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Dieta ecosostenibile. Ecco perché scegliere i cibi che inquinano di meno

Dieta ecosostenibile. Ecco perché scegliere i cibi che inquinano di meno

Che il meteorismo delle mucche sia un grande problema dal punto di vista dell’inquinamento, ormai, lo sappiamo tutti e non ci fa neppure più sorridere. Ma è davvero così importante scegliere una dieta ecosostenibile per aiutare il pianeta? E quali sono gli alimenti meno inquinanti dal punto di vista della produzione, dell’imballaggio e dello smaltimento?

Per rispondere a queste domande, il professore di Scienze acquatiche e della pesca all’università di Washington Ray Hilborn ha effettuato uno studio che lo ha portato a fare questa affermazione: “Se sei un’ambientalista, ciò che mangi fa la differenza. Abbiamo concluso che ci sono scelte decisamente buone e scelte decisamente cattive”.

L’analisi sugli impatti ambientali causati dalla produzione alimentare, potrebbe essere tenuta in considerazione anche nella scelta di quali produzioni alimentari incentivare e quali non nel nostro paese. Dunque, le nostre scelte in termini di alimentazione e produzione possono incidere significativamente sull’ecosostenibilità della nazione, ma anche sul rispetto del territorio.

Dieta ecosostenibile: prima di tutto ridurre i consumi

Scegliere di allevare e coltivare in modo sostenibile garantirebbe la sopravvivenza della Terra e di tutti i suoi abitanti. Il modo moderno di produrre, invece, sta logorando il mondo ad una velocità tale che servirebbero 1,7 pianeti come la Terra per mantenere questo ritmo di consumo. Quasi il doppio di quello che possiamo permetterci. Per lo stesso motivo, l’uno agosto 2018, l’uomo ha consumato tutte le risorse che la terra può fornire in 365 giorni e, da quel giorno in avanti, fino alla fine dell’anno, l’uomo è in debito con la Terra e sta utilizzando risorse sottraendole alle popolazioni future.

La dieta ecosostenibile fa bene al pianeta e non solo

Per fortuna, sentiamo parlare sempre più spesso di “dieta ecosostenibile”. Con questa definizione si indica un regime alimentare basato sul consumo di alimenti coltivati eticamente e secondo una responsabilità ambientale, cioè alimenti buoni sia per l’uomo che per l’ambiente e che vengono prodotti nel rispetto degli agricoltori e degli animali. Negli ultimi tempi, molti consumatori acquistano prodotti sostenibili consumando cibi locali, biologici e di stagione. Comportarsi in questo modo è un buon passo avanti verso una dieta ecosostenibile poiché si evita uno scorretto sfruttamento del suolo e delle risorse idriche impiegate, con basse emissioni di carbonio e azoto, facendo attenzione alla conservazione della biodiversità e degli ecosistemi.

Dieta ecosostenibile: no agli eccessi, no alle carenze

Nonostante sia evidente per tutti che le moderne tecniche di produzione sono assolutamente insostenibili, l’uomo si interessa ancora troppo poco alla questione ecologica ed è per questo motivo che, nel mondo, un miliardo di persone soffre la fame e altrettante sono obese. Tirando le somme, circa due miliardi di persone vivono il dramma della malnutrizione, in eccesso o in difetto. Per rimediare, bisogna favorire la produzione di alimenti salutari, con un basso impatto ambientale e poco elaborati dal punto di vista industriale.

Dieta ecosostenibile: cibi sì, cibi no

Dallo studio di Ray Hilborn è emerso che i molluschi allevati e il pescato di sardine, sgombri e aringhe costituiscono le produzioni con un minore impatto sull’ambiente. In particolare, gli allevamenti di ostriche, cozze e capesante sono ecosostenibili perchè assorbono i nutrienti in eccesso che Dieta ecosostenibile. Ecco perché scegliere i cibi che inquinano di menorisulterebbero altrimenti dannosi per l’ecosistema.

Un altro pescato che ha impatto relativamente basso è il pesce bianco, come il merlano, il nasello e il merluzzo. Anche il salmone d’allevamento è un ottimo prodotto per rispettare l’ambiente.

Sconsigliatissimi sono gli allevamenti di pescigatto, gamberi e tilapia che richiedono una costante circolazione dell’acqua, alimentata elettricamente. L’allevamento di pescigatto produce circa venti volte più gas serra del piccolo pescato, ma anche più degli allevamenti di molluschi, di salmone e di polli. Dato che il bestiame emette metano, ha ottenuto un pessimo punteggio per quanto riguarda le piogge acide. I migliori in questo campo sono ancora gli allevamenti di molluschi, seguiti subito dopo dal pescato e dagli allevamenti di salmone.

Per quanto riguarda il pesce, bisogna considerare l’inquinamento causato dal motore dei pescherecci e anche i danni causati all’ecosistema dalla pesca eccessiva o dall’uso di tecniche come la pesca a strascico o la pesca in vaso dell’aragosta che richiede moltissimo carburante.

Dieta ecosostenibile. Ecco perché scegliere i cibi che inquinano di menoDieta ecosostenibile significa dieta varia

Nel Mediterraneo il 96% degli stock ittici di acque profonde è sovra sfruttato, così come il 71% delle specie di mare aperto, ovvero sardine e acciughe. Delle oltre settecento specie marine commestibili presenti nel Mediterraneo solo il 10% circa è commercializzato. La conseguenza di questa “ignoranza” è un sovrasfruttamento degli stock delle specie più conosciute (come alici, nasello, merluzzo, pesce spada, sgombro, sogliole), che tendono col tempo a scarseggiare nei nostri mari. Nonostante questo, l’Italia offre tante ricette che si basano su pesci meno noti e altrettanto ricchi di grassi essenziali come gli Omega 3 che sono difficilissimi da assumere con altri alimenti.

