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Telefonofobia: parlare al telefono mette a disagio sempre più persone

Il telefono squilla.

Guardi lo schermo dello smartphone e improvvisamente ti coglie una certa apprensione.

Chi è? Cosa vuole? Perché invece di chiamarmi non mi ha scritto un messaggio?”.

Alla fine, decidi di ignorare la telefonata, aspettando che il telefono smetta di squillare.

A molti di noi potrebbe essere capitata una situazione analoga. Tuttavia, ciò corrisponde a una reazione da non sottovalutare, poiché potrebbe trattarsi di telefonofobia.

Cos’è la telefonofobia?

disturbo telefonofobiaLa telefonofobia è la paura o la riluttanza a ricevere o effettuare telefonate.

È considerata un tipo di ansia sociale in cui il dover utilizzare il telefono attiva un’ondata di pensieri negativi che paralizzano la persona.

La paura ultima è spesso quella di fare una figuraccia, di non essere all’altezza della situazione, di essere giudicato male dagli altri o essere di disturbo.

Come riporta The Irish Times, infatti, un sondaggio di Sky Mobile del 2023 ha rilevato che oltre il 26% dei giovani della Generazione Z (nati tra il 1995 e il 2010) tende a ignorare le telefonate, mentre il 20% crede sia ‘strano’ ricevere chiamate.

I Millennial (nati tra il 1980 e il 1995) non sono da meno: lo studio condotto da Open Market ha rilevato che il 75% di loro preferisce inviare messaggi piuttosto che sollevare la cornetta.

Sembra paradossale: trascorriamo sempre più tempo sui nostri telefoni, ma li usiamo sempre meno per la loro funzione originaria, cioè chiamare.

Il professor Duncan Brumby che si occupa di Human-Computer Interaction presso l’University College di Londra ha realizzato uno studio sull’impatto che ha ricevere oggi una telefonata al cellulare. “È divertente che continuiamo a chiamare questa cosa telefono quando in realtà non lo è. È un piccolo computer“, ha dichiarato a The Irish Times.

Un problema con radici nel passato

L’ansia di fare e ricevere telefonate non è un problema legato alle nuove generazioni.

Il celebre pittore Salvador Dalì, seppur all’apice del proprio successo, non riusciva a chiamare un ristorante per prenotare un tavolo, mentre il poeta britannico Robert Graves scrisse nel 1929 della sua paura di usare il telefono.

Secondo gli esperti, sono le modalità stesse della telefonata a mettere a disagio le persone che soffrono di telefonofobia.

L’assenza del contatto visivo, e quindi di espressioni facciali e linguaggio del corpo possono generare confusione e rendere insicuri.

Il caso del Giappone

In Giappone, il fenomeno sta raggiungendo proporzioni notevoli, con il 70% dei ragazzi tra i 20 e i 30 anni che ha una vera e propria fobia delle telefonate.

Nel sondaggio condotto dalla società di informazione e telecomunicazioni Softsu Co, alla domanda: “Le telefonate ti mettono a disagio?”, il 57,8% ha risposto “molto” o “abbastanza” e in generale il 74,8% dei ventenni ha risposto affermativamente.

Il 44,8% degli intervistati ha ammesso di sentirsi a disagio soprattutto con i telefoni fissi al lavoro.

L’ansia, a volte, è talmente forte nei più giovani da spingerli a non rispondere alle chiamate neppure in situazioni di emergenza.

Come possiamo spiegare il fenomeno della telefonofobia?

Gianluca Castelnuovo

“Le nuove generazioni hanno imparato a utilizzare il telefono per altro, dal momento che la sua funzione principale non è quasi più quella di effettuare e ricevere chiamate. La chiamata, quindi, è qualcosa a cui non sono abituati, una vera e propria nuova esperienza”, afferma Gianluca Castelnuovo, Ordinario di Psicologia Clinica all’Università Cattolica di Milano e Direttore del Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia all’Auxologico.

Social network, app di messaggistica, foto e molto altro ancora, i giovani ormai hanno mille e più modi per rimanere in contatto e comunicare tra loro senza dover ricorrere alla classica ‘alzata di cornetta’.

