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Salute mentale: aumentano ansia e depressione soprattutto nei giovani

Salute mentale: aumentano ansia e depressione soprattutto nei giovani

La pandemia ha prodotto in tutto il mondo sconvolgimenti sociali ed economici e un drammatico aumento dell’incidenza di disturbi mentali.

Questi sono dovuti sia all’effetto diretto del virus che a eventi ambientali, quali l’isolamento, la convivenza familiare forzata, la DAD.

In Italia questo fenomeno è stato particolarmente evidente nei bambini e negli adolescenti, che hanno sviluppato soprattutto disturbi della regolazione emotiva, quali:

  • autolesionismo e tentativi di suicidio
  • poli-abuso di sostanze psicostimolanti e di alcol con conseguenti episodi psicotici
  • disturbi del comportamento alimentare
  • violenza e bullismo, anche on line.

“Il Covid”, spiega il Dottor Claudio Zanon, Direttore Scientifico di Motore Sanità. “Ha palesato un aumento accertato dei casi depressione.

Il fatto che molti pazienti non siano potuti accedere alle strutture che li avevano in cura (pazienti schizofrenici, o con altre malattie mentali), ha contribuito notevolmente al peggioramento della situazione della salute mentale nel nostro Paese.

Una realtà che soffre già da tempo di carenze di fondi e di personale.

Bisogna rimettere la salute mentale al centro dell’agenda del governo, sia livello Nazionale sia Regionale”.

L’aumento delle patologie mentali e l’importanza delle risorse territoriali

Nella ASL Roma 1 (circa 1.100.000 residenti), dove il Dipartimento di salute mentale ha in carico oltre 23.000 persone, l’aumento dei nuovi casi è stato del 30% nei minori e nel caso dei disturbi alimentari ha raggiunto il 70%.

“Appare evidente”, spiega Giuseppe Ducci, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl Roma 1. “Che la salute mentale, intesa non solo come cura, ma anche come promozione della salute, intervento precoce e riabilitazione, deve tornare al centro dell’interesse nazionale.

È necessario sostenere con risorse e formazione l’innovazione e la presenza dei servizi per la salute mentale in tutto il territorio nazionale.

Sviluppando capacità e competenza per prendere in carico i bisogni emergenti, soprattutto dell’infanzia e dell’adolescenza”.

“L’importanza di una buona politica sulla salute mentale dei cittadini”, dice il Professor Enrico Zanalda, Direttore DSM Interaziendale ASL TO 3 – Past President SIP. “Viene dimostrata anche dall’attuale situazione pandemica.

Abbiamo notato un incremento delle patologie di adattamento e in particolare di reazioni depressive e ansiose nella popolazione durante questi 2 anni.

Le fasce di età che hanno sofferto in maniera più grave sono quelle adolescenziali dai 15 ai 25 anni, quella anziana soprattutto perché più fortemente colpita dalle conseguenze fisiche del Covid.

Non dimentichiamo che non sappiamo quali saranno gli effetti di questo periodo difficile tra alcuni anni, sia per chi ha contratto la malattia. Sia per chi ha avuto disturbi psichici per il lockdown o la paura del contagio.

Pare pertanto indispensabile attrezzarsi a supportare la popolazione dal punto di vista psichico ed in particolare la fascia di età degli adolescenti”.

L’impatto economico e sociale delle turbe mentali e psichiatriche

“Le malattie psichiatriche”, spiega Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria e Economia Politica, Research Director-Economic Evaluation and HTA, CEIS, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” – Presidente SIHTA. “Negli ultimi 10 anni hanno avuto una costante crescita sia dal punto dell’impatto sulla salute pubblica sia dal punto di vista strettamente economico, quindi a carico del sistema sanitario nazionale.

Recenti stime hanno calcolato un impatto sul sistema sanitario nazionale di circa 4 miliardi di euro.

Ma accanto ai costi diretti sanitari ci sono anche costi indiretti.

Quelli legati alla perdita di produttività, ad esempio, che impattano per quasi 2 miliardi, accompagnati da quelli a carico del sistema previdenziale che ammontano a circa 4 miliardi di euro ogni anno.

E i costi a carico delle famiglie che non vengono rimborsati dal sistema sanitario nazionale che sono comunque legati alle malattie.

In totale le stime più recenti ci fanno affermare che tra costi diretti e indiretti le malattie psichiatriche impattano sul nostro Paese per circa 10 miliardi di euro ogni anno.

Si evince, quindi, quanto sia elevato il Peso Economico quale conseguenza delle disabilità psichiatrica nel Nostro Paese.

Un peso economico che potrebbe/dovrebbe essere ridotto seguendo un differente approccio nella cura e nel trattamento di queste patologie.

Sicuramente un accesso precoce ai trattamenti efficaci, una maggiore e più attenta prevenzione nonché un maggior controllo in termini di aderenza alle terapie garantirebbe un miglioramento della salute e qualità della vita (QoL) dei pazienti.

