invidia significato

Perché proviamo invidia per il successo degli altri?

L’invidia, uno dei sette vizi capitali, qualcosa che tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo provato, o di cui siamo stati oggetto.

Un sentimento spiacevole che proviamo un bene o una qualità altrui che vorremmo per noi stessi. Ma cosa si cela dietro tutto ciò?

Alcuni la ritengono una vera e propria sindrome sociale.

In molte società in tutto il mondo, il fenomeno noto come “Sindrome del Papavero Alto” (TPS, dall’inglese “Tall Poppy Syndrome”) è prevalente, e influenza il modo in cui gli individui percepiscono il successo e il raggiungimento all’interno delle loro comunità.

Questa sindrome sociale, caratterizzata dalla tendenza a criticare, sminuire o sabotare coloro che sono percepiti come in una situazione migliore, più di successo o superiori in qualche modo, può avere implicazioni profonde sia sul piano personale che professionale.

Lucia Giovannini

“La TPS può manifestarsi in diversi modi, inclusi ma non limitati a gossip negativo, complimenti ambigui, critiche immeritate e persino ostracizzazione (esclusione forzata). Sul posto di lavoro, potrebbe assumere la forma di sminuire i successi di un collega, mentre in ambienti sociali, potrebbe apparire come la riluttanza a celebrare apertamente i propri successi. La sindrome non è confinata a un solo paese o cultura. È stata tenuta sotto osservazione in luoghi come Australia, Nuova Zelanda, Regno Unito e anche in certi ambienti professionali e accademici, ma in realtà avviene a livello globale“, spiega Lucia Giovannini, autrice bestseller e spiritual coach, trainer di Programmazione Neurolinguistica e Neurosemantica.

Sindrome del papavero alto: le origini dell’espressione

Il termine “Sindrome del Papavero Alto” trae origine da una parabola antica attribuita al tiranno Lucio Tarquinio Superbo di Roma, che, ‘decapitando’ i papaveri più alti nel suo giardino, dimostrò metaforicamente il suo approccio nel trattare le potenziali minacce al suo potere.

Invidia e TPS: cosa succede nella società?

“Le radici psicologiche della TPS possono essere ricondotte a un complesso intreccio di invidia, paura dell’ineguaglianza e desiderio di coesione sociale. Da una prospettiva sociopsicologica, gli individui ‘affetti’ dalla TPS possono sentirsi minacciati dal successo altrui, temendo che possa evidenziare le loro presunte carenze o disturbare lo status quo. Di conseguenza, tagliare i ‘papaveri alti’ serve come meccanismo di coping (fronteggiare una situazione) per ripristinare l’uguaglianza percepita o ridurre il disagio associato all’invidia“, commenta Giovannini.

L’impatto della Sindrome del Papavero Alto su individui e società è multiforme.

Per gli individui, può portare a una diminuzione dell’ambizione, autocensura o persino una riluttanza a perseguire l’eccellenza, per paura di reazioni negative, quali per esempio essere criticati, giudicati o esclusi dai colleghi.

Giuseppe Pantaleo

“Culturalmente, può soffocare l’innovazione, scoraggiare la propensione al rischio e perpetuare una cultura della mediocrità dove la conformità è preferita all’eccezionalismo”, aggiunge Giovannini.

“In ambito relazionale l’invidia è spesso scatenata da un confronto implicito con l’operato di altre persone, anche se il successo altrui non dovrebbe necessariamente sminuire il nostro. Se la distanza fra noi e gli altri non è troppo grande, e se si reputa realistico migliorarsi fino a raggiungere il livello dell’altro, allora il confronto potrebbe addirittura stimolare la crescita personale“, interviene il Professor Giuseppe Pantaleo, Direttore di UniSR-Social.Lab e Ordinario di Psicologia Sociale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Metafore opposte per culture diverse  

“In Giappone, per esempio, c’è un detto secondo il quale “L’unghia che sporge va tagliata” (un invito al conformismo), che è l’esatto contrario di ciò che si dice negli Stati Uniti: “La ruota che cigola riceve il grasso” (un invito a richiamare l’attenzione mettendosi in evidenza per ottenere un beneficio). Differenze culturali, alla cui base ci sono interessanti processi sociopsicologici. Tagliare i ‘papaveri alti’ equivarrebbe a ripristinare l’omogeneità, proprio come in Giappone. Ma noi apparteniamo, nel bene e nel male, a una cultura occidentale“, commenta lo psicologo sociale.

L’invidia ci permetterà di progredire?

