benessere mentale

Il benessere mentale dei giovani è in aumento: cosa dicono i dati?

Inflazione, cambiamento climatico e lavoro sono le principali sfide globali da affrontare per i giovani italiani, secondo la tredicesima edizione della “GenZ e Millennial Survey”, lo studio globale di Deloitte condotto su oltre 14 mila GenZ (nati tra 1996 e il 2010) e più di 8 mila Millennial (nati tra il 1980 e il 1995) in 44 Paesi del mondo.

Fabio Pompei

Per la prima volta, inoltre, l’indagine di Deloitte indaga il percepito dei giovani sul tema della Generative AI (l’intelligenza artificiale per creare testi, immagini, video ecc.), che secondo Gen Z e Millennial è ancora poco sfruttata sul lavoro, ma che potrebbe contribuire a migliorare il work-life balance, il benessere, o liberare tempo a favore di attività creative e strategiche, se utilizzata nel rispetto di principi etici e a fronte di un’adeguata formazione dei lavoratori.

“I giovani italiani continuano a dimostrarsi più sensibili della media globale rispetto alle preoccupazioni economiche e all’urgenza della sfida climatica“, commenta Fabio Pompei, Ceo di Deloitte Italia.

“Molti degli intervistati si dicono disposti a cambiare abitudini di consumo e dichiarano di scegliere prodotti e servizi in funzione del loro impatto ambientale. Le aziende devono sintonizzarsi con questa nuova sensibilità, che di anno in anno si è consolidata e ci mostra la profondità del cambiamento culturale avvenuto sul tema della sostenibilità ambientale e sociale. Molto interessante anche il percepito sulla Generative AI: dalla survey emerge un gap tra chi la usa di più, e si dimostra consapevole delle sue potenzialità eccezionali, e chi, invece, si sente ancora ‘confuso’ o incerto“, aggiunge Pompei.

La Generative AI sul lavoro: può favorire il work-life balance, ma è fondamentale la formazione

Interrogati su quali emozioni susciti in loro la Generative AI, il 29% dei GenZ esprime incertezza, il 28% fascinazione e il 22% eccitazione.

Più tiepido il giudizio dei Millennial, che si dichiarano per il 33% incerti, per 21% affascinati e per il 17% confusi.

Ancora poco sfruttata sul lavoro, dichiara di usarla spesso il 16% della GenZ e l’11% dei Millennial, la GenAI è percepita in maniera diversa tra chi la utilizza molto e chi non ha grande dimestichezza con questa novità.

Intervistati sulle potenziali applicazioni della GenAI, secondo il 47% della GenZ e secondo il 39% dei Millennial questa innovazione può aiutare a “liberare tempo e migliorare il work-life balance”, una convinzione che arriva al 73% della Gen Z e al 78% dei Millennial che la usano di frequente.

La GenAI, inoltre, potrebbe aiutare a “liberare tempo che si può usare per lavori più creativi e strategici”: lo pensa il 47% della GenZ (78% tra gli utilizzatori frequenti) e il 40% dei Millennial (71% tra chi la usa spesso).

Oltre ai vantaggi emergono anche alcuni timori: il 46% GenZ e il 41% Millennial pensa che la GenAI potrebbe “richiedere una riqualificazione professionale e impattare sulle decisioni di carriera”, mentre il 55% della GenZ e il 52% dei Millennial pensa che la GenAI potrebbe “causare l’eliminazione di posti di lavoro”.

Inoltre, meno della metà dei giovani, il 43% della GenZ e il 34% dei Millennial, pensa che il proprio datore di lavoro li stia adeguatamente formando sulle potenzialità, sui vantaggi e sul valore della GenAI.

Scenario economico e sociale: il costo della vita rimane la prima preoccupazione per il benessere mentale

Gli intervistati italiani, e in particolare i Millennial, si sentono meno ottimisti riguardo alla situazione economica e sociale rispetto al 2023: solo il 16% della GenZ e l’11% dei Millennial si aspetta un miglioramento della situazione economica generale. Più fiducia sulla possibilità di un miglioramento della condizione finanziaria personale, atteso dal 31% della GenZ e dal 20% dei Millennial.

In continuità con l’anno passato, la prima preoccupazione sia per la GenZ sia per i Millennial è il costo della vita (35% GenZ e 43% Millennial).

