Eleonora Geria: una madre, un figlio, un muro di silenzio

Eleonora Geria: una madre, un figlio, un muro di silenzio

Eleonora Geria, laureata in Scienze politiche e specializzata in tecniche di comunicazione, è al suo esordio nella narrativa con l’autobiografico “Un senso di te”.

Scrivere di sé a quarant’anni non è semplice, a meno che qualche evento particolarmente significativo abbia invaso con prepotenza la tua vita e l’abbia condizionata in toto.

Nel caso di Eleonora Geria non si tratta di eventi pubblici, bensì privatissimi, legati alla sua esperienza di madre.

Dei suoi tre figli maschi il primogenito, Nicola, è nato con una malformazione che lo ha reso un bambino speciale, bisognoso di attenzioni focalizzate solo su di lui.

Nicola è nato sordo, estraneo ai suoni e ai rumori del mondo.

Anni di vita imprevedibile nelle pagine di Eleonora Geria

La storia raccontata da Eleonora Geria, affonda le sue radici nella quotidianità di una coppia di genitori che si trovano all’improvviso catapultati nel mondo della disabilità, senza essere in alcun modo pronti a farlo.

Sposata con Luigi Fantozzi, medico specialista in chirurgia plastica, Eleonora Geria aveva l’impressione che la vita fosse stata più che rispettosa nei suoi confronti, offrendole un amore grande e profondo.

Se così non fosse stato, Eleonora e Gigi, da genitori, non avrebbero forse saputo tener testa al destino e affrontare insieme lunghi e difficili anni.

La vita che scorre placida non comporta la necessità di mettersi sempre in discussione, di rivalutarsi ogni volta da capo.

Sono drammatiche svolte come quella che la loro vita subisce dopo una telefonata delle maestre del piccolo Nicola a farlo, senza più sconti.

E’ così che comincia la nuova vita dei genitori, con una corsa al nido per capire cos’è successo, con l’accettazione di quanto sempre inconsciamente negato, con la sofferenza dell’esser passati dall’altra parte della barricata.

Nel romanzo di Eleonora Geria questo è solo l’inizio, come se della vita precedente fosse ormai inutile parlare.

La nuova sfida è questa, non organizzare vacanze o gratificarsi col lavoro o progettare un futuro come quello sognato sino alla sera prima.

E’ questo il senso del racconto di questa giovane donna, il mettere in comune un’esperienza che non è unica ma rara, e spesso lascia chi la vive destabilizzato, frastornato.

La sua è un’autobiografia perché i sentimenti, i dolori, le gioie sperate e negate, le attese senza fine nei corridoi dell’ospedale sono le sue.

Al centro di tutto però c’è un bambino, per il cui futuro si ha paura, che si avverte come diverso, privato del diritto di essere spensierato come i suoi coetanei.

Mamma Eleonora mette da parte tutto, lavoro compreso, e si dedica solo più a lui, cercando di incollare i pezzi del suo sogno spezzato.

Pensare positivo, la regola da rispettare

A fronte di una difficoltà, anche grave, di un figlio, la regola di qualsiasi genitore è sfoderare tutta la grinta possibile e combattere per lui.

E’ ciò che fa Eleonora Geria col suo Nicola.

La parola arrendersi non esiste.

Ne deriva una girandola di visite, esami specialistici, interventi, nuovi controlli ma soprattutto speranze ogni volta rinate dalle proprie ceneri e ogni volta deluse.

Il muro di silenzio tra Nicola e il mondo sembra fatto di gomma, ogni tentativo di infrangerlo rimpalla all’indietro, il mondo mantiene per lui il suo silenzio.

Neanche chiudendosi in sé con le orecchie tappate mamma Eleonora riesce a intuire la realtà ovattata del suo bambino, che non ha mai sentito la sua voce, né una ninna nanna né un racconto né il miagolio di un gatto.

Nicola percepisce comunque la tensione che lo circonda e reagisce a modo suo, con rabbia e capricci, benchè l’amore che lo accompagna ogni giorno e ovunque sia immenso.

