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Silvia Avallone, storia di un’amicizia e di un mondo che cambia vorticosamente

Silvia Avallone, storia di un’amicizia e di un mondo che cambia vorticosamente

E’ una storia di donne, di un’amicizia declinata al femminile quella che Silvia Avallone racconta nel suo ultimo romanzo, per l’appunto “Un’amicizia”.

La scrittrice non è nuova all’indagine dei rapporti tentacolari che si snodano al di sotto delle apparenze, in quanto il suo fortunatissimo romanzo d’esordio, “Acciaio”, insignito di illustri riconoscimenti – vincitore del Premio Campiello 2010, categoria Opera Prima, vincitore del Premio Flaiano 2010, sezione letteraria, vincitore del Premio Fregene 2010, secondo classificato al Premio Strega 2010,  secondo classificato al Premio Edoardo Kihlgren – già indagava questo tipo di legame.

Anche i luoghi ritornano: se Anna e Francesca vivevano a Piombino, la città identificata con la sua acciaieria, Elisa e Beatrice vivono a T., un mai meglio identificato paese del litorale toscano, situato nel punto più vicino all’isola d’Elba.

Infine, ritornano anche le problematiche, le difficoltà economiche di una classe sociale in parte emarginata, il desiderio di essere diversi, più ricchi e più belli, in un mondo in cui non conta essere qualcuno ma apparire come tale.

Analisi di un microcosmo sociale

“Per me la scrittura è sempre al servizio della vita, di una esigenza della realtà.”

In questa dichiarazione d’intenti di Silvia Avallone si trova il fil rouge dei suoi romanzi, quella ricerca di una visione personale ma non esclusivamente soggettiva della realtà e dei suoi contorni.

Nel suo ultimo romanzo la realtà ha almeno due identità geografiche distinte: Biella, una città che ebbe momenti di intenso fulgore industriale, e T., la città che rimane anonima ma che si svela pagina dopo pagina, pur senza mai decriptare la lettera dell’alfabeto con cui è indicata.

L’amicizia tra Elisa e Beatrice, due adolescenti diversissime tra di loro, nasce proprio a T., sui banchi di un liceo destinato a morire nel corso degli anni, come è successo a molte scuole di provincia.

Elisa ha trentaquattro anni quando decide che per fare pace col suo passato non ha che una possibilità, scriverne, raccontarlo in tutte le sue pieghe, scavare nei suoi ricordi trovando i perché che forse le regaleranno le risposte che non ha mai avuto.

Dove sia Beatrice, l’amica con cui è cresciuta e ha bruciato alcune tappe, non lo sa: non si parlano da tredici anni, dopo aver vissuto un tempo di assoluta simbiosi, perchè c’è stata una frattura incolmabile, che non ha potuto essere ricucita.

Eppure le due ragazze avevano superato mille difficoltà, ostacoli posti e imposti dalle famiglie, visioni del mondo del tutto inconciliabili.

Nata a T. la loro amicizia è riuscita per poco a reggere anche a Bologna, la sede universitaria da loro scelta, dove poi Elisa ha scoperto in Beatrice una nemica, una donna capricciosa pronta a calpestare i sentimenti altrui, a prendersi ogni cosa desiderata senza scrupoli.

Silvia Avallone fa crescere le sue protagoniste in un microcosmo di provincia dove sempre si pensa che le relazione umane siano più sincere, meno falsate, e dove invece esse sono soltanto in scala ridotta.

Ambizione, voglia di riscatto, ricerca di una visibilità esasperata, ansia da prestazione non caratterizzano solo chi vive nelle grandi metropoli, ma anche chi queste ultime non le ha nemmeno mai viste.

Le famiglie disfunzionali di Silvia Avallone

Diceva la scrittrice Lidia Ravera nel corso di un’intervista che la normalità in letteratura non ha nulla da dire, annoia, mentre l’anormalità suscita molto interesse, a volte persino eccessivo.

Silvia Avallone ha fatto suo questo principio e anche in questo romanzo ha dato vita a due famiglie anomale, disfunzionali.

Beatrice ha una famiglia benestante alle spalle, un padre di successo estraneo alla vita familiare, anaffettivo, e una madre che ha rinunciato ai suoi sogni adolescenziali piegandosi alle regole del marito e ai doveri della maternità.

