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Scompenso cardiaco: il 30% dei pazienti nuovamente ricoverato entro un mese

Più di qualche annetto fa, seppur con altro significato, c’era chi cantava una canzone la cui celebre strofa recitava “un cuore matto, matto da legare”.

Oggi parliamo sempre di cuore e del suo comportamento anomalo, ma questa volta in chiave medica.

Lo scompenso cardiaco è una patologia cronica in forte aumento che colpisce 15 milioni di persone in Europa e oltre 1 milione nel nostro Paese. In Italia è la causa principale di ospedalizzazione nelle persone di età superiore ai 65 anni, con un rilevante impatto non solo clinico, ma anche sociale ed economico.

Lo scompenso cardiaco è caratterizzato da un deterioramento della funzione del cuore che impedisce il giusto apporto di sangue all’organismo. Tale condizione è determinata da un’incapacità del cuore di contrarsi (sistole) e/o di rilasciarsi (diastole) in modo adeguato.

La prevalenza di questa patologia cresce in maniera esponenziale con l’età, colpendo oltre il 20% dei cittadini con più di 80 anni.

Se non adeguatamente trattato peggiora nel tempo, con esito fatale nel 50% dei pazienti, entro cinque anni dalla diagnosi. Vi è inoltre uno stretto legame con chi soffre di diabete: 4 persone colpite da scompenso hanno anche questa patologia.

La situazione italiana: il 10% dei pazienti va incontro a decesso durante il ricovero

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Francesco Vetta

Lo scompenso cardiaco è una delle prime cause di ricovero in Italia, soprattutto negli over 65.

“Lo scompenso cardiaco necessita di una particolare attenzione e di percorsi dedicati viste le conseguenze che può comportare – spiega il Prof. Francesco Vetta, Direttore UOC Cardiologia UTIC Ospedale di Avezzano e Professore di Cardiologia Unicamillus – Dopo la dimissione, il 30% dei pazienti viene nuovamente ricoverato entro un mese, mentre circa il 10% va incontro a decesso durante il ricovero. Anche per quanto riguarda le aritmie, un trattamento rapido è indispensabile per ridurre il rischio di morte improvvisa. Il processo virtuoso avviato ad Avezzano permette di dedicare maggiore attenzione a queste patologie, migliorando sia la qualità di vita dei pazienti che la gestione della spesa del Servizio Sanitario Nazionale”.

I sintomi dello scompenso cardiaco

Lo scompenso cardiaco non è sempre clinicamente evidente: nello stadio precoce i pazienti sono asintomatici, oppure avvertono sintomi lievi, come per esempio affanno solo per sforzi molto importanti.

I sintomi possono essere sottovalutati sia dai pazienti sia dai medici, o essere attribuiti a malattie respiratorie, a disturbi digestivi, o allo stress.

Purtroppo l’andamento naturale della patologia è progressivo e i sintomi divengono gradualmente sempre più evidenti fino a indurre il paziente a effettuare accertamenti cardiologici per malessere o addirittura a rendere necessario il ricovero in ospedale.

A causa dell’incapacità del cuore di pompare il sangue efficacemente e di fornire ossigeno a organi importanti come reni e cervello, ma anche ai muscoli, i soggetti affetti da scompenso cardiaco presentano una serie di sintomi, come per esempio: dispnea (mancanza di fiato) da sforzo e talora anche a riposo, dispnea in posizione supina, tosseasteniaedema degli arti inferioriaddome gonfio o dolenteperdita di appetito, confusione, deterioramento della memoria

Le cause

Lo scompenso cardiaco può avere diverse cause.

L’insufficienza cardiaca si sviluppa in genere in seguito a un danno al muscolo cardiaco, per esempio in conseguenza a un infarto del miocardio, a un’eccessiva sollecitazione dovuta all’ipertensione arteriosa non trattata o a una disfunzione valvolare.

Sono invece fattori di rischio per lo scompenso a frazione di eiezione conservata (cuore che pompa normalmente ma con ventricoli che si irrigidiscono) condizioni quali il diabete, la sindrome metabolica, l’obesità, l’ipertensione e il sesso femminile.

Cura e trattamenti per lo scompenso cardiaco

scompenso cardiaco sintomiLo scompenso cardiaco è una condizione cronica, che richiede al paziente, in seguito alla diagnosi, di iniziare un percorso di trattamento che prevede, in primis, un cambiamento dello stile di vita e una terapia farmacologica, che è molto efficace. Può anche poi richiedere trattamenti di tipo interventistico.

Il trattamento dello scompenso cardiaco è quindi multidisciplinare e prevede la messa in atto sequenziale di diversi interventi.

L’obiettivo finale dell’équipe medica è quello di ridurre i sintomi per migliorare la qualità della vita, rallentare la progressione della malattia, ridurre le ospedalizzazioni e aumentare la sopravvivenza.

