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Covid e salute mentale: i dati della Lombardia e le dinamiche emerse

Covid e salute mentale: i dati della Lombardia e le dinamiche emerse

Quando si parla di Covid, immediatamente si pensa a ospedali, sintomi del virus e alla campagna vaccinale.
Ma c’è un altro importante fattore spesso trascurato nelle conversazioni, ovvero la salute mentale.
Qual è stata l’incidenza della situazione sanitaria sul benessere psicologico delle persone?
E quali sono state le manovre messe in campo per affrontare le dinamiche sottese ai rapporti di coppia, nel contesto delle relazioni familiari e sociali e quelle strettamente personali?

Covid e salute mentale: i dati della Lombardia e le dinamiche emerseA maggio si era svolta la prima tavola rotonda a palazzo Lombardia per discutere di queste tematiche, concentrandosi soprattutto sulla popolazione più giovane.
A illustrare l’iniziativa, intitolata “Re-Esistiamo. Giovani e salute mentale, un dialogo oltre la pandemia” e organizzata in occasione della settimana europea della sensibilizzazione alla salute mentale, la vice presidente della commissione regionale Sanità e Politiche sociali Simona Tironi.

La salute mentale, in particolare quella dei nostri giovani, deve essere una priorità – ha spiegato – Su questo la Lombardia deve essere all’avanguardia. Dobbiamo alzare lo sguardo per mettere in campo proposte e politiche concrete per un presente e un futuro migliori”.
E per farlo l’appuntamento ha visto l’essenziale collegamento con i giovani di tutte le scuole lombarde, medici di medicina generale in formazione, professionisti e associazioni.

L’agenda politica regionale, quindi, ha individuato la tematica come prioritaria cercando di capire quale sia la situazione reale sul territorio.
“Sappiamo che l’ultimo anno ha accentuato il quadro – ha proseguito Tironi – Sono stati chiesti a tutti grandissimo impegno e molti sacrifici. Testimonianza ne è purtroppo l’aggravarsi dei casi e delle richieste di aiuto in relazione ai disturbi del comportamento alimentare, all’autolesionismo, alle dipendenze, ma anche i casi di bullismo e di difficoltà legate alla socialità in generale, soprattutto tra gli adolescenti”.
Senza tralasciare le difficoltà nel linguaggio per i più piccoli e altre problematiche che hanno interessato anche gli adulti.

“Abbiamo voluto confrontarci impostando un metodo di ascolto diretto dei bisogni per disegnare le politiche del presente e del futuro, che spero possano trovare anche nell’implementazione del piano nazionale di ripresa e resilienza uno strumento di attuazione concreto” ha approfondito Tironi.

Covid e salute mentale: l’importanza del dialogo con le famiglie

A sottolineare l’importanza del dialogo anche il presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi: “Il mondo giovanile, insieme alle famiglie, hanno più sofferto le restrizioni imposte, pagando un prezzo altissimo non solo sotto il profilo dell’apprendimento e dell’educazione, ma anche dal punto di vista emotivo. Restituire loro la possibilità di vivere una quotidianità dignitosa è il nostro obiettivo”.
Le istituzioni sono quindi state chiamate a mettere a disposizione provvedimenti concreti in questa direzione per andare oltre i pregiudizi e stigmate.
Ecco che le recenti mozioni (approvate all’unanimità) della forzista bresciana sono dirette proprio in questo senso.

Tironi ha infatti proposto il potenziamento dei servizi territoriali e ospedalieri di neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza, nonché l’introduzione della legge regionale sui disturbi alimentari (presentata anche al Governo), con l’intento di mettere a disposizione strumenti concreti per i pazienti, le famiglie, i caregiver e gli operatori su tutto il suolo lombardo.

