Home / Libri & Cinema / Helga Schneider, le relazioni omosessuali al tempo di Adolf Hitler
Helga Schneider, le relazioni omosessuali al tempo di Adolf Hitler

Helga Schneider, le relazioni omosessuali al tempo di Adolf Hitler

Affrontare la lettura di uno dei tanti romanzi scritti da Helga Schneider senza aver precedentemente conosciuto la sua biografia risulta riduttivo per comprendere la portata della sua testimonianza.

Helga Schneider, naturalizzata italiana da molti anni ma originaria della Slesia, ha vissuto in prima persona e in modo assolutamente drammatico le vicende della seconda guerra mondiale e del nazismo, pur essendo soltanto una bambina.

Un padre al fronte per obbligo, una madre che diventa  guardiana al campo femminile di Ravensbrück prima e a quello di Auschwitz-Birkenau poi per scelta personale, lasciano a Helga e a suo fratello laceranti ricordi di vuoti affettivi e di un’infanzia vissuta coi parenti tentando di sfuggire ai bombardamenti e alla morte.

Una memoria così ingombrante e dolorosa ha trovato uno sfogo nella scrittura, nel racconto volto alle nuove generazioni affinchè, consapevoli di ciò che realmente è stato, non permettano più che simili vicende si ripetano.

E’ questo il messaggio che ancora una volta avrà grande diffusione il 27 gennaio, Giornata della Memoria, in cui verranno ricordate tutte le vittime dell’Olocausto, milioni di persone morte soltanto per la colpa di essere nate in un certo contesto e con certe caratteristiche, non sicuramente per responsabilità reali.

Ricordare il momento in cui i cancelli di Auschwitz vennero abbattuti dalla 60esima armata dell’esercito sovietico, che si trovò davanti agli occhi lo spettacolo disumano delle migliaia di prigionieri che i tedeschi avevano abbandonato durante la fuga, non significa soltanto rendere un tributo a tutti gli ebrei che morirono in quegli anni, bensì anche riportare a galla tutti gli orrori, attraverso testimonianze narrate o rese mediante immagini, perché il ricordo non si spenga mai.

Sono ormai pochissimi i testimoni oculari, ma il loro impegno di testimonianza è servito, negli ultimi settantacinque anni, a combattere l’oblio e soprattutto il negazionismo.

Ciò che è successo per volontà del nazionalsocialismo tedesco e del suo Fuhrer rappresenta una delle pagine più indegne della storia non solo del XX secolo, ma di quella moderna e contemporanea, in cui l’uomo è stato l’artefice del proprio straordinario progresso ma anche della propria distruzione.

Helga Schneider, raccontare un vissuto che diventa universale

Quella di Helga Schneider è dunque una voce che si unisce al coro delle tante che hanno offerto non solo racconto, ma anche e soprattutto testimonianza.

Consapevole dell’importanza che assume l’inculcare il senso della storia e dei suoi drammi negli anni in cui l’individuo si forma, la  scrittrice ha pubblicato anche delle narrazioni destinate agli adolescenti, come “Stelle di cannella” e “Heike riprende a respirare”, dove si raccontano l’ingenua felicità del prima e l’immane fatica di ricostruire cose e persone del dopo di una guerra che non è riuscita a distruggere la speranza nel futuro.

Sono tanti i ricordi di Helga Schneider che compaiono nelle sue pagine, dal rogo dei libri a Berlino ai giorni bui trascorsi nelle cantine per cercare di sopravvivere ai bombardamenti, dall’internamento voluto dalla sua matrigna prima in un istituto di correzione per bambini difficili e poi in un collegio per ragazzi indesiderati dalle famiglie, o provenienti da nuclei familiari falliti, sino alla visita al famoso bunker del Führer dove incontrerà Adolf Hitler in persona, descritto come un uomo vecchio, con uno sguardo ancora magnetico ma dal passo strascicato, la faccia piena di rughe e la stretta di mano molle e sudaticcia.

Tra tutti colpisce però quello relativo all’incontro con la madre che l’aveva abbandonata: nonostante siano trascorsi trent’anni e sia stata condannata dal Tribunale di Norimberga come criminale di guerra, la donna ricorda con orgoglio il suo passato, non lo rinnega mai, come testimonia l’aver conservato la sua divisa da SS.

Un trauma personale a cui, ancora, viene data voce nel romanzo “Lasciami andare, madre”.

Restituire voce e dignità a tutte le minoranze perseguitate dal nazismo

Che la voce e la forza della testimonianza di Helga Schneider non possano essere messe a tacere lo dimostra il suo ultimo romanzo, in uscita a giorni, dal titolo “Bruceranno come ortiche secche. Relazioni pericolose ai tempi di Adolf”.

In questa occasione sono gli omosessuali al centro della narrazione, con le persecuzioni che essi dovettero subire per il fatto di essere tali.

Il mito ariano sostenuto da Hitler non ammetteva diversità dal modello celebrato, non accettava alternative se non bollandole come devianze, come malattie, come erbe maligne da estirpare.