Eleonora Geria si vede a volte riflessa nel marito che riveste un doppio ruolo, di medico e di padre, e le sembra che non ci sia la stessa forza di volontà, manchi il desiderio di far tutto il possibile.

In lui l’amore per Nicola è altrettanto forte, ma è il medico a chiedersi se è il caso di continuare a girovagare negli ospedali italiani passando da uno specialista a un altro, ripetendo infinite volte gli stessi test, nutrendosi di speranze che hanno una minima probabilità di concretizzarsi.

Il dottor Fantozzi è in sala operatoria col suo bambino, assiste ai tentativi dei vari impianti, matura le stesse cocenti delusioni, ma a Eleonora non basta per giustificare il suo pessimismo.

“La verità è che io lo invidio. Invidio il fatto che lui debba lavorare, uscire, parlare con la gente, dedicarsi a una professione che ama.

Che abbia un motivo per non pensare sempre e solo a Nicola, una valida giustificazione per la propria assenza. E forse lui invidia me.”

Nelle pagine in cui sembra che la scrittura sia stata un’arma di sopravvivenza trascorrono giorni, mesi anni, con la stessa cadenza e la stessa continua, inutile voglia di combattere.

Una famiglia, sempre e comunque

Per quanto a volte le sembri di vivere in un limbo, Eleonora Geria mostra di aver avuto la chiara consapevolezza di voler mantenere salda la sua famiglia.

Nessun intervento ha restituito a Nicola un contatto col mondo, ma questa possibilità è arrivata da un’altra parte.

A cementare il rapporto di Eleonora e Gigi è un sentimento che vacilla solo apparentemente, quando emerge lo sconforto.

Subito dopo è di nuovo lì, robusto e incrollabile, grazie al quale Nicola avrà due fratelli, Valeriano e Fabio Massimo, che diventeranno il suo legame con l’esterno.

Per rinascere bisogna prima morire: su questo principio si basa la seconda parte della vita di Eleonora Geria e suo figlio Nicola.

Se racconta di come non abbia mai mollato la presa, non nasconde come a un certo punto si sia chiesta se gli sforzi compiuti  fossero solo per il figlio o non anche per se stessa.

Di certo desiderava un figlio che si sentisse normale, uguale, integrato, aggettivi che connotano il mondo dei più.

Ma se questa ricerca sfinisce, se non dà e non darà mai risultati bisogna fermarsi e trarre il massimo dalle carte che si hanno in mano.

Ammettere la sordità di Nicola impone uno sforzo titanico, ma consente di accettare che impari la lingua dei segni, che produca parole che sono suoni striduli, che comunichi con tutti nel modo che gli è più consono, l’unico per lui possibile.

Non ha fatto sconti a nessuno, Eleonora Geria, nemmeno a se stessa nel narrare anni di vita in cui si è sentita ingiustamente colpita dalla malasorte.

Ha imparato però molto e vuole condividerlo perché sia di monito e di aiuto a genitori che si sentano come si è sentita lei per anni.

Non ha formule magiche da consigliare, solo atti di grande consapevolezza interiore.

Ha lasciato morire le inutili speranze e ha cominciato a vedere solo il bello del suo bambino, a costruire per lui nuovi sogni, a valutarlo come unico proprio perché diverso, ad accompagnarlo nel suo percorso di vita.

Solo così ha potuto rinascere, per lui e con lui, con i fratelli, il papà, l’amorevole nonno.

Lui è il mio piccolo grande eroe. Anzi, il mio supereroe.

Eleonora Geria: una madre, un figlio, un muro di silenzioAUTORE : Eleonora Geria

TITOLO : Un senso di te

EDITORE : La Corte Editore

PAGG. 240        EURO 18,90    (versione eBook euro 9,99)

 

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario dopo una vita spesa tra i banchi di scuola. Amante dei libri, dei gatti e dei viaggi, considera la lettura lo strumento più efficace per crescere, migliorarsi e trovare il proprio posto nel mondo.

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