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George Saunders e le anime inquiete del Bardo

George Saunders e le anime inquiete del Bardo

George Saunders è statunitense, texano per la precisione, ed ha appena vinto il Man Booker Prizer, il riconoscimento che annualmente premia la migliore opera in lingua inglese pubblicata nel Regno Unito e riconosce al vincitore 50.000 sterline e grande visibilità tra gli addetti e i non addetti al lavoro.

Il romanzo che ha bruciato gli altri finalisti è “Lincoln nel Bardo”, in cui l’autore si ispira ad un aneddoto relativo alla Presidenza di Lincoln per la costruzione di una storia che sfocia nell’irrazionale, mescolando realtà storica, pensiero tibetano, romanzo gotico e ambientazioni tragiche.

In realtà George Saunders ha un passato articolato, che potrebbe far storcere il naso a qualche purista, ma che con ogni probabilità ha forgiato la sua scrittura e la sua tecnica narrativa: dopo gli studi che lo hanno portato ad una laurea in ingegneria geofisica, a seguito della quale ha fatto parte di una squadra di esplorazione petrolifera, ha conseguito un Master in scrittura creativa, pubblicando racconti e saggi che gli sono valsi numerosi riconoscimenti, sino ad arrivare al suo primo compiuto romanzo e al conseguente premio.

Personaggio atipico, giocoliere delle parole, sostenitore convinto della necessità di divertirsi nel momento in cui si scrive, si pone come punto d’arrivo un’efficace comunicazione col lettore, una sorta di forza persuasiva che lo induca a stringere un legame con le pagine lette, nelle quali tuttavia non può far altro che riscontrare la totale libertà d’azione dell’autore.

Una notte col Presidente Lincoln e con George Saunders

Raccontano i biografi di Abramo Lincoln che, durante la Guerra Civile che insanguinò gli Stati Uniti a metà del XIX secolo, il Presidente fu provato da una tragedia familiare che lo prostrò a lungo, la morte del proprio figlio ancora bambino.

L’uomo che stava combattendo il secessionismo, che era stato trasformato nel paladino della libertà degli schiavi costretti ad una vita insostenibile nelle grandi piantagioni di cotone e di tabacco, si trovava a dover fare i conti con la sua dimensione di padre, di uomo comune, di fronte ad un evento terribile come la morte di un figlio.

Le grandi tragedie classiche ci hanno abituato a filtrare questo tipo di dolore, a leggerlo in una dimensione letteraria, meno privata, ma è tutto un ingannarsi a scopo difensivo, perché non c’è grande uomo o grande statista che non provi un senso di annullamento e di inutilità del suo stesso vivere di fronte a un simile distacco.

George Saunders ha scelto questo specifico momento per costruire la sua storia, a cui dice di aver lavorato per quattro anni, prima di darle la veste definitiva.

Il tempo reale in cui tutto accade si limita ad una sola notte, per la quale l’autore ha consultato tutto il materiale a sua disposizione, con una cura del particolare storico che lascia stupiti di fronte al modo in cui poi la storia procede.

E’ una notte di febbraio del 1862, i soldati americani vivono lo strazio della Guerra Civile da tempo, Abramo Lincoln vive la morte improvvisa di suo figlio Willie, un bambino di soli undici anni, amatissimo dal padre.

Il tempo reale si ferma qui: il Presidente, impegnato in un ruolo che gli genera il tormento per un paese che sta giocando al massacro, abbandona la veste ufficiale ed esige di poter riabbracciare il figlio nella cripta ove è stato deposto, in un estremo irrazionale impeto a non lasciarlo andare via per sempre.

Il sangue versato in un anno di guerra scompare all’improvviso, l’uomo Lincoln è fragile e disarmato di fronte alla morte di un bambino innocente.

George Saunders non va oltre questa rielaborazione storica, per altro attendibile, nel suo romanzo, spalancando le porte a un’altra realtà, quella irrazionale e fantasiosa da lui immaginata come rito di passaggio per ciascuno di noi al momento del trapasso.

Un aldilà tormentato e allucinato per George Saunders

L’abbraccio tra il padre e il figlio è il momento preciso da cui prende le mosse l’invenzione di Saunders: Lincoln sembra non volersi staccare dal corpicino sfinito dalla virulenza della malattia e il piccolo Willie si trova così prigioniero nella fase della transizione, imprigionato nel Bardo, un non-luogo che dà origine allo stato intermedio di non esistenza, o meglio ancora di passaggio da un’esistenza ad un’altra, secondo il pensiero tibetano.

George Saunders, studioso di Buddismo, si muove con sicurezza in questo artificioso aldilà, in cui a tenere compagnia al piccolo Willie sono i fantasmi di coloro che lo accolgono, anime vittime di un eccessivo attaccamento alla vita terrena e pertanto impossibilitate a lasciare il mondo in cui hanno vissuto, nonché il cimitero di Georgetown, dove il bambino è stato sepolto.

Strana compagnia, quella che Willie trova al suo fianco, anche lui vittima della stessa dannazione, con un padre che non lascia la sua anima libera perché vuole trattenerlo tra i viventi e la sua stessa incapacità di superare lo stato intermedio.

Sono ovvi i modelli a cui potremmo accostare la creazione di Sanders, a cominciare dalla Commedia dantesca, ma l’unicità del romanzo sta non solo nella costruzione di un mondo fittizio, ma soprattutto nel modo in cui questo mondo viene narrato.

La realtà storica viene inghiottita dai dialoghi surreali tra le anime vaganti, la guerra e i vivi con tutte le loro vane illusioni restano sullo sfondo, mentre balzano in primo piano i caratteri che i fantasmi hanno avuto mentre possedevano ancora un corpo, i loro vizi e le loro virtù, come se nel Bardo fosse impossibile dimenticare per sempre ciò che è stato e prepararsi come una tabula rasa a ciò che sarà.

Al suo romanzo George Sanders regala un impianto da tragedia corale, rintracciabile anche nell’impostazione dei dialoghi, che sembrano avvicinarsi ad un testo dedicato non tanto alla lettura, quanto alla recitazione (con l’uso di formule inedite anche in questo settore, a conferma dell’unicità di quest’opera).

Di George Sanders si è detto che è uno scrittore americano postmoderno, etichetta che a lui stesso pare come un abito cucito addosso ma troppo stretto, di cui tende a liberarsi, non amando le classificazioni: è tuttavia innegabile il suo impeto di modernizzazione, di cambiamento delle regole, ma nella prospettiva che  Umberto Eco definì necessaria, quella di una rivisitazione del passato, di un suo recupero in chiave più attuale, non del suo accantonamento.

Così ci pare sia “Lincoln nel Bardo”.

 

George Saunders e le anime inquiete del BardoAUTORE : George Saunders

TITOLO : Lincoln nel Bardo

EDITORE : Feltrinelli

PAGG. 352,  EURO 18,50

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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