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Marcella Nardi, un mistero che si snoda tra antichi monasteri

Marcella Nardi, un mistero che si snoda tra antichi monasteri

 

Marcella Nardi, informatico prima e insegnante poi, vive tra Milano e Seattle e si dedica per passione alla scrittura. I suoi contesti preferiti sono quelli relativi alla storia medievale o ad un presente un po’ complicato, in cui le cose non vanno mai come dovrebbero e spesso una incognita da risolvere richiede la necessità di indagini poliziesche.

Per queste ultime, la scrittrice ha modellato il personaggio di Marcella Randi, Commissario di Polizia della Squadra Mobile, sezione omicidi.

Quando si trova coinvolta nel primo intrigo da risolvere, la Randi è ancora studentessa universitaria, ma manifesta già il suo interesse per l’ambito investigativo seguendo le orme del padre, per poi affrancarsi da lui  e vivere la sua vita indipendente, libera e ricca di interessi, gli stessi della sua creatrice.

Racconto dopo racconto, Marcella Nardi ha raccolto consensi e successi, che l’hanno indotta a proseguire nel suo cammino e ad arrivare a “Vendetta. Uno strano caso per il commissario Marcella Randi”, romanzo nel quale ha fuso le sue due passioni, il giallo e la storia medievale.

Marcella Nardi, presente e passato nella sua vicenda si fondono

“Vendette giuste non ne esistono”: con questa considerazione che risale a Miguel de Cervantes Marcella Nardi introduce il lettore ai fatti che si snoderanno rapidi nel suo romanzo, lasciando dunque intendere che in fondo nessuno ha diritto di esigere vendetta, ma solo giustizia, sebbene ciò sia assai difficile.

Machiavelli sosteneva nel suo trattato di politica che l’uomo è per sua natura malvagio, motivo per cui non ci si può aspettare da lui gesti nobili, motivati da elevati sentimenti, quanto piuttosto azioni forti che lo soddisfino nel profondo del suo animo, indipendentemente dal valore morale che esse possano avere.

I protagonisti di questo romanzo non si discostano dal modello machiavellico, che vivano nel presente o che siano soltanto una lontana ombra del passato, capace però di condizionare chi vive nell’oggi.

I luoghi prescelti per l’ambientazione da Marcella Nardi sono dei monasteri, ove vivono comunità di suore che dovrebbero dedicare la loro vita al Signore e alle buone azioni: dovrebbero, perché nella realtà narrata non è esattamente così.

La vicenda prende le mosse da un fatto molto insolito, l’aggressione apparentemente ingiustificata di una suora, suor Monica, all’interno dell’antica abbazia di Viboldone, tuttora esistente in territorio lombardo.

La badessa, suor Rosa Maria Del Gaudio, contatta Marcella Randi in nome di un’antica amicizia nata sui banchi del liceo più di trent’anni prima, quando nessuna delle due ragazze immaginava concretamente il suo futuro, pur avendone già sentore.

Benchè il caso sia stato dichiarato chiuso, la badessa confida a Marcella di volere altre indagini, anche se non ufficiali, perché la vicenda di sorella Monica ha dei precedenti se non altro curiosi.

La donna, infatti, quando scelse il convento portò con sé un manoscritto della metà del Quattrocento recante la storia dei suoi antenati e una croce d’oro con dei rubini incastonati, che le fu concesso di tenere sotto le vesti monacali.

A seguito dell’aggressione, il monile è stato rubato, dopo che la proprietaria è stata tramortita in modo tale da provocarle un’emorragia cerebrale.

Oltre a ciò, è importante il fatto che suor Monica si occupa della biblioteca del convento, consultabile anche da persone esterne, e che proprio alla biblioteca ha donato l’antica pergamena con le notizie sui suoi antenati, che sarebbero stati ingiustamente ridotti in povertà con la sottrazione delle loro terre.

Marcella Nardi ha regalato alla sua omonima un sesto senso per l’investigazione e una curiosità innata, che in questo frangente la induce a promettere a suor Rosa Maria di aiutarla in tutti i modi possibili, sebbene ciò sia un po’ fuori dal protocollo.