Si devono dare risposte rapide, quindi. Ma come? Aumentando le borse di studio per le specializzazioni, stabilizzando il personale precario, attivando centri diurni terapeutici con équipe per interventi intensivi, adeguando i servizi dal punto di vista informatico, aumentando il numero di posti letto di neuropsichiatria infantile, consolidando e avviando collaborazioni tra unità operative, attivando percorsi di formazione e un riordino della rete di offerta con l’obiettivo di una puntuale e aggiornata distribuzione tra i territori.

Covid e salute mentale: la situazione sul territorio

Ma qual è realmente lo scenario di vita vissuta quotidianamente nelle province?
Lo abbiamo chiesto a due terapeute bresciane che hanno ripercorso attraverso la loro esperienza professionale quanto e in che modo l’ultimo anno abbia inciso sulla salute mentale dei cittadini.
Covid e salute mentale: i dati della Lombardia e le dinamiche emerseLa psicologa e psicoterapeuta dottoressa Stefania Lancini (che esercita ad Adro, Brescia) ha portato un punto di vista ottimista spiegando come l’attenzione all’importanza della salute mentale, oggi, stia migliorando.

“Non possiamo sostenere di essere a pari importanza della salute fisica ma siamo sulla buona strada – ha specificato – È strano a dirsi ma tutto ciò sta avvenendo grazie alla situazione sanitaria. Prima del 2020 chi affrontava un percorso di conosceva veniva additato come ‘diverso’, addirittura ‘pazzo’; ora viene considerato un soggetto bisognoso di sostegno e cura per stare in salute”.
Questo perché? L’isolamento, il distanziamento, le dinamiche economiche, l’aumento di potenziali situazioni stressanti e via dicendo hanno mostrato come tutti possano necessitare di supporto psicologico.
I dati Istat (che fanno fede ai report del ministero della Salute) hanno evidenziato come una persona su quattro sia colpita dai cosiddetti disturbi mentali e dalla depressione, tra le prime cause di disabilità.
A seguire si trovano ansia, disturbi ossessivi compulsivi, dipendenze (alcool, droga, ludopatia, tabagismo, farmacodipendenza, …), i disturbi alimentari e del sonno.
Il tutto accentuato da un senso costante di irritabilità a livello collettivo.

Covid e salute mentale: allarme suicidi

Fanno riflettere poi i numeri inerenti al suicidio, che rimane a livello mondiale la seconda causa di morte tra i 15 e i 29 anni, colpendo 800mila persone ogni anno (4mila solo nel nostro Paese).
“Da un punto di vista professionale e personale ho assistito a un notevole aumento della domanda di presa in carico di pazienti con urgenza perché le strutture pubbliche non hanno posti a sufficienza per garantire (soprattutto gratuitamente) la gestione immediata – ha aggiunto Lancini – I tempi d’attesa sono lunghi e non sufficienti per ognuno”.
Molte persone, soprattutto senza possibilità economica, hanno così cercato di affrontare le problematiche in autonomia andando così ad aggravare la situazione.
In tempo di Covid sono stati realizzati sul territorio vari progetti ad hoc per dare maggiore importanza alla salute mentale, alcuni dei quali hanno funzionato e altri meno.
Gli sportelli gratuiti di supporto psicologico messi a disposizione da Amministrazioni e Ats ad esempio sono stati via via disattivati creando un gap nella domanda.

“Quanto messo a disposizione ha comunque rimesso al centro il tema del benessere psicologico e della salute mentale – ha rassicurato Lancini – Senza dimenticare l’importante lavoro svolto in regione con le ipotesi e gli strumenti concreti per prevenire e curare i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, aumentati esponenzialmente durante la pandemia.
Mi auguro che tutto segni una svolta a livello sanitario dove per tutela della salute del cittadino non venga più fatta distinzione tra corpo e mente, tra fisica e psicologica”.

Le nuove prospettive della ‘normalità’

Si è letto e dibattuto molto anche sulla questione della “normalità”, di cosa significasse da un anno a questa parte e come poterla ricreare considerati i nuovi assetti.

