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Genitori e figli: consigli utili (e sconsigli) per crescere, insieme

Genitori e figli: consigli utili (e sconsigli) per crescere, insieme

Il rapporto genitori e figli è, da sempre uno degli elementi base per fare di un bambino un adulto consapevole.

Fare il genitore richiede all’adulto di mettersi in discussione totalmente, ridefinendo priorità e insegnamenti dati per verità inconfutabili fino al momento di incarnare questo ruolo.

Diventare genitori, infatti, invita a una profonda riflessione anzitutto su di sé come individui e in secondo luogo sulla relazione con i figli.

Dicono che il genitore perfetto debba ancora nascere e forse è così, ma sicuramente esistono già metodi e modi per esserlo nella maniera migliore possibile.

Educare i più piccoli alla responsabilità, alla premura, all’altruismo, alla sicurezza in sé e all’amore è cosa di questi tempi e non è possibile delegarla ad altri tempi o ad altre istituzioni se non a quella della famiglia.

Checché se ne dica, quest’ultima rappresenta il baluardo di valori inestimabili quali il rispetto e l’armonia tra individuo e gruppo.

Ancora prima che i bambini facciano il loro ingresso a scuola, infatti, e per tutta la durata degli studi è comunque la famiglia a dare una significativa impronta nella loro educazione.

Ecco, quindi, alcune linee guida per sviluppare un rapporto sano con i propri figli… e anzitutto con sé.
Perché i bambini (e i ragazzi) hanno bisogno di una base solida su cui poggiarsi.

Genitori e figli: instaurare un rapporto giusto viene prima del metodo giusto

Rapporto è la parola chiave da considerare quando si parla di educazione.
Per molto tempo, però, la società ha associato questo termine alla paura.

Sin dalle prime comunità, tornando alla preistoria, si può ritrovare la paura alla base di ogni cambiamento.

Anche le religioni, nei millenni, hanno fatto leva su questa esigenza naturale per insegnare alle persone a difendersi e a evolvere.

Questo meccanismo, però, portò a credere che per difendere la vita o un ideale occorresse rinunciare a qualcosa di prezioso o molto caro, sacrificandolo (arrivando anche ai sacrifici umani).

Chi non si sottometteva a questi principi, come osservato anche da Augusto Scocchera nell’opera “Introduzione a Maria Montessori”, veniva bandito dalla società.

Sentendosi colpevole per essere stato ostracizzato, il dissidente tornava il più delle volte dal gruppo esprimendo pentimento.

Questo tipo di paura, in un certo qual modo, è sopravvissuta fino a oggi e si manifesta in modi differenti a seconda delle diverse culture.

È chiaro, però, che la paura non può e non deve essere il principio su cui affondano le radici del rapporto genitore (o educatore) e figlio.

E in questo senso l’educatrice Maria Montessori fornì con il suo piano educativo dei preziosi e validi strumenti per dare al bambino e all’adulto responsabile della sua educazione una grande visione storica dell’umanità in modo che crescesse in lui il senso della responsabilità individuale.

Se il singolo dimentica il significato di ciò, a livello collettivo potrebbe verificarsi un cedimento.

Così funzionano l’inconscio personale e quello, appunto, collettivo, che si influenzano a vicenda.

Perché il bambino cresca libero occorre rispettare la sua sensibilità, facendogli apprendere cosa è l’amore nel senso più puro della parola.

Imparare le regole attraverso il gioco

Chiaramente questi concetti universali sono da contestualizzare in relazione all’età del fanciullo, ma la cosa straordinaria è che la comprensione e l’aiuto dell’adulto sono sempre validi per guidarlo nelle sue dinamiche, anche quelle di gioco.

Attraverso quest’ultimo, infatti, si contribuisce al corretto sviluppo neurofisiologico.

Non da meno si prende consapevolezza di sé stessi (corpo ed emozioni), dei propri limiti e potenzialità e dell’altro.

Il gioco è quindi una palestra d’apprendimento sia per i piccoli sia per i grandi.

Il rapporto che nasce nell’ambiente di gioco è essenziale per entrare l’uno in contatto con il mondo dell’altro.

…e con il dialogo

È con il dialogo, non necessariamente parlato, che si comunicano e apprendono virtù e capacità.
Non di certo con la paura, come si accennava all’inizio.

Spesso, infatti, si è convinti che solo con il ricatto (“se fai questo, farai quest’altra cosa”; “se non fai il bravo, …) e la punizione i bambini imparino a essere rispettosi ed educati, ma non è affatto così.