«Purtroppo il compito non è facile come lo fu per i nostri antenati, l’omosessuale veniva calato nella palude. Bisognava scartarli, allo stesso modo in cui noi estirpiamo le ortiche e le ammucchiamo tutte insieme per bruciarle». (Heinrich Himmler, febbraio 1937)

Basta pensare alla fine atroce che fu riservata a coloro che erano segnati da un handicap fisico o psichico, isolati nei campi di concentramento e sottoposti a disumani esperimenti, la cui morte, spesso inevitabile, non era che la normale conclusione di una procedura.

A prigionieri politici e criminali comuni furono affiancati nei campi zingari, prostitute, senza fissa dimora, immigrati, apolidi, omosessuali ed ebrei, il cui senso di identità veniva annientato e dissolto mediante la soluzione finale.

Agli omosessuali nei campi era destinata la divisa col triangolo rosa, utile ad aggiungere lo scherno degli altri prigionieri al disgusto manifestato dai nazisti stessi.

Il romanzo di Helga Schneider affronta la genesi di questa specifica persecuzione, nata negli anni Trenta, quando la Repubblica di Weimar cedeva il passo al Terzo Reich, passaggio ufficializzato con l’ascesa al potere di Hitler e la morte dell’anziano Presidente Hindenburg.

Negli anni della Repubblica l’omosessualità, per quanto considerata illegale, non veniva perseguitata, concedendo spazi a coloro che la difendevano e ignorando le proteste di chi invece la demonizzava come simbolo di decadenza della Germania, provata sotto tutti gli aspetti dopo la sconfitta della Prima guerra mondiale.

Dal 1933 al 1939 fu tutto un crescendo di azioni contro l’omosessualità, classificata come malattia da curare anche con la castrazione e piaga morale da debellare.

Con questi presupposti si sviluppa nelle pagine della Schneider la storia di Julian e Nesti, due giovani decisi a vivere la loro relazione anche se in clandestinità.

Il padre di Julian e la madre di Nesti sono fedeli al nazismo, ricoprendo anche ruoli pubblici di rilievo, motivo per cui non prendono neppure in considerazione la possibilità che i propri figli vivano una sessualità alternativa.

Distratti e annebbiati dall’apologia del nazismo, ignorano il loro ruolo genitoriale, lasciano i propri figli soli a lungo immaginandoli impegnati soltanto in attività scolastiche e, nel caso di Nesti, artistiche.

I due ragazzi si incontrano in un locale gestito e frequentato da gay trovando qui un contesto in cui essere se stessi e non dover fingere: Julian, in particolare, è sottoposto costantemente agli assalti verbali del padre che lo vuole vedere fidanzato e lo spinge ad uscire con delle ragazze che lo possano far diventare un uomo “vero”.

Storia e finzione si intrecciano continuamente nel romanzo, perché la distruzione dei locali di Berlino avvenne realmente, con la conseguenza di costringere gli avventori a rifugiarsi nella clandestinità per non essere arrestati o finire nelle “liste rosa” volute dalla Gestapo.

La situazione diventò davvero critica a partire dal momento in cui il Ministero della Giustizia ampliò la categoria degli “atti considerati crimini contro la decenza e commessi tra individui di sesso maschile” in modo da includere qualunque atto che potesse essere percepito come omosessuale. Più tardi, i tribunali stabilirono che, in quel senso, anche la semplice intenzione o il pensiero fossero sufficienti a identificare tali atti.

I due ragazzi vengono risucchiati da questo vortice, mentre i due genitori si dedicano con convinzione a servire il Fuhrer e a coltivare la relazione nata tra di loro, tra lo sconcerto dei loro figli.

Julian indaga tra le carte del padre per cercare di capire chi sia l’uomo con cui è rimasto solo dopo la morte della madre, Nesti sa che sua madre fa parte di un comitato contro l’omosessualità e tutti e due subiscono violenze psicologiche di grave portata.

Vivere nella finzione è quasi impossibile in una società che promuove spie e delatori in nome di una necessaria riforma morale e i due giovani non sfuggono a questa drammatica evidenza: arrestati e imprigionati non hanno molte possibilità di riprendersi la loro vita, a meno di interventi esterni provvidenziali.

Ma il loro arresto mette i genitori di fronte alla realtà che non avrebbero mai immaginato di dover affrontare: sarà un modo per riflettere sulle loro responsabilità, sulle conseguenze delle loro idee e dei loro atti.

Ognuno dei due farà la sua scelta e solo questa avrà ripercussioni su Julian e Nesti, sulla loro possibilità di continuare a vivere o essere messi a tacere per sempre.

Helga Schneider, le relazioni omosessuali al tempo di Adolf HitlerAUTORE : Helga Schneider

TITOLO : Bruceranno come ortiche secche

EDITORE : Oligo

PAGG. 268,   EURO 16,90

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Translate »