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Giuseppe Viscardi, una città in regalo dallo scrittore genovese

Giuseppe Viscardi, una città in regalo dallo scrittore genovese

Parlare di Genova oggi, 18 agosto 2018, fa male, molto male.

Genova è una città ferita, amputata, vittima di una tragedia che l’ha improvvisamente sbalzata agli infausti onori della cronaca nazionale ed internazionale, lasciandola annichilita dal dolore.

Per una coincidenza, di quelle piccole, ma che non passano inosservate, avevamo deciso di recensire l’ultimo romanzo di uno scrittore genovese, Giuseppe Viscardi, di cui avevamo potuto apprezzare il lavoro precedente, “Troppo tardi”.

Pur nella consapevolezza che il nostro tributo alla città sia solo una goccia in un grande mare, abbiamo deciso di mantenere il nostro impegno come un omaggio a Genova e soprattutto ai genovesi, di cui Giuseppe Viscardi è degnissimo rappresentante e a cui affidiamo il compito di stringere in un caldo abbraccio i suoi concittadini.

La Liguria, patria anagrafica e letteraria di Giuseppe Viscardi

La terra ligure è lo sfondo naturale delle storie di Giuseppe Viscardi, del vivere quotidiano dei suoi personaggi, della denuncia sociale che trapela attraverso la sua narrazione.

“…Ti regalo una città”, a disposizione dei lettori da giugno, non fa eccezione: in questo caso ci si trasferisce nella Riviera di Ponente, sino ai confini con la Francia, per seguire lo svolgersi dei fatti.

Non è una città ma non è neppure solo un paese quello in cui gli abitanti del posto intrecciano relazioni con gli “stranieri”, quelli giunti da altre città o altre regioni per scelta o per necessità.

Da un amalgama inizialmente eterogeneo, fatto di elementi che si osservano con diffidenza reciproca, nasce poi una fusione straordinaria, in cui le forze individuali si sommano tra di loro per dare vita ad una grande energia positiva.

A dare il via alla storia è lo scioglimento del Consiglio Comunale per mafia sancito dal Prefetto, con i conseguenti arresti domiciliari del Sindaco, al quale si  accompagnano i consiglieri comunali inquisiti e l’insediamento del Commissario Prefettizio.

Come la mafia abbia sviluppato i suoi tentacoli anche nelle regioni settentrionali non è invenzione di Giuseppe Viscardi, ma è storia legata al secondo dopoguerra italiano e alla dislocazione dei soggiorni obbligati.

Lo scrittore affronta un tema a lui caro e di cui ha conoscenza diretta, dal momento che nel 2012 fu candidato sindaco della lista genovese “Gente comune”, nata dalla volontà di un gruppo di cittadini aventi gli stessi valori di democrazia, impegno sociale, visione del futuro.

La sua idea di una politica che deve venire dal basso, con la proposta di idee ed obiettivi a solo esclusivo vantaggio della collettività cittadina, diventa il programma politico che i protagonisti del suo romanzo fanno proprio, nel momento in cui decidono di costituire una lista con cui presentarsi alle elezioni per contrastare lo strapotere delle compagini criminali.

Su questo assunto fondamentale Giuseppe Viscardi sviluppa lo svolgersi delle giornate che precedono le elezioni, affannate e incalzanti a causa del poco tempo a disposizione, e di quelle che vengono successivamente, scandite invece dalla necessità di trasformare le utopie in azioni concrete, le ideologie astratte in idee di elevata fattibilità.

Grazie alla scrittura sciolta, all’abilità espositiva, alla ripetuta ma mai pedante ricerca di giochi di parole, dalle metafore agli ossimori, le pagine si succedono le une alle altre (e sono quasi 400) con leggerezza, creando nel lettore l’idea di poter vivere in prima persona i fatti narrati.

Il realismo è pienamente percepibile (chi scrive ha provato in prima persona l’esperienza narrata e ha ritrovato nel Valerio di Giuseppe Viscardi e nei suoi amici il proprio vissuto), il che non proibisce di dar vita ad un gruppo di attori inconsueti e empatici, a fianco di quelli più comuni e quotidiani.

