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I fantasmi del passato trovano casa nelle pagine di Nadia Terranova

I fantasmi del passato trovano casa nelle pagine di Nadia Terranova

Li chiamiamo fantasmi, scheletri nell’armadio, vasi di Pandora che mai dovrebbero essere scoperchiati: sono i rimasugli del nostro passato che ci sono rimasti attaccati alle dita, come un collante ineliminabile, che nessun solvente può sciogliere.

A volte li chiamiamo semplicemente ricordi, ma ammantiamo questo termine di una valenza più che altro positiva: gli altri, quelli che avremmo voluto ma non abbiamo potuto dimenticare, fingiamo di averli rimossi, schiacciati sotto un coperchio della cui esistenza ci illudiamo.

Nadia Terranova, scrittrice siciliana di libri per ragazzi e romanzi legati a Messina, la sua terra d’origine, ha incentrato la storia narrata nel suo ultimo romanzo, “ Addio fantasmi”, sul passato della sua protagonista, Ida Laquidara, e sulla sua necessità di risolverlo una volta per sempre.

Svegliarsi ogni mattina insieme ad un fantasma, conviverci nelle ore della giornata che più delle altre si trascinano vuote, cercare risposte impossibili a domande che ti accompagnano da più di vent’anni è una tale fatica che è più facile scappare, andare a vivere lontano dai ricordi, interporre chilometri tra chi eravamo e chi siamo diventati, come se le distanze geografiche potessero rendere inefficace il dolore.

Ma basta un’occasione, una sola e anche di scarsa importanza, a ridare vitalità a tutto, a farci tornare là dove tutto è iniziato.

Nadia Terranova e il padre fantasma

Sono trascorsi più di vent’ anni da quando Ida ha smarrito suo padre, che ha lasciato per sempre la sua vita e quella di sua madre.

Sebastiano Laquidara era uno stimato professore di liceo prima di cadere nelle venefiche spire della depressione e trasformarsi in un guscio vuoto, capace di trascorrere il suo tempo sotto le coperte del suo letto, senza più partecipazione alla vita, senza più interessi, senza più affetto per la sua bambina.

A tredici anni, tanti ne aveva Ida allora, non puoi capire perché un uomo sia così cambiato, perché abbia smesso all’improvviso di occuparsi di te, di accompagnarti a pattinare, di essere complice al momento di coalizzarsi contro i rimproveri della madre.

L’autrice è feroce e asettica nei confronti di Sebastiano, tralascia i motivi che lo hanno ridotto ad abbandonare la vita attiva per concentrarsi su Ida, soltanto sul suo dolore, sulla sua sofferenza quotidiana, sul suo voler celare il male progressivo.

Sino a quando, una mattina, il padre si è alzato, ha scelto una cravatta, ha lasciato una scia di dentifricio sul lavabo, è uscito ed è stato inghiottito dal nulla.

Di lui più nessuna notizia, mai, solo ipotesi, supposizioni, ricerche inutili, silenzi pesanti mai più riempiti tra madre e figlia.

Non c’è stato un funerale, quindi, nessuno sa se Sebastiano sia vivo o morto, non si può nemmeno piangere su una lapide, lentamente elaborare il lutto e andare avanti con la propria vita.

Nadia Terranova crea per Ida una sofferenza acuta, soggettiva e chiusa in se stessa, che per una bambina si tramuta rapidamente in senso di colpa: se n’è andato per colpa mia, non ho saputo prendermi cura di lui come la mamma mi aveva chiesto di fare.

Il padre è dunque un fantasma mai rimosso, capace di condizionare ogni scelta della propria figlia, compreso il matrimonio con Pietro, che Ida analizza nel suo spegnersi con la chirurgica precisione di un bisturi.

Nemmeno a Roma, dove si è trasferita per provare a vivere una vita nuova, Ida ha potuto ricominciare: lontana dalla Sicilia, lontana dalla casa dei genitori a Messina dov’è rimasta la madre, lontana dalle amicizie dell’infanzia, ma sempre troppo vicina al fantasma del padre.

