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Eros & Psiche

La psicoterapia ci ha davvero reso più egoisti?

06/02/2024
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“La mia libertà finisce dove comincia quella degli altri“, è una celebre frase attribuita a Martin Luther King, concetto già presente nella filosofia di Kant.

Un invito a mettere da parte le convinzioni personali e gli egoismi per il bene comune.

Tuttavia, al giorno d’oggi sembra sia diventato difficile vivere seguendo questa massima.

Il gergo psicoterapeutico utilizzato a sproposito, l’ottimizzazione personale che sfocia in efferato individualismo, l’eccesso di percezione di noi stessi che ci ha portato a credere che le nostre emozioni siano al di sopra di tutto.

Ormai si riflette sul vivere, anziché vivere.

Il punto di partenza per coltivare relazioni positive è molto semplice: imparare ad ascoltare gli altri, e non solo noi stessi.

“Καὶ ἠγάπησαν οἱ ἄνθρωποι µᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς”
“E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce”

(Giovanni, III, 19)

Psicoterapia: la società dell’ottimizzazione che sfocia nell’individualismo

Secondo le parole della giornalista e saggista canadese Jia Tolentino, la donna ideale del nuovo millennio insegue costantemente l’ottimizzazione e cerca di migliorarsi quotidianamente. Ecco allora che l’andare in terapia viene vissuto quasi come un dovere, nella convinzione che alla fine ci renderà persone migliori. Un meccanismo, questo, che si inserisce perfettamente in una società sempre più egocentrica.

L’aspetto perverso di ciò è che questo eccesso di percezione di noi stessi ci ha portato non solo a fare nostro il gergo psicoterapeutico e a utilizzarlo nella vita quotidiana, ma anche a pensare che le nostre emozioni e i nostri sentimenti siano al di sopra di tutto.

psicoterapia auxologico
Gianluca Castelnuovo

Ma facciamo un passo indietro.

“Ogni forma di cura, che riguardi il corpo o la psiche, porta benefici. Tuttavia, la medicina può essere anche ‘abusata’“, spiega Gianluca Castelnuovo, Ordinario di Psicologia Clinica all’Università Cattolica di Milano e Direttore del Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia all’Auxologico.

Un po’ come alcuni uomini e donne che, non accettando il proprio riflesso allo specchio, finiscono per snaturare la propria immagine attraverso numerosi interventi di chirurgia estetica. La beffa, in questo caso, è che molte altre persone avrebbero ambito ad avere quegli stessi connotati estetici.

“La psicoterapia, come altre forme di cura, è al servizio di chi ne ha bisogno”, aggiunge Castelnuovo.

Tuttavia, sembra che al giorno d’oggi vada quasi di moda andare in terapia: più che per se stessi, quasi per mettersi in bella luce davanti agli altri. Se ci vai ti prendi cura di te stesso e delle persone con cui ti relazioni, se non lo fai è proprio perché non ti rendi conto di poter essere il problema. Un ragionamento alquanto pericoloso.

Il risultato? Se 4 amici discutono davanti a un caffè, e 3 di questi vantano la loro ormai consolidata relazione con il proprio psicoterapeuta, sarà proprio la quarta persona a sentirsi a disagio.

Per chiarire, non ci si dovrebbe sentire a disagio in nessuna delle due situazioni, ma le dinamiche del gruppo deformano la realtà.

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L’oceano della normalità si sta trasformando in una pozzanghera

Il libro “Primo, non curare chi è normale” di Allen Frances, Professore Emerito presso il Dipartimento di Psichiatria e Scienze comportamentali della Duke University School of Medicine di Durham, Carolina del Nord, fornisce alcuni spunti interessanti.

Partendo dal titolo stesso, che strizza l’occhio al celebre concetto “Primum non nocere“, “innanzitutto non nuocere”,  uno dei più importanti principi etici della medicina.

L’autore si propone di riportare al centro del dibattito il tema della normalità, evidenziando quanto siano arbitrari i confini di tale definizione, di come risenta della cultura, delle mode, degli interessi.

tipi di psicoterapiaSe prendiamo in esame un lutto, si può dire che un tempo la sofferenza a esso legata fosse socialmente riconosciuta. La tendenza odierna, invece, è quella di considerare come patologico il soggetto che reagisce con pena maggiore al triste evento, soprattutto se la situazione dura alcuni mesi.

“Dovresti parlarne con qualcuno, non puoi stare così per sempre”, “guarda che la vita va avanti”, “manca a tutti quella persona, devi riprenderti”.

Nessuno sta dicendo che non sia corretto affrontare la situazione, ma nemmeno elargire consigli quasi come fossero tutti diventati degli esperti nell’ambito della psiche.

“Molti disagi sono risolvibili in tempi brevi. Un problema che dura da 20 anni non necessita di 20 anni di terapia. Talvolta, il nostro compito è proprio quello di far capire alle persone che si è normali. E che la vita non è fatta solamente di gratificazione e momenti felici, ma anche di delusioni, di sofferenza, di porte chiuse in faccia”, commenta Castelnuovo.