Gli attori in scena di Giuseppe Viscardi

I primi capitoli del romanzo sono dedicati ai protagonisti, che entrano in scena uno dopo l’altro, in ordine, come su un palcoscenico, portando con sé la propria esperienza di vita, la propria forza e le proprie debolezze.

Ad aprire le danze è Vincenzo Romano, uomo moralmente squallido, capace di costruire un impero di ricchezze dominando la malavita locale, direttamente coinvolto nello scioglimento del consiglio comunale, da lui gestito nell’ombra.

La sua negatività è assoluta: tracotante, arrogante, presuntuoso e malvagio vive l’illusione gattopardesca che sia necessario cambiare tutto affinchè tutto rimanga come prima, cioè sotto il suo diretto controllo, per cui provvede tempestivamente a dar vita a ben due liste formalmente ineccepibili, ma sostanzialmente controllate da lui stesso.

Le infrastrutture sono carenti, le periferie sono altamente degradate, la raccolta rifiuti è un businnes personale, il concetto del sociale è abbandonato a vantaggio dell’individuale, come se non vi fosse possibilità di alternativa.

E invece essa si presenta assumendo le vesti di Valerio Sativic, giovane professore trasferitosi di recente con la moglie Viviana, animato da un profondo desiderio di verità e di giustizia sociale, storico desideroso di arrivare alla radice dei problemi senza fermarsi alla superficie.

Ad un corso per diventare barman acrobatico Valerio e Viviana conoscono un gruppo di persone che, come loro, hanno trovato un’occasione per vivacizzare le loro serate, ma che sono motivate come loro, interessate a dare un colpo di spugna sul passato e a far rivivere il loro paese.

E’ così per Andrea, grigio bancario confinato nel limbo degli “sfigati” sin dai tempi della scuola, per Simona, la frizzante barista del “Marco Polo” organizzatrice del corso insieme al barman Marko, per Lucilla, tornata a vivere in Liguria dopo essere stata sostituita tra le braccia del marito da una parrucchiera “ignorante, sguaiata, volgare, più brutta e più vecchia”.

A loro si aggiungono Ramon, educatore alternativo e politicamente molto impegnato, Giorgio, presidente dell’associazione degli albergatori, Remigia, detta Gina, presidentessa dell’Assocommercianti, e Filippo detto Pippo, capo gruppo scout e referente di un’associazione contro il crimine.

Dalle sinergie di questi personaggi, che per di più possono contare sulla “benedizione” del nuovo parroco, don Piero, nasce la volontà di ribellarsi al passato per costruire un paese migliore, coinvolgendo la cittadinanza in una campagna elettorale basata su dati di fatto e non su fumose promesse, avente Valerio come candidato sindaco.

Nelle pagine di Giuseppe Viscardi accompagniamo i candidati nel loro percorso e nei loro successi ed insuccessi, scoprendo come giorno dopo giorno i legami tra loro si facciano sempre più forti e saldi.

La vita si dipana tra amore e morte, tra sentimenti nobili ed altri indegni, mentre lo scorrere del tempo porta sempre più a galla il divario tra il bene e il male.

Abbattere gli ostacoli posti da una associazione criminale è difficile e pericoloso, ma chi si mette in gioco lo sa ed è consapevole della forza dell’esempio e della dirittura morale.

Giuseppe Viscardi conosce troppo bene la vita reale per farsi incantare dalle soluzioni semplicistiche, da un lieto fine che corrisponda al pensiero che abbiamo potuto costruirci in merito sin dai primi capitoli: ed è solo di fronte ad un finale imprevedibile e disarmante che comprendiamo il titolo dato alla storia, comprendiamo come una città possa essere un regalo strepitoso, da custodire come un bene prezioso.

Giuseppe Viscardi, una città in regalo dallo scrittore genovese

AUTORE : Giuseppe Viscardi

TITOLO : “….Ti regalo una città”

EDITORE : Nuova Editrice Genovese

PAGG. 399,  EURO 16,00

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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