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Pranzi e cene festive per chi soffre di malattie reumatologiche: consigliata la dieta mediterranea

Pranzi e cene festive per chi soffre di malattie reumatologiche: consigliata la dieta mediterranea

La dieta ha un ruolo complesso nello sviluppo delle malattie reumatologiche, in quanto il suo effetto influenza la risposta infiammatoria e l’interazione con il sistema autoimmune.

La maggior parte delle cellule immunitarie umane si trova nel tratto digestivo, e i nutrienti (vitamine, sale, acidi grassi) possono influenzare il microbioma e alterare la permeabilità intestinale, esercitando un effetto diretto sulle cellule immunitarie intestinali con la liberazione di sostanze pro-infiammatorie, tra le quali alcune citochine, che migrano verso le articolazioni e i tessuti linfoidi.

“La dieta mediterranea ha un effetto benefico nelle malattie reumatologiche, perché regola il rischio di infiammazione da citochine, contribuisce all’efficacia dei trattamenti e migliora la salute globale dei pazienti.

Quindi andrebbe privilegiata, anche in occasione dei pranzi e delle cene in vista delle Festività natalizie e di fine anno”, dice la dottoressa Roberta Ramonda, vicepresidente di FIRA (Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artrite), professore Associato di Reumatologia, Dipartimento di Medicina DIMED, Università di Padova.

“Certo, occorre informare adeguatamente i pazienti che l’alimentazione può integrare, ma mai sostituire il trattamento farmacologico”.

Le malattie reumatologiche

Le malattie reumatologiche sono patologie croniche che hanno pesanti riflessi sulla qualità di vita dei malati.

In Italia si stimano più di 15 milioni i pazienti affetti da malattie reumatologiche con un costo di circa 20 miliardi all’anno.

Nei paesi occidentali, le malattie reumatologiche rappresentano la prima causa di disabilità e riguardano oltre 150 differenti patologie ad alto impatto sociale, sia per i costi che per il numero di malati, che aumentano con l’avanzare dell’età senza tuttavia risparmiare i soggetti più giovani inclusi bambini e adolescenti e avendo una “predilezione” per il genere femminile.

Queste patologie, per le due costanti dell’infiammazione e del dolore, portano a un ricorso al farmaco così frequente da rappresentare la seconda causa assoluta di prescrizione.

Negli ultimi anni la ricerca reumatologica ha fatto enormi progressi nella identificazione delle cause delle principali malattie reumatologiche con ricadute cliniche determinanti nell’identificazione di nuovi markers diagnostici e di nuovi presidi terapeutici che hanno contribuito a migliorare la vita dei pazienti.

Malattie reumatologiche e dieta

“Anche se mancano linee guida nutrizionali nelle malattie reumatologiche e sono ancora pochi gli studi solidi ed estesi che dimostrino la correlazione tra dieta e l’attività delle malattie reumatologiche, recentemente, l’EULAR (European League Against Rheumatism), l’organizzazione che riunisce le società europee di reumatologia, ha pubblicato alcune raccomandazioni, redatte dalla letteratura e dai dati raccolti dalla medicina basata sull’evidenza.

Viene quindi suggerita la necessità di promuovere cambiamenti nello stile di vita dei pazienti, incentrati su una dieta sana e sul controllo del peso”, spiega la professoressa Ramonda.

La ricerca scientifica anche in questo campo può apportare significative evidenze.

Il ruolo che i diversi nutrienti hanno nell’interazione con il nostro organismo e nello sviluppo anche di altre patologie è ormai noto e condiviso.

Gli zuccheri, per esempio, alterano il microbioma ed esacerbano l’autoimmunità che entra in causa per le malattie reumatologiche.

Inoltre, un’elevata assunzione di zucchero può causare aumento di peso e obesità con correlate comorbidità.

L’assunzione di elevati livelli di sodio può avere azione infiammatoria, specie se combinata al fumo.