Accompagnato da una forte e importante riduzione della spesa, tanto sanitaria che sociale e previdenziale”.

Il fondo sanitario nazione per la salute mentale

La salute mentale è esclusa dalla programmazione nazionale e dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Anche se lo stesso Piano pone particolare enfasi sugli interventi domiciliari e sulle strutture di prossimità (le Case della Comunità), da sempre patrimonio dei servizi pubblici di salute mentale italiani.

Da anni, da tutte le Regioni viene disatteso il dettato della Conferenza Stato-Regioni che ha fissato al 5% del Fondo sanitario nazionale la quota destinata alla Salute mentale, che invece resta ferma in media al 3.5%.

“Il settore della salute mentale”, dice Michele Sanza, Direttore U.O. Servizio Dipendenze Patologiche AUSL Romagna. “Necessita di una nuova e maggiore attenzione da parte delle istituzioni.

Le risorse impegnate in Italia non superano il 3,5%, comprese quelle destinate alla neuropsichiatria infantile.

È praticamente la metà di quelle stimate come necessarie per adeguare i servizi alle nuove sfide epidemiologiche.

Usciamo perdenti nel confronto con altri paesi europei: l’Inghilterra destina il 9,5% delle risorse della spesa sanitaria in favore della salute mentale, la Svezia il 10% e la Germania l’11,3%”.

Questi numeri disegnano la salute mentale del nostro Paese, che chiede più risorse, un posto di rilievo nell’agenda sanitaria di governo.

Mentre aumentano a dismisura le richieste di aiuto di chi sta incontrando una malattia mentale.

Salute mentale: i dati

Sono più di 800.000 le persone seguite dai centri di salute mentale in Italia.

La depressione che è la diagnosi maggiormente rappresentata, riguarda le donne, in misura doppia rispetto ai maschi, mentre i disturbi psicotici, i disturbi di personalità e i disturbi da abuso di sostanze sono maggiormente presenti negli utenti di sesso maschile.

I ricoveri nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura sono stati 107.603 di cui, 6737 eseguiti in forma di trattamenti sanitari obbligatori.

Per quanto riguarda i farmaci, la spesa lorda per gli antidepressivi ha superato i 383 milioni di euro con un numero di confezioni superiori a 37 milioni.

Nella categoria degli antipsicotici la spesa lorda è stata superiore a 80 milioni di euro con un numero di confezioni che supera i 5,7 milioni (dati forniti dal Ministero della Salute riguardanti le attività dell’anno 2019).

Stati di malessere

Inoltre, sono aumentate manifestazioni sintomatologiche riferibili a stati di malessere della mente meno gravi, non arruolabili nei disturbi psicopatologici più gravi.

Basti pensare a tutte le richieste legate a:

  • stati d’ansia
  • stati ansioso-depressivi
  • disturbi dell’adattamento
  • somatizzazioni
  • disturbi della relazione
  • lo stress emotivo legato a situazioni lavorative pesanti o all’assenza di lavoro
  • l’elevato carico emotivo dovuto a situazioni di malattia organica e cronica.

“Sono problematiche”, dice Patrizia Colombari, Direttore SC Psicologia ASL di Vercelli. “Che rischiano di “scivolare” fuori dalle maglie della sanità.

Queste manifestazioni hanno spesso ricadute gravi sulle condotte di vita, sulle relazioni familiari, sulla gestione del lavoro, con conseguenze economiche devastanti. Queste situazioni sono esplose in modo evidente in particolare nel 2021 rispetto al 2019, anno pre-Covid”.

Osservatorio di queste aree di sofferenza sono le Strutture di Psicologia, dove si registra un’impennata che va dal 30 al 40%.

Sono aumentati:

  • i disturbi d’ansia dal 29% al 38%
  • i disturbi del comportamento alimentare, dal 3 al 9%
  • le richieste per eventi traumatici, il 9%
  • le problematiche di carattere relazionale, il 14%.

La fascia di popolazione che è esplosa riguarda il target d’età 16/30 anni.

Inoltre, almeno il 30% dei pazienti dei medici di medicina generale richiedono un ascolto che poi necessita dell’invio a un altro ruolo professionale.

Il disagio più profondo è legato alla perdita dell’istanza di controllo, che risulta strettamente correlato con la pandemia in corso, destabilizzando in genere il sentimento di auto efficacia delle persone.