 

Come rimuovere il passato, nelle pagine di Nadia Terranova

Mai illudersi, ci suggerisce Nadia Terranova, che nello scorrere delle giornate scorrano via anche i ricordi mai elaborati: una mattina di settembre Ida lascia Roma per un breve soggiorno a Messina, la madre ha deciso di vendere la casa, vuole effettuare alcune riparazioni e sgomberare le stanze, dove sono ammassati anni e anni di vita.

Tornare nella casa tra i due mari, attraversare lo stretto, rivedere i colori, assaporare i profumi, solleticare il gusto con cibi da molto tempo non più ritrovati rappresenta per Ida il momento di fare i conti col passato, di trovare infine la parole mai dette prima alla madre né ascoltate nei loro discorsi, in un tempo in cui entrambe non avevano più parlato del padre, sospese tra il dolore di un’assenza e il voler credere alla possibilità di un ritorno.

Se non c’è un cadavere la morte si può esorcizzare, si può far finta che non sia esistita.

Nel teatrino della rappresentazione quotidiana Ida e sua madre si sono perse, ma Nadia Terranova offre loro pochi giorni per provare a ritrovarsi, in una ricerca inconscia volta a saldare i conti.

In fondo, Ida accetta di tornare a casa solo per salvare dallo sgombero finale una scatola di latta rossa, ben nascosta nella sua stanza di bambina, che contiene il ricordo più tangibile di un padre che se n’è andato insieme al suo male oscuro.

Un’ora sempre uguale ha caratterizzato i vent’anni trascorsi da quella mattina: le 6:16, l’ultima volta in cui suo padre ha puntato la sveglia per il mattino.

Non si è mai spostata neppure di un minuto, è l’ora che rappresenta il fallimento affettivo di Ida, a cui ogni mattina, prima di andare al lavoro, la madre affidava la cura del padre, incaricandola di riscaldargli il pranzo e stare attenta a che lui mangiasse.

La casa, la sua stanza sono zeppe di ricordi materiali dell’infanzia e del dolore che la bambina prima e l’adolescente poi hanno ritenuto unico, più grande di ogni altro, chiudendosi alla possibilità di capire ciò che gli altri, come l’amica di un tempo Sara, potevano provare con la medesima intensità.

Ida ha trasformato l’assenza del padre in una mancanza quotidiana di affetto, di cura, lasciando che un fantasma trovasse nel suo pensiero il luogo dove stare.

Madre e figlia non hanno più dialogato, non si sono mai aperte l’una con l’altra, hanno finto una quotidianità nella solitudine, nell’attesa, sino a quando Ida non è fuggita a Roma.

Neppure ora sembrano essere in grado di farlo, barricate ciascuna nelle proprie certezze.

Come talora accade, sono avvenimenti imprevedibili a cambiare il corso delle cose: è infatti un dolore esterno, una morte reale che confluisce in un funerale a cui entrambe partecipano a svelare loro la necessità e soprattutto la possibilità di piangere, di accettare un’assenza che non sarà mai colmata, di dire addio per sempre a una persona amata, che ha scelto di andarsene a modo suo.

Da questo Ida trae la forza per andare davvero oltre, alle 6:17, una forza che le permette di scegliere un unico ricordo da portare via dalla casa, il più tangibile in assoluto, ma solo per abbandonarlo per sempre al suo destino.

Così Nadia Terranova affida alla sua protagonista la volontà e la possibilità di affrancarsi dal passato, lasciando a Messina un fantasma che non tornerà a impedirle di vivere attraverso memorie laceranti.

Così Ida potrà tornare da Pietro, che l’aspetta al di là dello stretto per tornare insieme a Roma, dopo che all’acqua, l’elemento più amato dal padre, è stato consegnato l’ultimo dono votivo.

AUTORE : Nadia Terranova

TITOLO : Addio fantasmi

EDITORE : Einaudi

PAGG: 200,    EURO 17,00 (disponibile versione eBook euro9,99)

 

 

 

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Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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