Per sapere cosa sia accaduto nel presente, chiede di poter leggere l’antico documento, per cercare indizi che la portino a mettere con le spalle al muro l’aggressore (e ladro) colpevole del furto.

A questo punto, Marcella Nardi lascia il presente, l’estate del 2018, per ritornare a settecento anni prima, alle vicende che interessarono il monastero di San Pietro in Cagli, nell’anno del Signore 1342.

Marcella Nardi e Marcella Randi, un tuffo nel Medioevo

Il Commissario si appresta dunque a immergersi nei fatti raccontati da Bernardo da Rogoredo, figlio di un podestà cresciuto nelle Fiandre e ritornato in Italia per gestire i suoi possedimenti.

E’ lui a narrare in prima persona i fatti avvenuti in quell’anno, con dovizia di particolari e ampie descrizione relative al tempo in cui si svolsero i fatti lontani.

Il monastero era stato investito da un atto brutale, l’omicidio di una suora presumibilmente stuprata prima che le venisse tagliata la gola.

Messer Bernardo, recatosi al monastero, offre alla badessa Cecilia il suo aiuto per capire cosa sia successo, per cui viene accolto con entusiasmo e viene a conoscenza della storia della vittima, sorella Maria.

Purtroppo, prima che si sia potuto in qualsivoglia modo giungere a qualche conclusione, un’altra morte violenta coinvolge il monastero, quella di Guendalina, una giovane postulante che sembrava aver trovato in suor Maria un affetto sincero.

In un frangente così drammatico messer Bernardo viene a conoscenza di una terza morte, quella di Isabella, sorella di Maria, deceduta in seguito ad una caduta da cavallo.

In un mondo che avrebbe dovuto essere popolato di sole donne, animate da fede e letizia, è entrato qualcuno, presumibilmente un uomo, che ha sconvolto i pensieri, ribaltato i ruoli e contribuito a spargere tanto, troppo sangue.

Comprendere i meccanismi che hanno generato il dramma non è impresa facile, perché si intrecciano storie di matrimoni rifiutati, di terre sottratte con l’inganno, di donne che nascondono verità inconfessabili, di nobili incapaci di affetti sinceri e interessati solo a se stessi e ai loro  averi.

Bernardo, a cui Marcella Nardi non ha lesinato le doti di arguzia e prontezza, con l’aiuto di madre Cecilia riesce a ricomporre il quadro generale e ad assegnare a ciascuno il suo ruolo, il che dimostra come nessuno sia mai ciò che appare, ma celi dentro di sé una verità che spesso si rivela come tale solo dopo la morte.

E’ proprio la lettura del manoscritto, all’interno del quale si parla di ben tre croci d’oro con dei rubini incastonati, a portare il Commissario Randi sulla strada della verità.

Sono passati settecento anni, il mondo è radicalmente cambiato, ma le passioni buone o malvagie che agitano l’animo umano sono sempre le stesse, l’amore, il denaro e il desiderio di vendetta.

“Nessuno è chi dice di essere”: in base a questa incredibile considerazione le azioni del presente vengono lette nel giusto modo e anche in questo occasione  ogni azione trova la sua giustificazione, facendo in modo che il caso possa dirsi finalmente risolto.

Quello che Marcella Nardi ci lascia giunti al termine della lettura è un’amara considerazione: tutti, chi più chi meno, sentono dentro di sé il desiderio della vendetta, che talora li porta, se messa in atto, a dover fare delle rinunce, che pesano meno se si è raggiunto lo scopo iniziale.

A volte, però, è il tempo a rimettere ordine nei casi umani, un tempo che può essere lungo anche settecento anni.

 Marcella Nardi, un mistero che si snoda tra antichi monasteriAUTORE : Marcella Nardi

TITOLO : Vendetta. Uno strano caso per il commissario Marcella Randi

EDITORE : Independently Published

PAGG. 291,   EURO 8,50 (disponibile in formato Kindle euro 0,99)

 

 

 

 

 

 

 

 

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Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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