Una ricerca durante la pandemia conferma il peggioramento delle condizioni di vita

Nel periodo pandemico, prendendo come riferimento l’arco temporale tra marzo 2020 a maggio 2021, la Fondazione The Bridge ha raccolto dati con l’obiettivo di evidenziare le maggiori criticità emerse rispetto:

  • alla gestione
  • presa in carico
  • alla qualità della vita
  • allo stato di salute dei pazienti

È emerso che c’è stato un peggioramento delle condizioni di vita e di salute degli utenti già in carico ai servizi, tra cui:

  • una diminuzione dell’aderenza al trattamento (68%)
  • incremento del rischio suicidario (63%)
  • il rischio di sviluppare sintomi ansiosi, depressivi e stress correlati (95%)
  • l’aumento di dipendenze patologiche (90%)
  • è aumentato dell’ 85%il consumo di farmaci non soggetti a prescrizione come gli ansiolitici e gli psicotropi.

“La pandemia non ha solo aumentato i problemi psichici”, spiega il presidente nazionale dell’Ordine Psicologi David Lazzari. “Ma ha reso evidente una situazione: al di là delle persone con patologie mentali in senso stretto ci sono milioni di italiani che, pur non essendo malati mentali non stanno bene, hanno una condizione di malessere, fatica e dolore psicologico.

Che condiziona seriamente il lavoro, lo studio, gli affetti, la qualità della vita e la salute.

Malessere mentale tra i giovanissimi

Preoccupa l’incremento costante di indicatori indiretti e aspecifici del malessere mentale dei giovani e soprattutto degli adolescenti, tra cui:

  • autolesionismo
  • ritiro sociale
  • abbandono scolastico.

“La maggior parte dei disturbi mentali (80%) insorgono in età infantile e in epoca adolescenziale”, dice Michele Sanza. “Interventi precoci sono anche quelli più efficaci e richiedono quindi un assetto innovativo nell’organizzazione dei servizi.

È necessario aumentare la capacità di comunicare tempestivamente con la scuola, le famiglie, i luoghi dove il disagio per primo si manifesta, caratterizzando gli interventi per maggiore specificità e aderenza alle raccomandazioni della terapia evidence based.

È necessario affrontare il tema complesso delle comorbilità, per cui giovani pazienti che presentano spesso problematiche a ponte tra la salute mentale e le dipendenze patologiche rischiano di ricevere interventi troppo poco integrati tra loro perché i servizi sono separati”.

Le risorse nazionali e il Bonus psicologo

“L’invio allo Psicologo nell’ambito delle Cure Primarie”, dice Patrizia Colombari. “Nel contesto degli specialisti nella riorganizzazione delle Case della Salute, sarebbe un’azione efficace.

Questo perché potrebbe mettere in campo un primo ascolto e una serie di incontri che possono mobilitare una serie di risorse interne della persona e arginare un rischio di ingravescenza.

È fondamentale intervenire in modo sempre più precoce anche attraverso progetti per i ragazzi, che tengano insieme le variabili sociali, psicologiche e culturali”

Bonus psicologo

“Il Governo”, spiega Patrizia Colombari. “Ha ipotizzato e poi respinto il bonus psicologo.

Forse l’area della sofferenza emotiva non è ancora sufficientemente degna di attenzione.

Ma non è ancora chiaro che se la mente non funziona la persona può andare verso una deriva di invalidità con ricadute da un punto di vista sociale ed economico importanti”.

Infatti, nella Legge di Bilancio 2022 era stato proposto un Bonus Salute Mentale da 50 milioni di euro.

Questo per sostenere economicamente chi ha sofferto maggiormente gli effetti della pandemia o chi semplicemente pensa di rivolgersi a uno specialista per la propria salute mentale.

Nonostante la proposta fosse la sintesi di un accordo tra le principali forze politiche, il Governo ha deciso di non inserirla nella manovra.

L’emergenza pandemica”, dice Rosaria Iardino, Presidente di Fondazione The Bridge. “Ha sottoposto il Sistema Sanitario Nazionale a dure pressioni per il bisogno di rimodellare percorsi dedicati ai pazienti Covid.

Questo causando uno shock che ha evidenziato le fragilità latenti nel sistema di presa in carico dei pazienti con patologie differenti e soprattutto ha avuto un impatto disastroso sul numero di nuove diagnosi.

Il tema delle fragilità mentali deve avere certamente la priorità nell’agenda del Governo”.

“Quello della salute mentale”, dice David Lazzari. “È un bisogno diffuso che richiede una risposta psicologica sul piano dell’ascolto, sostegno ma anche prevenzione e potenziamento delle risorse personali e collettive.

I servizi educativi, sociali e sanitari devono attrezzarsi per una situazione nuova. Il bonus è un segnale importante, che riconosce il problema e la necessità di interventi strutturali innovativi”.

Sul web

Anche il web si è attivato attraverso una petizione popolare che ha l’obiettivo di arrivare a 500mila firme.

Al momento hanno firmato in più di 300mila per chiedere al Governo di prendere davvero in considerazione questa proposta e di inserirla nel primo provvedimento utile per andare incontro a un’esigenza immediata e pressante.

Oltre a realizzare un investimento vero e sensato sul capitale umano e sul benessere personale e in comunità delle persone.

 

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