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Alex Lake: “homo homini lupus”nel suo thriller psicologico

Alex Lake: “homo homini lupus”nel suo thriller psicologico

Si firma Alex Lake, nascondendo sotto questo pseudonimo la sua vera identità, ed è uno scrittore inglese che vive negli Stati Uniti l’autore del romanzo “La logica del lupo”.

Il titolo originale di questo thriller psicologico è “After Anna”, perché Anna, una bimba di soli cinque anni, ne è la involontaria protagonista, il centro dell’universo attorno al quale ruotano la sua famiglia, le sue insegnanti, gli abitanti della città in cui vive, i poliziotti coinvolti nelle indagini e anche, soprattutto, i manipolatori mediatici che faranno propria la vicenda come iene affamate.

La traduzione italiana punta invece l’attenzione sul valore metaforico che la definizione LUPO ha impropriamente rivestito e continua a rivestire: memori del significato dato all’espressione “homo homini lupus”, l’uomo è lupo per il suo simile, prima dal commediografo latino Plauto e poi dal filosofo inglese Hobbes, i traduttori hanno rimarcato la malvagità insita in ciascuno di noi, capace di raggiungere punte parossistiche nei confronti anche delle persone che dovrebbero solamente essere amate. In realtà, il lupo non ha queste caratteristiche, è un animale che difende se stesso e la sua prole, la sua logica non è la malvagità, ma la sopravvivenza contemplata nell’accudimento.

Non è dunque imputabile all’autore, chiunque egli realmente sia, questo discutibile scarto di significato.

La logica di Alex Lake

Thriller psicologico, si è detto, questo romanzo, costruito in modo anomalo rispetto agli stereotipi del genere: la vicenda iniziale, il rapimento della piccola protagonista Anna ,trova la sua soluzione esattamente a metà del percorso, per dare spazio, nei capitoli successivi, a quello che è sempre stato il fine ultimo di chi l’ha rapita.

Sin dalle prime pagine Alex Lake ha focalizzato l’attenzione su Julia, la madre di Anna: è un avvocato divorzista a cui si sono spalancate le porte della carriera, impegnata profondamente nel suo ruolo di madre, consapevole del fatto che quello di moglie di Brian, invece, si è ormai sgretolato.

Un suo ritardo nell’andare ad aspettare Anna all’uscita da scuola ha consentito al rapitore di agire: la bimba sembra scomparsa nel nulla dopo aver varcato i cancelli dell’istituto, come riveleranno le immagini delle telecamere.

Julia e Brian piombano nella disperazione, ma all’autore sembra interessare meno la psicologia del padre, maestro per passione e come tale capace di deludere profondamente la di lui madre, Edna Crowne,e i sogni di affermazione nutriti per il figlio.

L’animo di Julia, il suo rimorso, i suoi sensi di colpa, il suo distacco da Brian, la sua difficoltà relazionale con Edna, tutto questo affascina Alex Lake che si intrufola nei meandri della psicologia di una donna e la seziona per sette giorni, quelli che trascorrono prima che Anna sia ritrovata sana e salva, liberata dal suo stesso rapitore e non per intervento della polizia.

Che cosa è dunque successo in quella settimana? Quali erano o ancora sono gli intenti di chi ha segregato Anna probabilmente non lontano da casa e senza nessun apparente interesse economico?

Il lieto fine sarebbe tale solo rispondendo a queste domande, ma nessuno può farlo: si apre allora per Julia un lasso di tempo forse peggiore e più angosciante del precedente, dal momento che, nei sette giorni antecedenti, è stata oggetto di un attacco mediatico violentissimo, sia da parte dei giornalisti, sia dagli utenti dei social network. Adesso che ha ritrovato Anna rischia di perderla per sempre: Brian, al contrario di lei, non ha intenzione di sospendere momentaneamente il cammino verso il divorzio, lascia perciò la loro casa e si trasferisce con la figlia presso l’abitazione della madre, ritenendola molto più sicura per la bambina.

Julia si trova a dover far proprio un nuovo distacco, vede incombere su Anna l’ingombrante figura della nonna paterna, deve ritornare al lavoro e fare i conti con il personaggio che i tabloid hanno costruito per lei, quello della madre peggiore d’Inghilterra.

Stremata ma non arrendevole, Julia cerca di trovare un posto a tutti i tasselli della storia che ha in mente e passo dopo passo si accosta sconcertata alla verità, la peggiore da ipotizzare. Averci visto giusto sarà però per lei l’inizio di una vicenda di indicibile sofferenza, sia fisica che psicologica, che troverà la sua conclusione solo nell’ultimo capitolo del romanzo, di sole tre righe.

Gli intrecci narrativi e psicologici di Alex Lake

Come può ben intendere chiunque conosca le diverse sfaccettature che il thriller può assumere, ad Alex Lake non importa nulla dell’azione poliziesca, tanto meno del personaggio dell’investigatore, volutamente lasciato sulla sfondo e privo di un ruolo efficace.

La sua attenzione si ferma invece sul carnefice e sulla sua vittima.

Del primo nulla si può dire senza minare il piacere della lettura, salvo il fatto che i suoi pensieri vengono resi noti dall’autore sin dal prologo, con un’autogiustificazione legata alla legge della necessità, a quella della predominanza del forte sul debole, che annulla la separazione tra giusto e ingiusto.

Della vera vittima, Julia, vengono analizzate tutte le pulsioni e la angosce, sia nella prima che nella seconda parte della storia.

Su di lei i media si accaniscono, come spesso succede nella realtà, impedendole di sfuggire al loro controllo, portandola a un’emarginazione sociale difficile da sopportare; per lei Brian non ha profonda comprensione, manipolato com’è da una madre dalla personalità troppo spiccata, per cui si rivela incapace di aiutarla; per se stessa Julia non trova giustificazioni, si sente la responsabile unica di quanto accaduto ad Anna e scivola nei sensi di colpa come spesso accade alle donne che conciliano a fatica i loro diversi ruoli con il poco tempo a disposizione.

Alex Lake ha voluto darci un ritratto femminile spigoloso, sebbene talora preda di facili stereotipi (il rapporto con la suocera, con il cognato, con le altri madri…), ma del tutto ordinario pur nella straordinarietà della situazione.

Homo homini lupus, la logica del lupo è quella di essere spinto dal bisogno e non farsi domande, ma questo è proprio e giustificabile nella logica di un animale, non di un uomo dotato di intelligenza e raziocinio: capita, più volte, che l’essere umano sappia essere per un suo simile molto peggio di un lupo, come Julia ha potuto sperimentare di persona.

Alex Lake: “homo homini lupus”nel suo thriller psicologico

 

AUTORE : Alex Lake

TITOLO : La logica del lupo

EDITORE : Neri Pozza

PAGG. 320,  EURO  18,00

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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