“Il vantaggio di altri canali, come per esempio le app di messaggistica, è costituito dalla modalità di comunicazione asincrona. Si può riflettere prima di rispondere, modificare il messaggio ecc. In questo modo le persone non devono fare i conti con le ‘sorprese’ e le paure tipiche di una conversazione standard, nella quale si è chiamati a rispondere in pochi secondi. Ciò, almeno in parte, spiega la tendenza a preferire, per esempio, gli esami scritti agli orali.”, aggiunge Castelnuovo.

Il timore, inoltre, può essere amplificato dalla non completezza dei canali.

Facciamo un passo indietro. Una comunicazione standard tra due individui che parlano di persona, è costituita anche dal linguaggio non verbale (espressioni facciali, postura, tic, il gesticolare con le mani ecc.).

In una conversazione telefonica non possiamo cogliere questi aspetti, ma semplicemente quelli paraverbali (le pause, il tono ecc.). Il rischio, quindi, è di non comprendere in maniera chiara ciò che l’altro vuole comunicarci e soprattutto come intenda farlo.

Proprio per questo motivo, le chat risolvono il problema spostando la comunicazione su un piano perfettamente controllato e ‘sicuro’. O, perlomeno, questo è ciò che credono alcuni.

“Le comunicazioni delicate, come per esempio la fine di una relazione o di un rapporto lavorativo, dovrebbero sempre essere discusse ‘faccia a faccia’ proprio per completezza del canale comunicativo. Il rischio, altrimenti, è che la persona che riceve la notizia non colga pienamente il messaggio, o che possa addirittura riempire questi vuoti con la sua immaginazione data la tensione del momento”, aggiunge l’esperto.

È davvero corretto parlare di fobia?

telefonofobia Giappone“Sarei prudente a definire questo fenomeno una fobia. In molti casi, probabilmente, si tratta di un disagio o di una difficoltà, poiché le fobie portano con sé una serie di connotati psicosomatici. In questo senso, credo che la ricerca giapponese evidenzi maggiormente situazioni di disagio che di reale fobia. È un argomento che presuppone cautela o, come spesso avviene, rischiamo di diventare tutti ‘fobici’ per qualche motivo”, conclude Castelnuovo.

La telefonofobia, quindi, si può definire tale se il soggetto sperimenta sudorazioneaumento del battito cardiacomancanza di respiro, nausea, tremore e così via.

Un esercizio pratico per combattere questo disturbo

La telefonofobia, spesso, riguarda persone che manifestano sintomi di ‘ansia sociale‘ anche in altri contesti. Per esempio, questi individui sono molto insicuri, hanno scarsa autostima, dipendono spesso dai giudizi e dai pareri di chi li circonda.

Se il quadro è di questa tipologia, si consiglia di rivolgersi a uno psicologo psicoterapeuta.

In altri casi, invece, il problema potrebbe essere legato esclusivamente alla conversazione telefonica.

Prima di tutto occorre pensare che, nel momento in cui rispondiamo al telefono, dall’altra parte c’è una persona come noi, con le sue fragilità, le sue insicurezze e paure.

E, proprio per questo motivo, possiamo fare pratica con un nostro conoscente o un familiare, così da avvicinarci pian piano anche alle conversazioni con sconosciuti.

Un buon esercizio, in conclusione, è quello di fare brevi chiamate a persone care, cercando prediligere questa modalità di comunicazione al semplice messaggio.

 

 

 

Copertina Foto di Andrea Piacquadio: https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-dell-uomo-in-camicia-di-vestito-bianca-che-tiene-il-telefono-vicino-alla-finestra-859265/

Foto di ira dulger: https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-del-primo-piano-della-donna-che-utilizza-il-telefono-1452130/

Foto di Amina Filkins: https://www.pexels.com/it-it/foto/fiorista-femmina-parlando-al-telefono-e-scrivere-note-in-negozio-5414046/

About Umberto Urbano Ferrero

Umberto Urbano Ferrero, collaboratore - Torinese d’origine, cittadino del mondo per credo. Laureato in Lettere moderne, ama l’arte in tutte le sue forme e viaggia per conoscere il mondo, oltre che se stesso. Umberto è appassionato di sport e Urbano, al contrario di ciò che l’etimologia suggerisce, apprezza la vita a contatto con la natura. Ritiene la curiosità una delle principali qualità in una persona, caratteristica essenziale per guardare il mondo da più angolazioni.

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