
Coltivare lo spirito giova al proprio benessere: esistono delle prove?
Cosa vi viene in mente quando sentite parlare di ‘spirito‘?
Il primo pensiero va, probabilmente, all’immagine di una dimensione interiore. Qualcosa di non tangibile e difficile da decifrare.
Tutto ciò si complica non poco se lo spirito entra in relazione con il nostro benessere e la nostra salute, e con ambiti del sapere figli della scienza come nel caso della medicina.
Su questo tema, è stato da poco pubblicato il libro di Marialucia Semizzi, medico internista ed esperta in Medicine Complementari (Agopuntura, Omeopatia e Fitoterapia), dal titolo “Spiritualità e medicina. I fondamenti “(edizioni Aracne, Roma, 2023).
L’autrice ha analizzato e studiato il rapporto tra spiritualità e medicina, ma ha voluto soprattutto indagare l’impatto che la vita spirituale ha sull’equilibrio della persona e sulla sua salute, cercando di osservare da medico se le persone che ritengono di avere una intensa esperienza interiore siano più sane ed equilibrate rispetto a coloro che negano di avere una ‘vita dell’anima’.
Spiritualità e medicina: ma cosa significa esattamente ‘spiritualità’?

“Spiritualità letteralmente significa ‘che attiene allo spirito’, il problema è definire cosa sia lo spirito: per alcuni è la mente nella capacità di immaginare il futuro trascendendo la realtà attuale, per altri è la mente nella capacità di trasformare le emozioni in sentimenti-guida della vita. Per alcuni è l’energia, per altri ancora è l’anima spirituale insieme alle realtà invisibili, per altri la religiosità. Buona parte del libro si occupa proprio di tentare di definire cosa sia lo spirito, in modo da permettere di parlarne senza fraintendimenti in ambito medico (cioè in relazione alla salute)”, spiega l’autrice.
Tuttavia, che si parli di mente, energia o religiosità, una domanda sorge spontanea: è davvero possibile conciliare fede e scienza o, ancora, il razionale con ciò che non è razionale?
“La contrapposizione tra scienza e razionalità da una parte, e fede dall’altra -spiega Semizzi- è un vecchio concetto positivista ormai del tutto superato. Ora ci si rende conto che la fede è razionale e sa rendere conto di molti suoi aspetti, mentre al contrario a volte la scienza diventa scientismo e si basa sulla fede nella scienza anziché sulla conoscenza. L’ostacolo vero al dialogo tra scienza e fede non è intrinseco, ma è rappresentato dalla difficoltà nel superare i pregiudizi“.

Lo scaffale di gennaio 2024
Lo scaffale di gennaio 2024 vi rinnova i suoi auguri di un anno felice e lo…Mente, energia e spirito