I quattro parametri su cui si basa la dieta ecosostenibile

Per compiere la ricerca sugli alimenti ecosostenibili, il professore americano Hilborn ha tenuto in considerazione l’energia usata per produrli, i gas serra rilasciati, l’eventuale alterazione della composizione dell’ambiente attraverso l’uso di fertilizzanti o mangimi chimici e la possibilità di alimentare le piogge acide. I ricercatori hanno effettuato quindi un’analisi di questi quattro parametri nella produzione di quaranta grammi di proteine, che è la dose media giornaliera raccomandata negli Stati Uniti. Lo studio menziona anche altri tipi di impatto ambientale, come la domanda di acqua, l’uso di pesticidi, l’uso di antibiotici e l’erosione del suolo. Per il momento, i ricercatori non hanno considerato l’impatto sulla biodiversità nei sistemi utilizzati per la raccolta, la caccia o la pesca, ma stanno rivalutando questo punto per pubblicare uno studio più completo.

Anche l’impronta idrica, ovvero la quantità di acqua consumata dai processi produttivi, è un ottimo parametro per valutare l’impatto ambientale. Cereali, frutta e verdura, che, per altro, sono tra i cibi più consumati nelle diete mediterranee, hanno un’impronta idrica molto più bassa rispetto alla carne ed ai derivati animali. “Se per esempio, per produrre un pomodoro sono necessari 13 litri di acqua, per una fetta di pane ne servono 40, 100 grammi di formaggio «costano» 500 litri, un hamburger 2.400 litri d’acqua. Più in generale, per alimentarsi il consumo d’acqua varia da circa 1.500-2.600 litri nel caso di una dieta vegetariana a circa 4.000-5.000 litri per una ricca di carne. Ne consegue che una dieta idrovora, troppo ricca in grassi animali e zuccheri, è negativa non solo per le risorse idriche del pianeta ma anche in termini di salute.” (Fonte: One Planet Food).

Dieta Vegana ma non significa ecosostenibile

Ray Hilborn non ha dubbi: “Se paragonati ad altri studi su diete vegetariane e vegane, una dieta di molluschi allevati e di piccolo pescato ha un impatto ambientale inferiore rispetto a una dieta a base vegetale.”

Al tempo stesso, però, una dieta a base di carne ha un impatto decisamente maggiore rispetto ad una vegetariana. Se l’1% della popolazione diminuisse il consumo di carne di una porzione al giorno, verrebbero risparmiati milioni di rifiuti e conservate grandi quantità di risorse idriche. Questo perchè gli allevamenti di bestiame a terra occupano molto terreno e vengono nutriti prevalentemente con mangimi a base di mais, pianta che ha bisogno di molto spazio e moltissima acqua per crescere. Se sommiamo queste due componenti, la carne è uno dei prodotti più inquinanti che troviamo sul mercato.
Dieta ecosostenibile. Ecco perché scegliere i cibi che inquinano di menoL’ideale sarebbe creare una dieta calibrata tra frutta, verdura, cereali, legumi, molluschi e pesce. Per i vegetariani convinti, comunque, i ricercatori hanno calcolato una top5 dei prodotti dell’ortofrutta in base al consumo di risorse.
Prime fra tutti sono le patate perchè non richiedono più acqua di altri alimenti e, anzi, producono naturalmente delle sostanze che contrastano parassiti e malattie, per cui non necessitano di molti agrofarmaci. Al secondo posto ci sono le mele, ma solo se biologiche perchè le altre sono estremamente trattate. Nella classifica seguono piselli e fagioli che necessitano di poco fertilizzante e nutrono il terreno di azoto. Al quinto posto si trovano i broccoli perchè producono e rilasciano sostanze completamente naturali analoghe ad una classe di efficaci agrofarmaci industriali.

Gesti etici e dieta ecosostenibile

Compiere piccoli passi verso l’ecosostenibilità è sintomo di grande rispetto nei confronti dell’ambiente in cui viviamo, ma anche di grande amore nei confronti di tutte le persone che ci circondano e che potranno godere di un mondo più sano e produttivo.

Acquistare prodotti locali può essere un ottimo modo per sentirsi meno in colpa nei confronti del nostro pianeta. Per altro, fare questa scelta vuol dire privilegiare la filiera corta, cioè ridurre i passaggi tra i produttori e i consumatori, sostenendo gli agricoltori del proprio paese ed incentivandoli a coltivare in modo rispettoso. Consumare frutta e verdura di stagione è vantaggioso sotto diversi aspetti perchè i prodotti di stagione, soprattutto se locali, impiegano poco tempo per arrivare sulle nostre tavole manteneDieta ecosostenibile. Ecco perché scegliere i cibi che inquinano di menondo così maggiore contenuto di vitamine e nutrienti rispetto a quelle che, fuori stagione, devono fare molta strada e permanere nei frigoriferi prima di giungere sui banchi del supermercato. Sono inoltre più buone, profumate e aromatiche oltre che economiche.

Associate a questi aspetti ci sono ovviamente le questioni ecologiche: i prodotti di stagione aiutano l’ambiente perché in generale determinano minori impatti. Infatti, la produzione in serra impiega almeno sessanta volte la quantità di energie rispetto alla produzione dello stesso alimento all’aria aperta a causa delmantenimento dell’illuminazione e delle temperature di coltivazione.

 

About Elba Festo

Elba Festo
Una passione incontenibile per la natura in tutte le sue manifestazioni. La montagna estrema, la vita sottomarina, gli animali, le piante. E' un' ambientalista convinta, con il sogno di diventare biologa marina. Nel frattempo coltiva molteplici interessi: la musica, il cinema e la fotografia.

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