
Scompenso cardiaco: cause, sintomi e cure di una malattia sempre più diffusa
Lo scompenso cardiaco è una delle patologie croniche più diffuse nei Paesi industrializzati. Colpisce milioni di persone in tutto il mondo, soprattutto dopo i 65 anni, ma può manifestarsi anche in età più giovane. È una condizione in cui il cuore non riesce a pompare sangue in quantità sufficiente per soddisfare le necessità dell’organismo. Può derivare da diverse malattie cardiache, come l’infarto o l’ipertensione, e provoca sintomi come affaticamento, difficoltà respiratoria, gonfiore a gambe e caviglie. È una patologia cronica che richiede un trattamento continuo, basato su farmaci, cambiamenti dello stile di vita e, nei casi più gravi, interventi o dispositivi cardiaci.
Cos’è lo scompenso cardiaco
Lo scompenso cardiaco (o insufficienza cardiaca) è una condizione in cui il cuore perde progressivamente la sua capacità di contrarsi e rilassarsi in modo adeguato e quindi di pompare una quantità sufficiente di sangue e ossigeno. Di conseguenza, organi e tessuti vanno incontro a sofferenza. Se in condizioni normali il cuore pompa nel sistema circolatorio circa cinque-sei litri di sangue al minuto, in caso di scompenso questa quantità scende considerevolmente.
Si distinguono due forme principali di malattia:
- scompenso cardiaco sistolico, quando il cuore non riesce a contrarsi in modo sufficiente;
- scompenso cardiaco diastolico, quando il cuore non si rilassa correttamente dopo la contrazione.

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Il cuore colpito da scompenso non riesce a pompare sangue in modo efficace per soddisfare le esigenze dell’organismo. Il risultato è un’inadeguata irrorazione di tessuti e organi vitali e un accumulo anomalo di liquidi. Se non curata, la malattia può portare a conseguenze serie, come: insufficienza respiratoria ed epatica, ictus cerebrale, trombo-embolismi, aritmie, problemi ai reni.
Le principali cause dello scompenso cardiaco
Le cause alla base dello scompenso cardiaco possono essere diverse e non di rado si combinano tra loro. Le più comuni includono:
- ipertensione arteriosa non controllata, che nel tempo affatica il cuore;
- ischemica coronarica, ossia un restringimento delle coronarie, i vasi che portano il sangue al cuore;
- infarto del miocardio, che danneggia una parte del muscolo cardiaco;
- malattie delle valvole cardiache, che impediscono il corretto flusso del sangue;
- cardiomiopatie di origine genetica o infiammatoria;
- disturbi del ritmo cardiaco, come la fibrillazione atriale;
- altre malattie a carico del cuore.
Diabete, ipercolesterolemia, aterosclerosi, obesità e consumo eccessivo di alcol e fumo costituiscono fattori di rischio noti per lo scompenso cardiaco.
Quali sono i sintomi di uno scompenso cardiaco?
Lo scompenso cardiaco può evolvere lentamente, tanto che i primi sintomi vengono spesso ignorati. I segnali più comuni sono:
- affanno o difficoltà respiratoria, soprattutto durante uno sforzo o da sdraiati;
- tosse stizzosa;
- gonfiore a gambe, caviglie o addome (edemi);
- aumento di peso improvviso, dovuto alla ritenzione di liquidi;
- stanchezza e debolezza anche per attività quotidiane;
- palpitazioni o battito irregolare;
- riduzione della capacità di esercizio fisico;
- sensazione di addome teso, disturbi digestivi, perdita di appetito.
Riconoscere tempestivamente questi sintomi è fondamentale per avviare una diagnosi precoce e un trattamento efficace.
Gli esami da fare
La diagnosi si basa su una combinazione di esami clinici e strumentali:
- visita cardiologica con anamnesi accurata;
- analisi del sangue, comprese le concentrazioni di sodio e di potassio e del peptide natriuretico (BNP), una sostanza secreta dal muscolo cardiaco stesso quando è sottoposto a stress;
- elettrocardiogramma (ECG) per individuare eventuali aritmie;
- ecocardiogramma, utile per valutare la funzione di pompa del cuore;
- radiografia toracica per verificare la presenza di liquidi nei polmoni.
Qual è la cura per lo scompenso cardiaco?
Il trattamento dipende dalla gravità della malattia e dalle condizioni del paziente. Quando possibile, si prescrivono cure farmacologiche, a base di farmaci come ACE-inibitori, betabloccanti, antialdosteronici e/o sartani. Se la situazione non migliora o è già compromessa si può ricorrere alla terapia di risincronizzazione cardiaca (CRT), che consiste nell’uso di un dispositivo pacemaker che trasmette stimoli elettrici a entrambi i lati del cuore, risincronizzando e migliorando l’azione di pompa del muscolo cardiaco. In alternativa, si può optare per il defibrillatore, che in caso di battito cardiaco irregolare o pericoloso eroga una scossa elettrica per riportare il ritmo alla normalità. Si possono anche applicare dispositivi con entrambe le funzioni: pacemaker e defibrillatore.
Quando lo scompenso è in fase avanzata può essere necessario ricorrere al trapianto cardiaco o all’impiego di supporti circolatori, ossia pompe meccaniche che sostituiscono la funzione del cuore.
Naturalmente, se necessario, è importante anche modificare lo stile di vita ed eventualmente seguire delle cure per trattare i fattori di rischio.
I consigli da seguire
- Seguire una dieta equilibrata.
- Evitare alimenti troppo salati, che aumentano la ritenzione di liquidi.
- Controllare regolarmente pressione arteriosa e colesterolo.
- Evitare fumo e alcol.
- Fare attività fisica regolare, secondo le indicazioni del cardiologo.
- Limitare l’apporto di liquidi.
- Cercare di non aumentare di peso.
Foto di copertina di Tumisu via Pixabay




