, presidente del Methodist Hospital Research Institute di Houston, considerato il più importante ricercatore al mondo in questo campo.  “Il successo risiede proprio nella loro natura, perché operano su scala infinitesimale e costruiscono strutture di dimensioni di qualche atomo. Per fare un confronto, lo spessore di un capello umano è di 100mila nanometri. A questo livello cambiano le proprietà fisiche degli elementi e il modo in cui si esprimono le leggi della natura. È possibile così progettare ‘vettori’ che penetrano con maggiore facilità nei vasi sanguigni prossimi al tessuto tumorale, aumentando la concentrazione di principio attivo del 33%. Nel nostro laboratorio di Houston, in collaborazione con ingegneri Nasa, abbiamo realizzato veri e propri “razzi multistadio” microscopici che assolvono questi compiti”.

Le nanotecnologie sono trasversali e si possono applicare a vari settori del biotech: in ambito salute, ma anche nel comparto agroalimentare, industriale, genomico e così via. “La nanomedicina sta rivoluzionando la pratica clinica mettendo a disposizione nuovi e più efficaci strumenti diagnostici e sistemi di cura innovativi, che favoriscono l’introduzione di terapie sempre più personalizzate”, dice la dottoressa Laura Fabrizio, Presidente SIFO (Società italiana di farmacia ospedaliera). L’introduzione delle nanotecnologie nel campo della farmaceutica e, più in generale, della cura della salute è rilevante oltre per l’impatto clinico e sociale anche per quello economico, per le necessarie problematiche sulla sostenibilità per il SSN nonché per la gestione di nuovi potenziali rischi derivanti dalle nanoparticelle. Il nab-paclitaxel riesce a superare più facilmente lo stroma, la spessa componente di sostegno del cancro costituita dal tessuto connettivo e dai vasi sanguigni, liberando il suo potenziale proprio all’interno della malattia.

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2 comments

  1. Buongiorno, sul vostro giornale ho letto numerosi articoli che trattano del cancro. Questo in particolare ha attratto la mia attenzione perché, ho 38 anni e ho visto mirire mio nonno e mio padre di tumore al pancreas. Se ne sono andati in pochi mesi e mi domando se davvero non ci fossero cure per salvarli. Grazie

    • Sono numerosi i tumori del pancreas. Alcuni purtroppo sono davvero aggressivi, come i casi citati nella e-mail. La prevenzione è sicuramente il campo della medicina che ci darà maggiori soddisfazioni in futuro, anche perché ancora poco esplorato, soprattutto per i tumori al pancreas. Esistono oggi esami senza radiazioni e senza mezzo di contrasto, come la RM diffusion whole-body, ad esempio, che possono essere eseguiti per prevenzione senza rischi per soggetti che vi si sottopongono.

      Dr. Giuseppe Petralia
      Medico Vice Direttore
      Divisione di Radiologia
      IEO – Istituto Europeo di Oncologia
      Via Ripamonti, 435 – 20141 Milano

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