I latini, parlando dell’uomo nello stato di natura, cioè uno stato in cui non esista alcuna legge, utilizzavano l’espressione ‘homo homini lupus’ (l’uomo è un lupo per l’uomo).

invidia azioniCiascun individuo, mosso dal suo più intimo istinto, cercherebbe quindi di danneggiare gli altri e di eliminare chiunque sia di ostacolo al soddisfacimento dei propri desideri. Ognuno vedrebbe nel prossimo un lupo, e quindi un nemico, esattamente come se stesso nei confronti degli altri.

Non è una novità questa. In una società impacchettata e infiocchettata, nella quale tutti ci sentiamo fratelli, episodi che dimostrano questa tesi sono all’ordine del giorno, e l’invidia ne è il filo conduttore.

Un amico che ha un auto migliore della nostra, un compagno di classe che prende un voto più alto, un collega che riceve una promozione.

Tuttavia, tutto ciò per molte persone non dovrebbe essere vissuto come qualcosa di negativo.

Senza scomodare i capisaldi del capitalismo e del comunismo, nella nostra società dovrebbe essere in vigore il concetto di meritocrazia e, pertanto, il successo degli altri dovrebbe spronarci, anziché scoraggiarci.

“Alcune persone potrebbero volersi ‘trattenere’ dal realizzarsi e dall’avere successo in certi contesti proprio per non
creare invidia e gelosie attorno a sé. È evidente che, in questo modo, potrebbe essere penalizzato proprio un clima in cui una sana competizione in ambiti diversi ed eterogenei potrebbe invece arricchire il clima sociale e portare all’innovazione“, aggiunge Pantaleo.

Le radici dell’invidia affondano nel terreno dell’infanzia

“Quella persona ha più successo di me, devo fare di tutto per arrivare al suo livello perché so di averne le capacità, ed è ciò che voglio per la mia vita. Non sto fermo a piangermi addosso, ma lavoro per cambiare il mio presente e, di conseguenza, il mio futuro”.

invidia frasiUn pensiero logico, lineare, che potrebbe elaborare qualsiasi persona colta da invidia: eppure la realtà dei fatti è spesso un’altra.

Forse, manca una tessera per completare il puzzle.

“Nei primi 3 anni di vita costruiamo le impalcature che sorreggeranno la nostra personalità da adulti. Un sentimento come l’invidia, infatti, può essere associato a un meccanismo di difesa, funzionale nella fase dell’infanzia e disfunzionale durante la vita adulta. Crescendo, infatti, si tratta di un automatismo che può danneggiare l’individuo. La logica, infatti, non è in grado di governare questi ‘meccanismi emozionali’ che costituiscono l’impalcatura della nostra personalità“, commenta Irene Richini, Docente di “Elementi di Psicologia” presso il St. George Campus di Lovere, “Modelli di Interazione Umana” alla Facoltà di Scienze Politiche della Unitelematica Svizzera ISFOA, esperta in Formazione e Sviluppo Personale.

“L’invidia è spesso una manifestazione di fragilità verso ciò che è esterno a noi. Parlarne con un esperto è un primo passo. Tuttavia, queste ‘modalità’ della personalità non possono essere cambiate del tutto ma, semplicemente, modulate. Si tratta, in pratica, di imparare a diventare genitori di noi stessi“, aggiunge Richini.

Invidia e società: valorizzare il successo del singolo nel rispetto reciproco

“Comprendere e affrontare la TPS richiede un approccio di più ampia visione. Implica la promozione di ambienti che celebrano il successo garantendo che questo non generi arroganza o divisione sociale. Riconoscerne l’esistenza e comprenderne le radici è il primo passo verso la creazione di una cultura che valorizzi il successo individuale e mantenga il tessuto sociale di uguaglianza e rispetto reciproco“, conclude Giovannini.

In conclusione, la ‘Sindrome del Papavero Alto’ è più di una semplice curiosità sociale: è il riflesso di dinamiche culturali e psicologiche più profonde.

E voi, quando siete stati invidiosi di qualcuno l’ultima volta?

 

 

Copertina Foto di Liza Summer: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-in-maglione-rosa-in-piedi-accanto-a-uomo-in-maglione-grigio-6382690/

Foto di Polina Zimmerman: https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-donna-riflesso-emozione-3958816/

Foto di Joel Santos: https://www.pexels.com/it-it/foto/ragazza-carino-in-attesa-famiglia-15641374/

 

About Umberto Urbano Ferrero

Umberto Urbano Ferrero, collaboratore - Torinese d’origine, cittadino del mondo per credo. Laureato in Lettere moderne, ama l’arte in tutte le sue forme e viaggia per conoscere il mondo, oltre che se stesso. Umberto è appassionato di sport e Urbano, al contrario di ciò che l’etimologia suggerisce, apprezza la vita a contatto con la natura. Ritiene la curiosità una delle principali qualità in una persona, caratteristica essenziale per guardare il mondo da più angolazioni.

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