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Daniele Amitrano, astro nascente o meteora di passaggio nel panorama degli autori di thriller?

Daniele Amitrano, astro nascente o meteora di passaggio nel panorama degli autori di thriller?

Giugno 2018, vede la luce il secondo romanzo di Daniele Amitrano, “La bambina che urlava nel silenzio”.

Chi recensisce libri si trova, ad ogni nuova uscita segnalata, nella condizione di dover scegliere se dedicarsi o meno alla lettura del nuovo romanzo (o saggio, la questione non muta). Curiosità per il nuovo, se si tratta di un autore poco noto, o messa in sicurezza grazie a nomi, editori, fors’anche argomenti che costituiscono una rete di protezione sicura?

Questa rubrica settimanale non conosce regole vincolanti e spesso, infatti, sono stati valutati i prodotti di scrittori non ancora noti al grande pubblico, perché esordienti (come Iacopo Barison) o legati ad un bacino di utenza limitato o sconosciuti ai grandi editori e pertanto ritenuti un investimento rischioso.

Il mercato dell’editoria fa sì che prove di scrittura estremamente accattivanti restino bozze impolverate su uno scaffale, mentre libri di dubbia utilità (ricordateUna vita apparentemente perfetta” di Michelle Hunziker?) balzino ai primi posti delle classifiche nazionali.

Orbene, forti di questa consapevolezza abbiamo accolto il secondo romanzo di Daniele Amitrano con la speranza di trovare nelle sue pagine i segnali di un work in progress significativo.

Ma giunti a pagina 223 abbiamo dovuto, con disappunto, ricrederci.

Uso ed abuso di cliché narrativi nelle pagine di Daniele Amitrano

La vicenda narrata vede come protagonista Samuele Lorenzi , ispettore di Polizia trentacinquenne che si trova a dover cercare il bandolo di una matassa che ha al centro il suicidio di due carabinieri, avvenuto in un lasso di tempo ridottissimo.

All’apparenza i due fatti tragici sembrerebbero non avere collegamento evidente, ma a Lorenzi questa ipotesi non appare convincente, motivo per cui decide di approfondire l’analisi dell’accaduto.

L’ispettore Samuele Lorenzi ha però una caratteristica particolare, quella di fare ripetutamente lo stesso sogno, che gli appare in un certo qual senso profetico, simbolo inconscio di quella che deve essere la sua indagine.

E qui lo scrittore non riesce a costruire una personalità convincente, né una caratteristica insolita e soprattutto unica: chiunque sia almeno un po’ giallista, non può non richiamare alla mente il Commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni, che conduce le sue indagini nella Napoli fascista, perseguitato da quello che lui chiama “il Fatto”, ovverosia la possibilità di percepire le ultime emozioni, sensazioni, parole di vittime di morte violenta che gli appaiono come fantasmi.

Nei sogni angoscianti creati da Daniele Amitrano per il suo ispettore non si riesce a trovare la stessa intensità, la medesima tortura dell’animo che traspare invece con forza dalla quotidianità di Ricciardi.

Il sogno ricorrente di Lorenzi lo vede bambino inseguire una bambina che fugge correndo sino a scomparire in un antico pozzo, con un urlo d’aiuto che non emette alcun rumore.

Convinto che sia un indizio da non sottovalutare, comincia una ricerca sui due carabinieri suicidi, sino a trovare un punto d’incontro tra i due, cioè il servizio prestato anni prima nella medesima caserma.

Di fronte a questo dato oggettivo Lorenzi si intestardisce nel proseguire le indagini, supportate dalla dimensione onirica, nonostante attorno a lui siano tutti concordi nel ritenerli due casi da archiviare come suicidi.

Tassello dopo tassello, viene ricostruita una vicenda che aveva avuto come vittima predestinata una giovane, il cui omicidio era rimasto insoluto, ritrovata proprio a fianco del pozzo sognato dall’Ispettore.

Le coincidenze disseminate da Daniele Amitrano sono troppo fantasiose all’interno di un thriller, che non ricava vantaggi da queste incursioni nel fantastico.

Lorenzi riuscirà a risolvere il caso rendendo giustizia a Sabrina Mollica, vittima innocente del sistema e dell’omertà che purtroppo lo contraddistingue in qualsiasi ambito.

La bambina muta che gli chiedeva aiuto nel sogno era lei, capace  di tornare un’ultima volta per donare a Samuele Lorenzi la possibilità di tirarla fuori dal pozzo, prima di scomparire per sempre dai suoi sogni.

L’ispettore poeta di Daniele Amitrano

Se nella costruzione del Lorenzi ispettore Daniele Amitrano ci appare poco originale, nell’assemblare gli elementi del Lorenzi uomo cerca di attribuirgli caratteristiche distintive, che lo rendano accattivante.

A questo scopo l’autore fa di lui un poeta, con il cuore infranto da Cinzia, la donna amata che si è allontanata da lui nel tentativo di fargli capire quale sia la sua importanza nella sua vita.

Per Cinzia vengono scritti gli aforismi e le poesie dell’ispettore (non dimentichiamo che Daniele Amitrano, alla sua seconda prova come romanziere, ha pubblicato precedentemente due raccolte di poesie), che riusciranno a fare breccia nel muro da lei innalzato portando all’inevitabile lieto fine.

La mescolanza di prosa e poesia non riesce a produrre una materia narrativa ben amalgamata, i versi non si confanno ad un poliziesco, vogliono essere un approfondimento psicologico del protagonista ma non sortiscono l’effetto desiderato.

Se Daniele Amitrano ha il proposito di costruire un investigatore anomalo, fuori dagli schemi precostituiti, così come ha fatto la scrittrice Fred Vargas con il suo Ispettore Adamsberg, deve attingere a spunti che non inducano il lettore a richiamare costantemente alla mente altri personaggi di altri scrittori.

La forza del thriller è concentrata nella suspence, nel finale a sorpresa, nello sbigottimento del lettore, capace, una volta arrivato alla conclusione della storia, di ripercorrerla a ritroso cercando tutti gli indizi sottovalutati.

Daniele Amitrano è giovane, ha molto tempo davanti a sé per affinare la sua scrittura, cercando di calibrare con più attenzione i vari ingredienti.

La vicenda rallenta continuamente a causa delle descrizioni troppo minuziose, spesso inutili, che vanno a scapito dell’immediatezza delle azioni e dei dialoghi: occorre lasciare uno spazio di movimento al lettore introducendolo nelle vicende ma obbligandolo a collegare, a stabilire connessioni, senza fornirgli tutta una serie di indicazioni come si farebbe con un alunno alle prese con una lezione qualsiasi.

Il romanzo di Daniele Amitrano si conclude con un nuovo sogno, che ha come protagonista un bimbo dal caschetto biondo: ciò lascia intendere una prosecuzione delle vicende dell’Ispettore Lorenzi, che ci auguriamo possano essere più coinvolgenti di questa e magari più attente all’uso delle forme verbali, in nome di quella consecutio temporum a cui uno scrittore non dovrebbe mai permettersi di venire meno.

Daniele Amitrano, astro nascente o meteora di passaggio nel panorama degli autori di thriller?AUTORE : Daniele Amitrano

TITOLO : La bambina che urlava nel silenzio

EDITORE : 13Lab

PAGG. 223,  EURO 14,00

 

 

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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