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Salute

Social freezing: cos’è, come funziona e quali sono i limiti

08/10/2026
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Percorsi di studio più lunghi, lavoro, difficoltà a trovare un partner o semplicemente il desiderio di rimandare la maternità. Sono tanti i motivi per cui una donna può prendere in considerazione il social freezing, cioè la crioconservazione degli ovociti per motivi non legati a una patologia o a una terapia che potrebbe compromettere la fertilità.

La tecnica permette di conservare gli ovociti prelevati in giovane età e utilizzarli eventualmente in futuro. È però importante chiarire un punto: congelare gli ovociti non significa mettere in pausa la fertilità né assicurarsi una gravidanza negli anni successivi.

Che cos’è il social freezing

Il social freezing, chiamato anche congelamento degli ovociti per scelta personale, consiste nella raccolta e crioconservazione degli ovociti con l’obiettivo di preservarli per un possibile utilizzo futuro.

A differenza della crioconservazione effettuata prima di trattamenti oncologici o in presenza di alcune condizioni mediche, in questo caso non c’è necessariamente una diagnosi che minaccia la fertilità. La decisione nasce dalla volontà di posticipare la possibilità di avere un figlio, conservando ovociti ottenuti in un’età nella quale la loro qualità è generalmente maggiore.

Gli ovociti vengono congelati attraverso la vitrificazione, una tecnica di congelamento rapido che consente di ridurre la formazione di cristalli di ghiaccio e preservare la cellula.

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Come funziona il congelamento degli ovociti

Il percorso è simile, nella prima fase, a quello previsto per alcune tecniche di procreazione medicalmente assistita.

La donna viene sottoposta a una valutazione della riserva ovarica e ad alcuni esami. Successivamente può essere prescritta una stimolazione ovarica ormonale, generalmente della durata di circa 10-12 giorni, durante la quale la crescita dei follicoli viene monitorata attraverso ecografie e, quando necessario, esami del sangue.

Quando i follicoli hanno raggiunto le caratteristiche adeguate, viene programmato il prelievo degli ovociti, effettuato attraverso un’apposita procedura chiamata pick-up ovarico.

Gli ovociti maturi vengono quindi vitrificati e conservati in laboratorio.

Il numero di ovociti ottenuti può variare considerevolmente da una donna all’altra. In alcuni casi può essere necessario effettuare più di un ciclo per arrivare a una quantità di ovociti ritenuta adeguata.

A che età conviene congelare gli ovociti?

L’età è uno degli elementi più importanti da considerare.

La fertilità femminile diminuisce con il passare degli anni e, in particolare, tende a ridursi progressivamente la qualità degli ovociti. Con l’aumentare dell’età cresce anche la probabilità di anomalie cromosomiche dell’ovocita.

Per questo motivo, se una donna prende in considerazione il social freezing, farlo in età più giovane significa generalmente disporre di ovociti con un potenziale riproduttivo maggiore.

Questo, però, non significa che esista un’età universale entro la quale la procedura debba essere eseguita. La valutazione deve tenere conto di età, riserva ovarica, storia clinica e numero di ovociti che è possibile ottenere.

Quanti ovociti bisogna congelare?

Non esiste un numero valido per tutte. La probabilità di ottenere una gravidanza in futuro dipende, tra gli altri fattori, dal numero di ovociti congelati, dalla loro maturità e soprattutto dall’età della donna al momento del prelievo.

È quindi diverso congelare pochi ovociti a 32 anni rispetto a farlo a 39 o 40 anni. Anche disponendo dello stesso numero di ovociti, il loro potenziale può essere differente.

Per questo gli specialisti possono utilizzare l’età e altri parametri clinici per stimare il numero di ovociti che potrebbe essere opportuno conservare, senza però poter garantire un determinato risultato.

Gli ovociti congelati garantiscono una gravidanza?

È probabilmente il principale aspetto da chiarire quando si parla di social freezing. La crioconservazione preserva gli ovociti, non la fertilità nel suo complesso. Se in futuro verranno utilizzati, gli ovociti dovranno essere scongelati, fecondati, coltivati in laboratorio e, se si arriva alla fase del trasferimento, utilizzati nell’ambito di un percorso di procreazione medicalmente assistita. A ogni passaggio possono verificarsi delle perdite.

Inoltre, anche se gli ovociti sono stati raccolti quando la donna era più giovane, la gravidanza verrà affrontata all’età in cui si decide di utilizzarli. Questo significa che la crioconservazione non elimina i rischi associati a una gravidanza in età più avanzata.

Il social freezing ferma l’orologio biologico?

Questa è un’altra distinzione fondamentale. Gli ovociti conservati mantengono, per quanto possibile, le caratteristiche biologiche legate all’età in cui sono stati congelati. L’organismo della donna, però, continua a invecchiare.

La riserva ovarica continua quindi a diminuire e possono comparire altre condizioni di salute indipendenti dagli ovociti conservati.

Il social freezing può essere considerato uno strumento di preservazione della fertilità, ma non permette di spostare in avanti l’intero processo biologico della riproduzione.

Quali sono i rischi?

La stimolazione ovarica è generalmente considerata una procedura consolidata, ma non è priva di possibili effetti indesiderati e complicanze.

Tra questi può comparire la sindrome da iperstimolazione ovarica, oggi meno frequente grazie ai protocolli e ai farmaci disponibili. Il prelievo degli ovociti, inoltre, è una procedura invasiva e, come ogni procedura medica, comporta possibili rischi.

Prima di iniziare il percorso è quindi importante effettuare una valutazione specialistica e discutere benefici, limiti e possibili complicanze.

Quanto costa il social freezing?

Il costo può essere significativo e varia in base al centro, agli esami, ai farmaci utilizzati e al numero di cicli necessari.

Non bisogna considerare soltanto il costo del primo prelievo. Possono esserci infatti spese legate alla conservazione degli ovociti nel tempo e, qualora vengano utilizzati in futuro, ulteriori costi per lo scongelamento, la fecondazione e il successivo percorso di procreazione medicalmente assistita.

Prima di intraprendere il percorso è quindi opportuno chiedere al centro un preventivo dettagliato che comprenda tutte le fasi.

Social freezing: una possibilità, non una polizza sulla fertilità

Il social freezing può offrire a una donna la possibilità di conservare ovociti ottenuti in un momento della vita in cui il loro potenziale riproduttivo è generalmente maggiore. Può quindi rappresentare un’opzione da valutare quando il desiderio di maternità è presente, ma le condizioni personali rendono difficile cercare una gravidanza nell’immediato.

È però altrettanto importante conoscerne i limiti. Non garantisce una gravidanza, non assicura la nascita di un bambino e non annulla gli effetti dell’età sulla salute della donna.

La scelta dovrebbe quindi nascere da un confronto con uno specialista di medicina della riproduzione, che possa valutare la situazione individuale e spiegare realisticamente quali possibilità offre la procedura.

In altre parole, congelare gli ovociti può aumentare le opzioni riproduttive future, ma non può trasformarle in certezze.

Immagine di copertina d Robster_91! via Pixabay

Giornalista freelance dal 2001, giornalista professionista dal 2008, web writer e copywriter dal 2010, scrive principalmente di salute, medicina, attualità, benessere, psicologia, crescita personale, alimentazione e maternità. Collabora con diverse testate nazionali e vari siti di informazione. Inoltre, svolge attività di web writer, content editor e copywriter per agenzie e aziende. Ha scritto numerosi libri e volumi.