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Francesca Rita Rombolà, storie di uomini e di lupi

Francesca Rita Rombolà, storie di uomini e di lupi

Francesca Rita Rombolà è nata a Brattirò, in Calabria, nel 1964.

È poetessa e scrittrice, scrive e pubblica libri ormai da molti anni, non disdegnando la comunicazione effettuata mediante i moderni mezzi tecnologici, per cui collabora al blog www.poesiaeletteratura. it e ha un suo blog di poesia sulla piattaforma letteraria online Libreriamo, dal nome Kelvin 273. Queste sue scelte derivano dalla convinzione che la Poesia abbia un linguaggio universale, che non si pieghi alle mode del tempo ma mantenga una sua univocità, qualunque siano gli strumenti di cui ci si serve per diffonderla.

Parlare di poesia, “fare” poesia, dare voce agli aneliti più nascosti, alle voci più profonde del nostro animo, leggere con gli occhi del cuore e del sentimento non è abitudine superata, ma è ancora e sempre mezzo per elevarci sul dolore e sulla bruttura del presente, cercando negli universali la forza per la resilienza.

L’ultimo lavoro di Francesca Rita Rombolà è un romanzo breve, legato alla sua terra, ad una Calabria bella e selvaggia, contraddittoria persino nella sua geografia, che alterna selve cupe e impraticabili a coste mozzafiato che si affacciano su un mare di cristallo.

E’ la terra dove la legge non è sempre uguale per tutti, perché a quella dello Stato, come narra l’autrice, si sostituisce quella del luogo, anzi, delle famiglie più potenti del luogo, che non tollerano il mancato rispetto di regole mai scritte ma sempre tramandate.

“Su i tuoi passi di bruma” non è un romanzo centrato su problematiche sociali e politiche, tuttavia le sfiora, le esplicita per poi lasciarle decantare, come se fosse compito del lettore andare oltre e approfondire .

Ne sono invece protagonisti i lupi, animali che da sempre popolano i boschi della Sila, così impervi da aver impedito la loro estinzione a causa delle azioni sconsiderate dell’uomo.

A loro e a tutti gli animali in via di estinzione (anche e soprattutto a causa dell’uomo) è dedicata la storia di una di loro, allontanatasi dal branco e dai luoghi sicuri col rischio di perdere la vita.

Una giovane lupa protagonista del racconto di Francesca Rita Rombolà

È al branco stesso che Francesca Rita Rombolà affida il compito di introdurci nei fatti narrati: dall’alto dei loro boschi, i lupi commentano l’allontanamento di una giovane femmina gravida, che forse si è persa, forse ha tentato percorsi sconosciuti, forse addirittura è morta, perché è difficile sopravvivere lontano dal proprio habitat, soprattutto scendendo più a valle nel mondo popolato dagli uomini.

Per anni i lupi hanno subito la triste sorte legata al loro ruolo di predatori, uccisi dall’uomo a scopo preventivo, per evitare la perdita di capi di bestiame preziosi per la sussistenza. Prima che l’uomo capisse la necessità di salvaguardarli dall’estinzione, la loro unica reale possibilità di sopravvivenza è stata legata alla conformazione naturale di certe regioni italiane, come la Calabria, dove potevano trovare rifugio senza essere stanati: oggi l’attenzione e il rispetto nei loro confronti sono tornati ad essere vincenti, relegando al mondo delle fiabe la loro malvagità.

La giovane lupa è costretta, per la sua sopravvivenza, a cercare cibo, cosa che non le riesce facile rimanendo lontana dal mondo degli uomini: per questo motivo, spinta anche dalla consapevolezza della vita che porta nel suo grembo, varca il confine tra il noto e l’ignoto, tra il suo mondo sicuro e quello ignoto dell’uomo, di cui nulla sa.

L’istinto di sopravvivenza di una madre, a qualunque specie essa appartenga, è più forte di ogni paura, induce a optare per scelte che mai diversamente si sarebbero fatte e così è anche per la giovane lupa: imparerà ben presto a sue spese che l’uomo possiede un innato senso di superiorità nei confronti del mondo animale e difficilmente è generoso, nei suoi confronti, senza chiedere nulla in cambio.