Poiché queste strategie nel breve periodo creeranno un individuo timoroso e impaurito di esprimersi, mentre nel lungo un adulto in cerca di continue approvazioni e con carenze di autostima.

Ma come fare, allora, a instaurare un giusto rapporto genitori e figli?

Genitori e figli: torniamo tutti bambini

“Sono tua madre (o padre): si fa così perché lo dico io”.

Quante volte si è pronunciata o sentita questa frase perentoria, senza soffermarsi sul suo valore e gli effetti che può scaturire?

Certo, è bene che il bambino riconosca l’autorità dei genitori (e degli educatori), ma questa deve essere costruttiva e funzionale alla sua personalità umana; non fine a sé stessa.

Ecco che la missione educativa non è solo indirizzata al piccolo ma anche all’adulto, che è chiamato a “giocare per davvero”.

Per rapportarsi al meglio con i piccoli è indispensabile che l’adulto riscoprirsi e tornare a vivere la dimensione infantile insita in ognuno.
Un bambino reagisce con forte entusiasmo ed emozione di fronte alla disponibilità della propria mamma o del proprio papà al gioco, come sottolineato anche dal dottor Marco Bonacina, terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva.

Il momento condiviso diventa un’importante occasione per poter costruire un legame di intimità e comunicazione profonda, aumentando il senso di sicurezza e protezione del bambino.

Anche se la televisione e i dispositivi tecnologici in genere forniscono una scorciatoia per l’intrattenimento dei bambini (ma anche degli adulti), occorre rallentare i propri ritmi ed eventualmente riorganizzare l’agenda per riscoprire il gioco libero.
In questo modo si scoprirà lo straordinario valore educativo di questa attività.

Sostenere i bisogni fondamentali del bambino: così no

Dopo questa nutrita premessa, ecco alcuni comportamenti molto diffusi che inibiscono una crescita sana dei bambini:

  • amare condizionatamente (“se fai questa cosa, la mamma/il papà/ i nonni non ti vogliono più bene/non giocano più con te”; “se fai così sei un bimbo cattivo”)
  • comunicare l’amore come una concessione o una negazione (dando premi o punizioni)
  • punizioni
  • il successo a ogni costo
  • schiacciare l’autostima (il bambino, che diventerà adulto, non si sentirà mai all’altezza)
  • iper controllo (genera la paura costante di esser giudicati)
  • ricatti
  • minacce
  • colpevolizzare il bambino delle proprie frustrazioni (stanchezza, rabbia, …)

Genitori e figli…così sì

Ed ecco alcuni comportamenti utili a soddisfare sia la crescita del bambino sia del genitore:

  • amore incondizionato (è importante che i piccoli comprendano che l’amore esiste senza se e senza ma)
  • limitare le critiche, cercando alternative costruttive
  • dialogo
  • scegliere insieme
  • esprimersi con dati di fatto (se il bambino, ad esempio, è stato scortese in una situazione occorre limitarsi a comunicarglielo senza farlo sentire in difetto insinuando ci sia qualcosa che non va in lui)
  • mai sopprimere i sentimenti

Qual è l’obiettivo che si desidera raggiungere?

È questa la vera domanda da porsi.

Che tipo di bambini si desidera crescere e che tipo di guida si vuole essere?

Anche questi sono quesiti da non sottovalutare.

Queste domande e le relative risposte potrebbero portare in posti mai esplorati ma vale davvero la pena andare oltre ciò che si conosce per provare a essere la versione migliore di sé e contribuire a formare una nuova generazione, più consapevole e rispettosa di ciascun individuo.

Per saperne di più

Per approfondire l’argomento con me, potete consultare il mio canale Instagram oppure  QUI

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About Valentina Pitozzi

Valentina Pitozzi, giornalista e divulgatrice olistica Laureata in Scienze Antropologiche ed Etnologiche, collabora con agenzie di comunicazione, giornali e blog in qualità di giornalista e copywriter. Da sempre interessata ai temi del benessere e dell’equilibrio della persona ha intrapreso lo studio di diverse discipline olistiche tra cui il Thetahealing e il Dien Chan. Nulla di esoterico: queste tecniche si occupano di capire le disarmonie dell’organismo, lavorando sulla radice. Autrice di due libri in uscita, la sua frase è: “Le parole sono energia” e la sua mission è occuparsi di linguaggio consapevole.

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