Rimane prioritaria anche la sfida del cambiamento climatico (33% GenZ e 32% Millennial) e quella della disoccupazione (21% GenZ e 20% Millennial).

Ma se i giovani italiani, in generale, sono meno ottimisti della media globale per quanto riguarda lo scenario economico e sociale, sull’ambiente, invece, risultano particolarmente fiduciosi riguardo alla possibilità di fare la differenza e di influenzare il resto della società: sull’ambiente il 62% della GenZ e il 53% dei Millennial ritiene di avere un’influenza moderata o significativa.

Anche sulla salute mentale (60% GenZ; 49% Millennial) e sull’uso etico della tecnologia (52% GenZ; 45% Millennial) i giovani si sentono pronti a guidare il cambiamento.

Cambiamento climatico: gli italiani si confermano più sensibili della media globale

benessere giovaniGli intervistati del nostro Paese rimangono più sensibili al cambiamento climatico rispetto alla media mondiale: il 68% della GenZ italiana (62% global) e il 64% dei Millennial italiani (59% global) dichiara di essersi sentito “preoccupato o ansioso per il cambiamento climatico”.

Il 72% della GenZ e il 77% dei Millennial, inoltre, ha cercato di ridurre il proprio impatto ambientale tramite azioni concrete.

Il 37% della GenZ e il 42% dei Millennial ha già rinunciato al fast fashion e il 25% della GenZ e il 21% dei Millennial ha intenzione di farlo.

Il 28% della GenZ e il 32% dei Millennial ha eliminato o limitato i voli aerei e in futuro potrebbe farlo il 18% della GenZ e il 19% dei Millennial.

Il 30% della GenZ e 35% dei Millennial hanno adottato una dieta vegetariana o vegana, il 26% della Gen Z e il 20% dei Millennial ha intenzione di farlo.

Inoltre, il 23% della GenZ e il 25% dei Millennial dice di essersi informato sull’impatto ambientale di un’impresa prima di acquistarne i prodotti o servizi.

Benessere mentale e work-life balance: priorità assolute quando si cerca un nuovo lavoro

Dopo la pandemia i giovani della GenZ e i Millennial hanno messo tra le priorità lavorative il tema della salute mentale e del proprio benessere.

Rispetto agli altri Paesi, gli intervistati italiani riferiscono livelli di benessere mentale inferiori alla media mondiale, anche se c’è un leggero miglioramento rispetto all’anno scorso.

I fattori di stress sono simili a quelli della media globale: emergono soprattutto le preoccupazioni economiche a lungo termine, ma sono rilevanti anche lo stress lavorativo per gli orari giudicati troppo lunghi e per la percezione di un mancato riconoscimento professionale.

Gli intervistati italiani, inoltre, sono meno propensi della media globale a ritenere che il loro datore di lavoro prenda sul serio la propria salute mentale: lo pensa il 49% dei GenZ e il 40% dei Millennial.

Tuttavia, circa la metà dei giovani afferma che si sentirebbe a suo agio a parlare di salute mentale con il proprio manager (55% della GenZ e 49% dei Millennial).

Purpose: l’importanza di un ‘senso’ oltre allo stipendio per i più giovani

Gli intervistati italiani concordano sul fatto che avere uno scopo è importante per la loro soddisfazione lavorativa e benessere e più di tre quarti degli intervistati affermano che il loro lavoro dà loro uno scopo: l’83% dei GenZ e l’81% dei Millennial in Italia ha dichiarato che avere un ‘purpose’ (senso) nel proprio lavoro è molto importante per la soddisfazione e il benessere sul lavoro.

Il 77% della GenZ e dei Millennial italiani dichiara che il loro attuale lavoro dà loro un senso.

Il 64% della GenZ e il 59% dei Millennial, invece, dichiara di essere abbastanza o molto soddisfatto dell’allineamento tra i propri valori e quelli della organizzazione in cui lavorano.

Allo stesso tempo, i lavoratori italiani, e in particolare i Millennial, sono meno inclini della media mondiale a rifiutare un incarico o un datore di lavoro sulla base della loro etica personale.

 

 

Copertina Foto di Pavel Danilyuk: https://www.pexels.com/it-it/foto/ufficio-note-ritratto-gruppo-6340693/

Foto di Andrea Piacquadio: https://www.pexels.com/it-it/foto/felice-donna-etnica-seduta-a-tavola-con-il-computer-portatile-3769021/

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