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Paola Cereda, ricominciare a vivere a sessant’anni

Paola Cereda, ricominciare a vivere a sessant’anni

Paola Cereda, una laurea in Psicologia conseguita a Torino, una specializzazione in diritti umani e cooperazione internazionale, in particolare in progetti artistici e teatrali nel sociale, di professione si occupa di storie.

E’ una donna fortunata, nel panorama odierno, perché è riuscita a trasformare una passione forte, quella per il teatro, in un’attività lavorativa, che la porta a scrivere storie in solitudine con se stessa, a costruirne in modo collettivo con la compagnia teatrale, a farne uso quando indossa i panni della formatrice.

Scrivere per l’autrice è esplorare i paesaggi che ci circondano senza averne timore, andare incontro al diverso per arricchirci, costruire storie che abbiano per noi un valore unico: “Io – dice lei stessa- personalmente, scrivo perché non ne posso fare a meno, perché senza la scrittura tutte le storie che incontro mi rimbalzerebbero nella testa in modo caotico. Invece scrivo e metto in ordine per fare spazio a nuove storie, a nuovi viaggi e al piacere, unico, di provare meraviglia”.

Nel suo ultimo romanzo, “Quella metà di noi”, la sua esplorazione si è spinta sin nei meandri più bui dell’animo umano, in quella parte di noi, forse una metà forse meno,  che non siamo disposti a rendere nota, a condividere con nessuno, nemmeno con le persone che abitano il nostro cuore.

A volte la causa è la gelosia per la bellezza di questo segreto, a volte è la vergogna che lo accompagna a renderci muti.

Paola Cereda analizza i rapporti umani e i loro impliciti

La metà a cui si riferisce la scrittrice è quella di Matilde Mezzalama, una maestra in pensione che vive in un quartiere periferico di Torino, uno di quelli definiti difficili, da cui sua figlia si è svincolata con un buon lavoro e un buon matrimonio.

Gli anni che sta vivendo, quelli della sua terza età, sono impietosi nei suoi riguardi e se li fa scivolare addosso senza reagire: i capelli sono ingrigiti, il fisico ha perso le sue forme armoniose, non ha la voglia di rielaborare questa età, schiacciata com’è da una delusione cocente di cui non osa far parola con nessuno.

Non è certo una sessantenne di ultima generazione, Matilde, è anzi una donna vedova da tempo che sta sopravvivendo alle difficoltà, senza l’appoggio di una figlia che vede in lei solo una fonte dispensatrice di denaro nel momento del bisogno.

Ed è proprio il bisogno che la spinge a lasciare ogni mattina il quartiere Barriera per recarsi in un elegante alloggio del centro di Torino dove ha trovato lavoro come badante di un anziano ingegnere.

L’accudimento fisico si somma a quello psicologico, perché Paola Cereda fa di lei la confidente dell’uomo, pronta a raccogliere i ricordi da lui esternati, complice in un gioco di detto e non detto da cui resta esclusa, per sua specifica volontà, la moglie dell’ingegnere.

Matilde ha amato tanto nella sua vita, ma ha ricevuto ben poco in cambio, che non siano inganni o disillusioni capaci di infrangere qualsiasi sogno.

Eppure il lavoro da badante è stata una scelta non solo obbligata per motivi economici, ma anche intraprendente per una donna come lei, che mai aveva avuto in precedenza occasione di occuparsi di persone anziane.

In fondo lasciare Barriera per immergersi nel benessere di un altro contesto cittadino è stato come vincere la riluttanza e l’introversione generata in lei dall’aver capito che non le è stata data la possibilità di un nuovo amore, di una nuova storia, di una nuova vita all’alba dei sessant’anni.

Paola Cereda, la vita è sempre il risultato della reciprocità

Ogni gesto, ogni azione, ogni incontro di Matilde sono il punto di partenza per rigiocarsi nel quotidiano la partita dell’esistenza, attraverso un confronto a volte feroce con l’umanità che condivide i suoi giorni.

La figlia Emanuela non ha un reale legame d’amore con la madre, che reputa una donnetta incapace di disegnare i contorni della propria esistenza, le due nipoti trattano con sussiego questa nonna molto più disagiata degli altri nonni, Laura, la moglie dell’ingegnere è scortese, a volte addirittura verbalmente violenta  a causa dei suoi rimpianti, dettati dall’aver avuto un marito che non è mai stato capace di condividere la sua vita con lei, ma ora ha bisogno di tutto e di tutti.

La famiglia invece di essere un concentrato di amore si è trasformata per Matilde, Laura ed Emanuela in qualcosa di differente, di alienante.

Per questo le relazioni che ne sono derivate sono guidate da dinamiche insolite, che scavalcano i sentimenti per proiettarsi nella ricerca del bisogno materiale, dell’aiuto economico, quasi fossero una cambiale a scadenza che i genitori devono comunque pagare.

Di certo Matilde e le altre donne del romanzo non sono compiaciute di se stesse, sanno di aver innalzato barriere intorno ai loro segreti per custodirli meglio, fatto questo che le ha indotte a non essere più realmente se stesse, modificandosi a seconda di quale vita intrecciano alla loro.

Ciò che conta, alla resa dei conti, è comunque sapersi trasformare una volta dopo l’altra, pur sapendo che in ogni relazione ci sarà una parte di non detto, una zona buia dove sono custodite le ragioni delle nostre scelte.

Se si riesce a superare il peso di questi segreti sarà possibile rimettersi in gioco, essere infine se stesse, costruire un nuovo percorso di vita come sta cercando di fare Matilde, madre, vedova, nonna, maestra, badante, amante.

Bisogna amare di più se stessi, ci dice Paola Cereda, non per egoismo ma perché solo così sapremo aprirci agli altri, accogliere i loro bisogni, saremo capaci di ricominciare ad amare offrendoci agli altri per quello che siamo, senza occultare nulla.

Invecchiare è una sfida, non contro il tempo, ma contro noi stessi, contro lo sfinimento che talora induce a rinunciare alla battaglia, contro le trasformazioni che devono diventare evoluzioni positive.

La storia che Paola Cereda racconta è quella di tante vite che si incrociano con quella di Matilde, qualcuna in modo più profondo, qualche altra attraverso fugaci incontri nel quartiere, ma ciò che conta alla fine è capire, insieme alla protagonista, che noi siamo un tassello importante quando smettiamo di esistere solamente, acquistando in sincerità e determinazione.

A Matilde tocca decidere cosa fare di quella metà nascosta nel suo intimo, se portarla alla luce o introiettarla definitivamente: sarà questo, nella sua nuova vita di sessantenne, a decidere del suo futuro e a far tornare tutti i conti con la vita rimasti in sospeso.

Paola Cereda, ricominciare a vivere a sessant’anniAUTORE : Paola Cereda

TITOLO : Quella metà di noi

EDITORE : Giulio Perrone Editore

PAGG. 222,  EURO 15,00 (disponibile in versione eBook  euro 4,99)

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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