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Michela Marzano, l’amore materno infinito e sublime

Michela Marzano, l’amore materno infinito e sublime

“L’amore che mi resta” è l’ultimo romanzo di Michela Marzano, il cui titolo ci avverte con chiarezza che si tratta di una storia per sottrazione, una di quelle in cui i protagonisti non si trovano ad aggiungere giorni e vita alla loro esistenza, ma devono fare i conti con le perdite, con il venir meno di qualcosa o di qualcuno.

L’autrice si inoltra in questo campo forte di un bagaglio di conoscenze articolato su più piani, quello della sua formazione filosofica che l’ha condotta ad essere docente all’Università di Parigi e quello dell’esperienza personale, che l’ha obbligata, nell’età giovanile, a prendere coscienza dei suoi fantasmi interiori e ad esorcizzarli.

La fragile condizione umana attrae da sempre la sua attenzione, come dimostrano i tanti suoi saggi ad essa relativi, ed ora essa viene trasposta ai protagonisti del romanzo, delegati ad essere voce narrante del dolore e del tentativo di superarlo.

Daria e Giada, due facce dell’amore nel romanzo di Michela Marzano

Che cosa induce una donna, ad un certo punto della sua vita, a decidere che per lei nulla conta più del diventare madre? E quali sentieri è disposta a percorrere pur di realizzarsi compiutamente in questo modo?

Daria, la protagonista del romanzo, ha stabilito a venticinque anni che il suo desiderio deve essere realizzato, in qualsiasi modo. Poiché il figlio agognato non arriva, sceglie insieme al marito Andrea di adottare una bambina di pochi mesi, rovesciando su di lei tutto il carico d’amore che non riesce più a contenere.

Giada entra dunque a far parte di questa famiglia in cui l’essere genitori non è solo un fatto biologico ma piuttosto una questione affettiva e cresce ignara dell’abbandono che ha segnato il suo venire al mondo.

Il tempo concede poi a Daria la possibilità di avere un figlio tutto suo, Giacomo, la cui presenza non sposta i termini dell’affetto per Giada, nella consapevolezza che l’amore dei genitori possiede la capacità di moltiplicarsi innumerevoli volte, senza doversi frazionare.

In questo equilibrio irrompe la decisione di Daria e di Andrea di raccontare a Giada la verità: della madre naturale non si sa nulla, i suoi dati sono sconosciuti, ripercorrere i passi fatti in un passato ormai troppo lontano è impossibile.

Michela Marzano non concede sconti a Giada: impossibilitata a dare risposte adeguate alle sue infinite domande, incapace di orizzontarsi in un mondo che non riconosce più come suo, la ragazza si smarrisce e trova nella volontà di sparire l’unica soluzione al suo male di vivere, lasciando scritte parole che assolvono la sua famiglia da ogni responsabilità per il suo suicidio.

A Daria non bastano: insieme a Giada è morta una parte di lei, la sua convinzione di aver dato una seconda vita alla bambina abbandonata, la certezza di aver investito tutto l’amore possibile per restituirle quanto il destino le aveva negato.

Il padre, il fidanzato, il fratello non riescono a strapparla dal baratro di disperazione in cui precipita lentamente, sopravvivere a un figlio è contro natura, ci si sente in colpa ogni mattina quando ci si sveglia e si porta con sé questa inadeguatezza in ogni momento della giornata.

Il cammino di Daria sarà lungo e accidentato prima che si possa intravedere uno spiraglio di luce; solo accettando l’aiuto di un analista che la conduca a valutare con occhi nuovi gli episodi della loro vita in comune riuscirà a superare il dolore per la sua presunta inadeguatezza come madre, comprendendo che il senso di abbandono di sua figlia era tanto profondo da non poter essere colmato da nessuno e che la sua fragilità emotiva le è stata nemica sino all’ultimo.

Lentamente Daria proverà a riemergere alla vita anche per Giacomo, il figlio rimasto annichilito dalla perdita di una sorella e contemporaneamente anche di una madre che non sembra più credere alla forza del suo amore.

Michela Marzano, l’amore materno è amore assoluto e per sempre

L’autrice accompagna la sua protagonista in questo lungo cammino senza mai dimenticare la potenza dell’amore materno, capace di rendersi salvifico quanto tragico, a seconda della imprevedibilità del destino.

La stessa Michela Marzano racconta di essere passata attraverso questo muro di dolore in quanto figlia e non nel ruolo di madre: come Giada visse un tempo di rifiuto nei confronti del mondo e cercò di andarsene drasticamente, per annientare i dolori dell’esistenza.

A lei la vita concesse un’ulteriore possibilità, a sua madre concesse il dono di una figlia rinata.

E’ anche da questo episodio autobiografico che il romanzo prende linfa vitale, cercando di raccontare il punto di vista “altro”, quello di chi resta aggrappato alla vita per necessità e non per volere, di chi vede spalancarsi di fronte una voragine di sofferenza legata alla perdita di un figlio, in qualsiasi modo ciò avvenga.

E’ naturale che se la morte è stata cercata ci si senta ancora più impreparati ad affrontarla, ci si carichi di sensi di colpa così pesanti da non saperli reggere, ci si creda profondamente inadeguati a svolgere il ruolo di genitori.

Occorrono tempi lunghi, a volte infiniti, per andare oltre questo dolore, lentamente si arriva a capire che non sempre le scelte che ci coinvolgono dipendono da noi, che eravamo impossibilitati a cambiare il corso del destino altrui nonostante il nostro amore incondizionato.

Nel chiudere la storia di Daria Michela Marzano si arrende all’inevitabile, ma trova lo spazio per controbattere alla rassegnazione: quando tutto sembra perso, ci dice, ci resta la convinzione che “l’amore è necessario, e senza amore si è morti, prima ancora di morire”, che “l’amore, anche se non ripara nulla, è sempre senza confini”, perché “l’amore è sempre perfetto, ma sempre e solo perché è tutto quello che ci resta – anche quando si è perso tutto”.

Michela Marzano, l’amore materno infinito e sublime

 

AUTORE : Michela Marzano

TITOLO : L’amore che mi resta

EDITORE : Einaudi

PAGG: 237,  EURO 17,50

 

 

 

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Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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