I grassi saturi provocando un aumento della produzione di endotossine batteriche lipopolisaccaridi possono indurre infiammazione.

Vitamine e fibre vegetali hanno invece un’azione benefica antinfiammatoria.

La dieta mediterranea

In alcuni studi basati sulla popolazione, la dieta mediterranea è stata associata a un minor rischio di artrite reumatoide con alcune differenze basate su altri fattori (per esempio sesso, fumo, sieropositività, Paese).

Uno studio osservazionale realizzato recentemente in Italia ha mostrato un’associazione inversa tra attività della artrite e livello di aderenza alla dieta mediterranea.

“Abbiamo condotto uno studio caso-controllo in Italia in cui ai pazienti che soffrono di spondiloartrite assiale sono stati offerti consigli nutrizionali incentrati sulla dieta mediterranea, l’aderenza alla dieta consigliata è stata misurata attraverso un questionario che valuta la tipologia di cibi introdotti e i pazienti sono stati rivalutati dopo 6 mesi.

Al termine dello studio, i pazienti che hanno migliorato significativamente l’aderenza alla dieta mediterranea hanno anche sperimentato una ridotta attività della malattia.

Questi risultati possono essere rilevanti per avviare un trattamento personalizzato dei pazienti e confermano che sviluppare la ricerca scientifica anche in questo ambito può portare un contributo alla gestione delle malattie”, spiega la professoressa Ramonda.

Raccomandazioni

Riassumendo, ecco alcune indicazioni:

  • Cibi utili da privilegiare

Nutrienti ad azione antinfiammatoria come vitamine e antiossidanti, fibre, acidi grassi omega-3 e omega-9 (ossia con alto rapporto omega-3/omega-6).

Si trovano essenzialmente in frutta, verdura, farine non raffinate (grano integrale, riso integrale e quinoa), legumi, pesce azzurro (salmone, tonno, sardine, sgombro), frutta secca, olio extravergine di oliva, cacao, the verde, ginseng, curcuma, peperoncino.

  • Cibi ad azione infiammatoria da limitare

Grassi saturi, zuccheri raffinati e alimenti ad alto indice glicemico, sodio, acidi grassi Omega-6 (con basso rapporto omega-3/omega-6).

Sono da limitare quindi cibi fritti, carni rosse, insaccati, salsicce, burro e margarina, formaggi grassi, prodotti confezionati industriali, sale, caffeina.

  • Integratori

Nonostante gli effetti benefici, l’integrazione vitaminica sembra avere un impatto limitato sull’attività delle malattie reumatologiche.

Tuttavia, l’integrazione di acido folico può prevenire gli effetti collaterali correlati all’assunzione di metotrexato, comune per chi soffre di artrite reumatoide, e la vitamina D dovrebbe essere somministrata ai pazienti che ne hanno carenza per prevenire complicanze muscoloscheletriche.

Gli omega-3, che hanno dimostrato un effetto benefico per le malattie reumatologiche, se non si riuscisse a garantirne l’assunzione adeguata con l’alimentazione, potrebbero essere integrati con supplementazione.

 

“La ricerca scientifica sulla correlazione tra dieta e malattie reumatologiche non è ancora sviluppata adeguatamente e dovrebbe essere promossa ulteriormente, così da fornire utili integrazioni a una visione complessiva e a un approccio olistico alla cura del paziente.

Le frontiere della ricerca stanno spostando sempre più in là i limiti della conoscenza sulle malattie reumatologiche, che sono però tante, complesse e con meccanismi molto diversi tra loro”, dice il professore Carlomaurizio Montecucco, presidente di FIRA e Ordinario di Reumatologia, Direttore del Dipartimento di Medicina Interna e Terapia Medica dell’Università di Pavia, direttore Struttura Complessa di Reumatologia al Policlinico S. Matteo.

 

 

 

Immagine di copertina di Nicole Michalou https://www.pexels.com/it-it/foto/famiglia-che-celebra-la-cena-di-natale-5775053/

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