Come per molte altre condizioni patologiche, una diagnosi precoce, l’assunzione di un ruolo attivo del paziente nella gestione della malattia e la stretta collaborazione tra il medico di famiglia e l’equipe multidisciplinare specializzata nella cura dello scompenso cardiaco, sono le chiavi del successo nella gestione a breve e lungo termine di questa patologia.

Il trattamento dello scompenso cardiaco può avvenire in diversi modi:

  • Modifiche dello stile di vita e delle abitudini alimentari

Per esempio, la pratica regolare di attività fisica aerobica di intensità moderata, la riduzione dell’apporto di sale, la limitazione dell’introduzione di liquidi, e l’automonitoraggio (controllo quotidiano del peso corporeo, misurazioni frequenti della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, verifica quotidiana della presenza di edemi).

  • Terapia farmacologica

È costituita dall’associazione di più farmaci. I pilastri della terapia farmacologica sono: i farmaci bloccanti il sistema renina-angiotensina-aldosterone (ACE inibitori, spartani e antialdosteronici), i farmaci che antagonizzano il sistema nervoso simpatico (beta-bloccanti), i farmaci antagonisti della neprilisina e i farmaci inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio.

  • Terapia elettrica

Qualora la sola terapia farmacologica non fosse sufficiente oppure non ben tollerata dal paziente, se è presente un disturbo della conduzione dell’impulso elettrico (e, in particolare, un blocco di branca sinistra), è possibile associarvi la terapia elettrica, che consiste nell’impianto di pacemaker (PM) o defibrillatori (ICD) biventricolari che  ‘risincronizzano’ la contrazione cardiaca (si parla infatti di ‘terapia di risincronizzazione cardiaca’, CRT).

Questi dispositivi lavorano in stretta sinergia con i farmaci anti scompenso, battito dopo battito, così da riuscire a frenare la progressione dello scompenso e in alcuni casi a ripristinare una contrattilità cardiaca normale.

La terapia di risincronizzazione cardiaca, associata alla terapia farmacologica, si è dimostrata capace di migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita riducendo i sintomi dell’insufficienza cardiaca, mettendo i soggetti in condizione di poter riprendere molte delle loro attività quotidiane.

Scompenso cardiaco: focus sul pacing fisiologico

Ricordiamo prima di tutto che il pacemaker è un dispositivo in grado di generare degli impulsi elettrici, che stimolano la contrazione di una o più camere del cuore (atri e/o ventricoli) in caso di disturbi della genesi o della conduzione dell’impulso elettrico per far sì che il cuore possa svolgere correttamente il suo ruolo di pompa.

scompenso cardiaco curaCon il pacing fisiologico (rispetto a quello tradizionale) si va a stimolare un diverso punto del cuore, in particolare il fascio di His e la branca sinistra.

Si rivela particolarmente rilevante per alcune patologie cardiache, in particolare per la stimolazione dopo sincope, per la stimolazione dopo la sostituzione di valvola aortica, per la terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT) per lo scompenso cardiaco.

Con la stimolazione apicale del ventricolo destro che si attua con il pacing tradizionale, infatti, è stato evidenziato il rischio di un deterioramento dell’attività elettrica e quindi della funzionalità meccanica atriale e ventricolare.

“Con una stimolazione da pacing tradizionale al livello del ventricolo destro superiore al 20-40% può aumentare del 15-20% il rischio di scompenso cardiaco e del 50% il rischio di fibrillazione atriale – ha sottolineato il Prof. Vetta – Questi dati sono di estremo interesse per l’impiego delle nuove metodiche di pacing fisiologico, come la stimolazione dell’His o la stimolazione della branca sinistra, che in alcuni pazienti permettono di ridurre il rischio di queste complicanze. Si devono accogliere queste novità tecnologiche che permettono di migliorare la qualità di assistenza ai pazienti”.

 

 

 

Copertina Foto di Puwadon Sang-ngern: https://www.pexels.com/it-it/foto/salutare-luce-rosso-donna-5340270/

Foto di Niklas Jeromin: https://www.pexels.com/it-it/foto/salutare-scrittura-scuola-tecnologia-16450237/

Foto di Louis Bauer: https://www.pexels.com/it-it/foto/primo-piano-di-foglia-249348/

About Umberto Urbano Ferrero

Umberto Urbano Ferrero, collaboratore - Torinese d’origine, cittadino del mondo per credo. Laureato in Lettere moderne, ama l’arte in tutte le sue forme e viaggia per conoscere il mondo, oltre che se stesso. Umberto è appassionato di sport e Urbano, al contrario di ciò che l’etimologia suggerisce, apprezza la vita a contatto con la natura. Ritiene la curiosità una delle principali qualità in una persona, caratteristica essenziale per guardare il mondo da più angolazioni.

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