Ed è su questi aspetti che si è concentrata la psicologa e psicoterapeuta di Castegnato (Brescia) dottoressa Ambra Caselli.Covid e salute mentale: i dati della Lombardia e le dinamiche emerse
“Sono stati mesi provanti per tutti, che hanno fatto vivere in una pentola a pressione emotiva e relazionale – ha spiegato – Molte persone sono state spinte a chiedere aiuto, confermando così l’importanza della salute psicologica”.
Secondo un’indagine condotta dalle associazioni Fsp, Asp e Sbap le richieste di assistenza dopo il secondo lockdown sono aumentate. Da un lato per situazioni legate direttamente alla situazione Covid, che si sono direzionate verso i diversi servizi telefonici gratuiti organizzati dalla regione e da enti quali ospedali, croce rossa, ordine degli psicologi, Comuni, sportelli scolastici; dall’altro le dinamiche relazionali.

La pandemia ha acuito le fragilità personali, le quali hanno avuto la possibilità di poter richiamare l’attenzione delle persone attraverso la manifestazione di difficoltà nella gestione delle relazioni affettive e quotidiane oltre che degli impegni lavorativi – ha precisato Caselli – Nella fascia tra i 35 e i 60 anni, la maggior parte delle persone che ha intrapreso un percorso l’ha fatto per risolvere dinamiche col coniuge o coi figli, manifestatisi durante la pandemia ma le cui radici sono più profonde e individuali”.
Gli adolescenti, invece, hanno riportato di provare livelli maggiori di ansia legati alla scuola: tornare in presenza in classe, parlare davanti ai compagni e gestire le verifiche hanno messo in crisi il senso di sé e la consapevolezza delle proprie capacità.
Rimettersi in gioco è quindi il tassello fondamentale per ripartire, per tornare alla normalità tanto auspicata. Ma la situazione sanitaria ha stravolto in molti casi l’esistenza delle persone, che hanno si sono trovate (volenti o meno) a ridiscutere molti aspetti della propria vita… e sé stessi.

“Trovarsi in uno stato di abbattimento fisico o morale, per lo più accompagnato da sofferenze e da privazioni, porta a una diminuzione della motivazione a fare e la difficoltà a mantenere la concentrazione – ha approfondito – Questi stati portano a regredire a uno stato di attesa passiva, quasi a creare una crisalide in cui proteggersi e restare inattivi in attesa di un futuro migliore. È bene perciò essere nel presente, prestando attenzione al proprio equilibrio”.

Sia per Caselli sia per Lancini, infine, il 16 giugno 2021 ha sancito un importante passo in quanto è stata approvata alla Camera la mozione sulla salute psicologica e mentale presentata dall’onorevole Beatrice Lorenzin, nella quale viene chiesto al Governo di impegnarsi in ben 32 punti.

Tra questi, ad esempio, predisporre un nuovo piano nazionale per la salute mentale, garantire in ambito distrettuale l’accesso alle terapie psicologiche e psicoterapeutiche necessarie, assicurare fino a dieci sedute dallo psicologo ai giovani depressi per via della pandemia, istituire lo psicologo scolastico e istituire nell’ambito del Ssn degli ambulatori per l’assistenza dei pazienti cosiddetti long Covid.

 

About Valentina Pitozzi

Valentina Pitozzi, giornalista e divulgatrice olistica Laureata in Scienze Antropologiche ed Etnologiche, collabora con agenzie di comunicazione, giornali e blog in qualità di giornalista e copywriter. Da sempre interessata ai temi del benessere e dell’equilibrio della persona ha intrapreso lo studio di diverse discipline olistiche tra cui il Thetahealing e il Dien Chan. Nulla di esoterico: queste tecniche si occupano di capire le disarmonie dell’organismo, lavorando sulla radice. Autrice di due libri in uscita, la sua frase è: “Le parole sono energia” e la sua mission è occuparsi di linguaggio consapevole.

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