Uomini e lupi, relazione possibile per Francesca Rita Rombolà?

Il racconto dell’autrice può essere sintetizzato in un quesito: può il lupo avere una relazione con l’uomo? E’ possibile instaurare una forma di rispetto reciproco tra le due specie?

A questa domanda l’autrice risponde con una serie di incontri che la giovane lupa si trova a fare mentre è smarrita e confusa, ma non è una risposta univoca, inequivocabile, lascia invece spazio a molti dubbi, legati non all’indole della specie umana, bensì al senso etico sviluppato soggettivamente da ciascun individuo.

Amata o perseguitata, sfamata o percossa a sangue, accolta con amore o costretta alla fuga, la bestia ha compreso un assunto di base che la rende diversa dall’uomo, appartenente ad un mondo altro:

“La lupa annusava, impercettibile, l’aria intorno a sé. Percepì chiaro l’odore del sangue. Di sangue umano, pensando che anche gli uomini uccidono al pari dei predatori animali, che hanno bisogno di farlo perché hanno fame e dunque la preda uccisa è il loro sostentamento, l’unica fonte di cibo che la natura ha loro assegnato… Ma gli uomini uccidono anche i propri simili. E non uccidono mai perché hanno fame. Quasi mai. Uccidono per ben altri motivi. Uccidono… chissà perché poi.”

Il bene e il male in sé non hanno ragione di essere cercati, perché in fondo non esistono: esistono invece comportamenti buoni e cattivi, quelli di cui la lupa fa esperienza, passando dall’essere quasi  addomesticata e trattata con estremo rispetto all’essere chiusa in una tagliola con lo spettro della morte incombente.

I giorni che essa trascorre lontano dai suoi simili sono esperienza di vita indimenticabile, prima che la storia abbia il suo epilogo e dimostrano quanto sia varia l’umanità, quanto amore e quanto odio in essa convivano, senza un reale perché.

“Ho vagato solitaria e sola. Ho conosciuto gli uomini e il loro mondo. Ho visto quanto male possono fare a se stessi e agli altri ma ho visto anche quanto bene possono fare agli altri e superare se stessi nel volerlo fare anche in condizioni estreme e impossibili.”

Se si vuole cercare una morale in questa favola moderna, la si potrebbe identificare col pensiero della lupa in conclusione di vicenda, non tralasciando il fatto che nelle pagine di Francesca Rita Rombolà si legge anche una dichiarazione di grande amore per la Calabria, che diventa talora all’improvviso l’unica vera incontrastata protagonista.

“Il vento si fece più forte e tormentò la meravigliosa natura in fiore. Tormentò gli alberi e i fiori. Tormentò gli arbusti di ginestra sulle rocce, tra i dirupi e i sentieri scoscesi delle alture selvatiche. Tormentò gli aranceti spazzando via i delicati e profumati fiori di zagara facenti capolino dalle foglie larghe e lucide. Tormentò l’albero del bergamotto così sensibile agli elementi furiosi della natura eppure sempre così determinato a resistervi e piegandosi appena, solo quel tanto che il tempo concedeva ai venti di spadroneggiare con ira e con noncuranza verso ogni cosa. Il vento molto forte in Calabria è quasi una costante climatica in tutti i periodi dell’anno. Soffia impetuoso dal mare o dalla montagna e si accanisce sui campi, sulle case dei piccoli villaggi o dei centri cittadini più grandi, si insinua perfino nelle viuzze più strette trascinando con sé polvere dai ruderi calcinati di un remoto e oscuro passato, sabbia dai deserti lontani oltre il mare, cenere impalpabile come talco dai vulcani, attivi o dormienti, che circondano la parte più a sud della regione dal lato bagnato dal mare Tirreno”.

AUTORE : Francesca Rita Rombolà

TITOLO : Su i tuoi passi di bruma

EDITORE : GDS

PAGG. 88,   EURO  8,90  (disponibile in versione e Book euro 0,99)

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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