E’ soprattutto una donna che ha ribaltato sulla figlia i suoi stessi sogni, trasformandola in modo sistematico in una donna che immagina per il suo futuro fasce da miss, apparizioni televisive, successi mediatici, tutti derivanti dalla predominanza dell’apparire, senza alcun interesse per l’essere veramente se stessi.

A casa di Beatrice nessuno si interessa dell’interiorità dell’altro, dei suoi bisogni profondi, si cura invece ciò che appare, una bella casa, bei mobili, abiti costosi, un trucco sul viso capace di nascondere i veri sentimenti.

Per Elisa crescere è stato ben diverso: una madre insoddisfatta, che nutre la memoria di un periodo eclatante della sua gioventù, decide che lei debba vivere a T. col padre, un grigio professore chiuso nel suo mondo, non pronto a prendersi cura di una figlia la cui madre ha scelto di tenere con sé il fratello e tornarsene a Biella, dove l’aspettano un lavoro da operaia e un nuovo squinternato amore.

Nel nuovo liceo di T. Elisa è messa al bando da tutti, è l’immigrata che si veste come un maschio ( in senso reale, dal momento che utilizza gli abiti dismessi dal fratello), si comporta in modo strano ed è chiusa nel proprio guscio.

Poi arriva Beatrice: provocante e provocatoria, la trascina con sé solo per disprezzo dei compagni di classe, ma la loro improbabile amicizia diventa forse per entrambe la cosa più vera che possiedono, il riscatto del passato e un trampolino di lancio verso il futuro.

Silvia Avallone racconta un  nuovo fenomeno, la dittatura dell’apparire

L’adolescenza delle due ragazze precede i tempi di internet e dei social, le vede scorrazzare con i loro motorini nelle località di mare, inventarsi nuovi mezzi di affermazione, coltivare i primi amori, Lorenzo e Gabriele, gioire di un risultato eccellente all’esame di maturità.

Nel corso degli anni, i rapporti con le rispettive madri sono determinanti per entrambe, anche se dolorosi e segnati dal fenomeno dell’abbandono: temporaneo, per Elisa, definitivo per Beatrice.

Della madre che non ha più, Beatrice si impone di portare a termine il sogno, plasmare una figlia che abbia tutto ciò che lei non ha potuto avere.

Per fare questo, Bea si serve di un nuovo mezzo tecnologico, il pc del padre di Elisa, lanciandosi nel mondo di internet e dei social, facendo propria l’abitudine di essere nel momento in cui si appare, di testimoniare attraverso fotografie la propria vita, trasformandosi poco per volta in una influencer.

Prima che ciò si concretizzi compiutamente, però, tra le due amiche ormai lontanissime come modo di pensare e di vedere la vita si spalanca una voragine: un tradimento, una messa in discussione di anni di amicizia, una ferita che non guarisce e sembra allontanare per sempre.

Elisa si crea lentamente una propria vita reale, elaborando gli errori commessi e percorrendo la strada difficile dell’affermazione lavorativa in ambito universitario, Beatrice è invece vittima della dittatura dei social, obbligata a mantenere intatta la propria immagine, a dare soddisfazione a tutti i follower che in lei si identificano, prigioniera di una realtà che si nutre di menzogne.

E’ proprio per rielaborare questo passato che Elisa ha cominciato a scrivere e ha trascurato per il suo libro tutto il resto, conscia com’è che rappresenti non solo una storia personale, ma anche il riflesso della storia collettiva del mondo femminile.

Il suo libro racconta l’invisibile, la caratteristica che sempre ha sentito come propria, in opposizione alla visibilità di Beatrice.

Eppure, se si desidera farlo, si possono aggirare gli ostacoli per alti che siano e recuperare le radici del passato: un lavoro difficile e faticoso, a cui Elisa e Beatrice potrebbero essere finalmente pronte.

Silvia Avallone, storia di un’amicizia e di un mondo che cambia vorticosamenteAUTORE : Silvia Avallone

TITOLO : Un’amicizia

EDITORE : Rizzoli

PAGG.   455      EURO 19,00  (disponibile versione eBook euro 7,99)

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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