Facendo un esempio nell’ambito dell’alimentazione, come distinguere un individuo particolarmente ghiotto da una persona con disturbo di binge-eating (abbuffate di cibo in tempi brevi)?

“Il sottile confine tra normalità e patologia è legato alla quantità di sintomi“, continua Castelnuovo.

Psicoterapia: la tendenza a ‘psicologizzare’ gli altri

Al giorno d’oggi non sappiamo più cosa sia la normalità. Al minimo problema fisico abbiamo un farmaco a portata di mano, al minimo pensiero fuori dalle righe siamo etichettati, alla parola in più segue una diagnosi fatta da amici e conoscenti.

Secondo Franco Basaglia, psichiatra e neurologo italiano famoso per la legge che sancì la chiusura dei manicomi, “tutti da vicino siamo mostri“.

Forse dovremmo lasciare spazio al buonsenso, parola che perde sempre più di significato con il passare degli anni se si perde un saldo criterio comune di riferimento.

Qualche tempo fa, lo psicologo sociale statunitense Robert A. Wicklund scriveva che le nostre società occidentali stanno diventando sempre più ‘società psicologiche’.

Giuseppe Pantaleo

“Le persone tendono a ‘psicologizzare’ quasi tutti gli aspetti della vita sociale, ad attribuire a se stesse e agli altri tratti e caratteristiche psicologiche, nell’illusione di poter esercitare un controllo sia su se stessi che sugli altri. In questo scenario emergono, con più facilità, anche egoismi e atteggiamenti egocentrici di ogni tipo, basati su ‘emozioni‘ e ‘sensibilità‘ private e personali. Egocentriche, appunto”, spiega il Professor Giuseppe Pantaleo, Direttore di UniSR-Social.Lab e Ordinario di Psicologia Sociale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

“In questo senso, anziché occuparci di vivere le situazioni, ci pre-occupiamo di pianificarle, di ‘capirle’ attraverso l’attribuzione di tratti e caratteristiche per modo di dire ‘psicologiche’. Pre-occuparsi sfocia facilmente in preoccuparsi, anziché agire”, aggiunge lo psicologo sociale.

Si può dire, in un certo senso, che ‘guardarsi dentro renda ciechi‘, parafrasando il titolo del libro di Paul Watzlawick a cura di Giorgio Nardone.

“C’è un tempo per vivere e un tempo per riflettere. L’autoanalisi porta spesso a commentare il vivere, più che a vivere. Ciò va benissimo in un contesto clinico in cui si è lì per quello, discorso diverso nelle relazioni della vita di tutti i giorni. Mi riferisco a una relazione sentimentale, al rapporto tra due amici, alle paure di un genitore circa l’educazione del figlio. È importante non perdere la spontaneità “, commenta Castelnuovo.

La cannibalizzazione del gergo psicoterapeutico

psicoterapia online“Non voglio avere a che fare con quell’uomo: è un narcisista patologico“, “che stress quest’attesa in posta”, “studiare questa materia mi fa venire l‘ansia“, “sono depresso: la mia squadra ha perso il derby”.

Ecco alcuni esempi di frasi contenenti parole che appartengono al gergo psicoterapeutico, utilizzate a sproposito.

“Se le parole e i concetti escono dal proprio ambito di pertinenza, spesso assumono altri significati, non sempre corretti. È il caso, per esempio, dell’inflazione nell’uso della parola ‘ansia’ fra i giovani. L’ansia è una cosa; la paura un’altra; il terrore un’altra ancora. Quando le persone si appropriano di un gergo, spesso lo trasformano a proprio uso e consumo”, conclude Pantaleo.

Una tendenza pericolosa, enfatizzata spesso dalla comunicazione sui social e dal linguaggio televisivo.

Non dobbiamo dimenticarci che le diagnosi vanno fatte all’interno di un contesto clinico. Uno psicologo non può ‘psicologizzare’ i suoi commensali a tavola, figuriamoci una persona che senza le necessarie competenze non può che scadere in banali semplificazioni.

Pertanto, ricordandoci che le parole veicolano pensieri, potremmo far caso alle innumerevoli volte in cui questi termini sono utilizzati a sproposito nella quotidianità.

E, perché no, magari utilizzarli anche noi qualche volta in meno.

Copertina Foto di Andrea Piacquadio: https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-collage-di-donna-3812743/

Foto di cottonbro studio: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-persone-ufficio-emozioni-4101188/

Foto di Pavel Danilyuk: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-emozioni-seduto-interni-8638313/

Umberto Urbano Ferrero, collaboratore -Torinese d’origine, cittadino del mondo per credo. Laureato in Lettere moderne, ama l’arte in tutte le sue forme e viaggia per conoscere il mondo, oltre che se stesso. Umberto è appassionato di sport e Urbano, al contrario di ciò che l’etimologia suggerisce, apprezza la vita a contatto con la natura. Ritiene la curiosità una delle principali qualità in una persona, caratteristica essenziale per guardare il mondo da più angolazioni.