Lo scaffale di gennaio 2024
La mente, l’energia e lo spirito sono dimensioni diverse della persona, finestre diverse da cui osservare la realtà terrestre e del cosmo, e utilizzano strumenti diversi per esprimersi.
La componente mentale, un tempo univocamente attribuita alle facoltà cerebrali connesse con la coscienza, attualmente non viene più circoscritta solo alle attività del cervello, bensì riferita anche a un concetto più ampio, metafisico (cioè che trascende il mondo fisico), di coscienza.
La dimensione energetica può essere pensata come la vitalità del cosmo, essa rappresenta il potenziale necessario per vivere, come dire la ‘benzina che permette al motore di funzionare’.
La dimensione spirituale in senso proprio non è in continuità con le dimensioni terrestri, pertanto non può essere identificata con la dimensione energetica, né con quella mentale.
“Il libro nasce proprio dall’intento di chiarire cosa sia questa componente rispetto alle altre. Può essere vista come il progetto esistenziale da compiere nella propria vita e dalla potenzialità di connettersi col divino. Ci prendiamo cura di tutte le nostre dimensioni quando ci applichiamo a sviluppare la nostra potenzialità propriamente umana e a esprimere la nostra unicità”, continua l’autrice.
Come diceva il neurologo austriaco Viktor Frankl: “Cerchiamo di diventare dei buoni esemplari della specie umana”.
Le terapie spirituali
Per terapie spirituali si intende un tipo di approccio terapeutico che fa leva sulla dimensione spirituale per promuovere il riequilibrio della persona e la risoluzione delle malattie.
Si parte dall’idea che l’uomo sia costituito da quattro dimensioni: corpo, mente, energia e spirito.
Lo spirito sarebbe un po’ il ‘direttore d’orchestra‘, quello che ha lo spartito esistenziale da svolgere attraverso le altre dimensioni (corpo e mente) con l’energia a disposizione.
“Le terapie spirituali (alcune in realtà con lo spirito c’entrano piuttosto poco) pensano di poter rimotivare il direttore d’orchestra a riprendere il suo ruolo di orientamento di tutte le risorse vitali della persona malata per eseguire la sinfonia della vita secondo lo spartito esistenziale della persona“, spiega Semizzi.
Ecco perché coltivare lo spirito può giovare al nostro benessere
“Si è visto che le persone che meditano o pregano abitualmente hanno maggiore capacità di autocontrollo, sono più efficienti in alcuni test operativi e risultano più calme ed equilibrate rispetto a chi non pratica. Tali differenze sono riscontrabili anche nell’anatomia funzionale cerebrale e nei livelli di alcuni ormoni circolanti, correlati ai livelli di minore stress rilevato nelle persone che coltivano la spiritualità”, afferma Semizzi.
La pratica della spiritualità, quindi, modifica l’organismo a livello cerebrale e ormonale, rendendolo più calmo ed efficiente.
Viene da pensare, quindi, che una ‘vita interiore attiva’ sia un passo essenziale per ricercare il benessere.
“Sono stati condotti vari studi in varie parti del mondo – prosegue l’autrice- e tutti sono concordi nel rilevare uno stato di salute migliore in chi ha una vita spirituale attiva, prega e vive una dimensione religiosa comunitaria, soprattutto negli anziani, come minore incidenza di malattie e ridotto tasso di depressione e ansia“.
Gli effetti benefici della meditazione
La letteratura medica che si sta sempre più interessando a questo argomento afferma che la pratica della meditazione è benefica sia per lo stato emotivo e cognitivo che per l’apparato cardiovascolare e metabolico.
Migliora inoltre l’attenzione e l’efficienza esecutiva di un compito.
“Esistono molti tipi di meditazione, con effetti un po’ diversi a seconda del tipo di meditazione considerato. È interessante notare come la recita del rosario e la preghiera cristiana hanno dimostrato effetti simili alla meditazione trascendentale e zen”, spiega l’autrice.
Veri maestri e falsi guru dello spirito
Chi vive una forte esperienza mistica diventa spesso ‘catalizzatore di cambiamento’ nel pensare e agire umano. Tutto ciò, spesso, si traduce in benessere collettivo.
La storia è piena di individui devoti al mondo della spiritualità che hanno attirato grande consenso.
“Se pensiamo a personaggi come Gesù, Budda, San Francesco, Ghandi (tanto per citarne alcuni) notiamo che intorno a loro si sono raccolte delle persone che hanno iniziato a seguirli, a volerne emulare lo stile di vita. Questi ‘Maestri’ hanno avviato dei processi di riforma e rinnovamento del loro tempo che sono perdurati fino a oggi”, spiega Semizzi.
Senza scomodare questi grandi nomi, tuttavia, la Storia è piena di personaggi che hanno provato a cavalcare la stessa onda, avendo però come obiettivo non il benessere collettivo, ma il proprio tornaconto personale.
Stiamo parlando di quelli che comunemente chiamiamo ‘guru‘, con accezione dispregiativa.
“Non sempre è facile distinguere i veri Maestri dai ciarlatani. Alcune note distintive sono l’umiltà, la gratuità e il disinteresse per la propria persona, l’amore incondizionato per Dio e per l’umanità. Se un maestro porta a separare l’adepto dal suo contesto abituale e dai suoi legami affettivi e chiede soldi questi sono indicatori di falsi maestri da evitare. Se l’incontro con il maestro sradica dalla propria vita e porta ad alienarsi da tutto, questo è un altro segno che si tratta di un falso maestro che va evitato. Il vero maestro innamora di Dio, trasfigura ogni cosa e dà un nuovo sguardo alle cose, ma non divide e non isola l’adepto. Anche l’eremitaggio non va considerato come qualcosa di divisivo, ma come un allontanarsi per amare meglio”, sottolinea l’autrice.
Del resto, possiamo affermare che spesso ‘dai frutti si riconosce l’albero‘.
La spiritualità, in alcuni casi, può rappresentare un pericolo?
“Se guardiamo a tanti santi malati, come fu, per fare un esempio, la Beata Benedetta Bianchi Porro che morì a 26 anni cieca, sorda e paralizzata, notiamo che la fede e la religiosità vissuta in comunione con amici cristiani la resero felice e viva nonostante tutto, diedero senso alla sua sofferenza e le fecero percepire di avere un compito nella vita”, aggiunge l’autrice.
La fede divenne elemento sano in un quadro malato, intorno al quale costruì la sua personalità viva e bella. Allo stesso modo il contrario, una religiosità vissuta in modo distorto, ossessivo o patologico può portare la persona allo squilibrio esistenziale (comportamenti bizzarri, alienazione sociale, disprezzo della corporeità, giudizio, ossessività e scrupolosità religiose) e mentale (quadri dissociativi, ossessivi, fobici o deliranti).
“Si stima che il 70% dei deliri in psichiatria sia a contenuto religioso (allucinazioni religiose, illusioni, deliri di visioni celesti o infernali). Per questo occorrerebbe buona conoscenza della materia per poter fare discernimento tra autentico misticismo e patologia psichiatrica o tra autentica ascesi e atteggiamenti nevrotici”, conclude Semizzi.
Copertina Foto di Lucas Pezeta: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-che-diffonde-entrambe-le-braccia-2529375/
Foto di Lucas Pezeta: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-che-indossa-abito-bianco-spalle-scoperte-2035018/




