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Cheratocono: come ridurre il numero di trapianti di cornea

Il cheratocono è una patologia oculare che colpisce la cornea, la parte trasparente dell’occhio, causando una progressiva deformazione e l’assottigliamento della cornea stessa.

La malattia può portare a una riduzione della qualità e della quantità della vista, con conseguenze sulla vita quotidiana degli individui che ne sono affetti.

Il cheratocono colpisce soprattutto adolescenti e giovani adulti, ma spesso la diagnosi avviene solo in fase avanzata, quando il trattamento risulta più difficile e meno efficace.

Per questo motivo, è importante sensibilizzare i giovani sull’importanza di una diagnosi precoce e di un trattamento tempestivo.

Il cross linking per la cura del cheratocono

Esiste una terapia approvata in Italia già nel 2006 per la cura del cheratocono: stiamo parlando del cross linking del collagene utilizzato per il trattamento conservativo del cheratocono evolutivo.

cross linking cheratoconoHa come obiettivo quello di evitare la cheratoplastica perforante (il trapianto di cornea).

Il trattamento cerca di irrigidire la cornea, soggetta in questa patologia a un progressivo sfiancamento.

Il cross linking prevede l’instillazione di gocce di riboflavina (vitamina B2) sulla cornea, la quale viene successivamente irradiata con raggi ultravioletti (UVA) sempre sotto la continua istillazione di riboflavina che protegge il tessuto e consente di ottenere le modifiche strutturali auspicate.

Tale procedura si esegue mediante l’utilizzo di colliri anestetizzanti, per cui risulta essere indolore.

“Si tratta di una terapia di indubbio successo– spiega il professor Cosimo Mazzotta, membro di AIMO (Associazione Italiana Medici Oculisti) – già consolidata, validata e ben codificata in tutto il mondo attraverso dati scientifici di lungo termine basati sull’evidenza clinica e pubblicati, sia per quanto riguarda il trattamento con rimozione dell’epitelio sia per quello transepiteliale con e senza iontoforesi, ciascun protocollo con le sue diverse indicazioni. È una metodica che si caratterizza di una serie di elementi combinati tra loro in vario modo, rappresentati dall’energia dei raggi ultravioletti (fluenza), dall’ossigeno e dalla riboflavina. Esistono dei parametri ampiamente misurati e standardizzati per quanto riguarda le fluenze e le concentrazioni delle riboflavine e, grazie agli studi di biochimica, sappiamo quali sono le dosi di riboflavina che penetrano nello stroma nelle diverse tecniche e con le diverse riboflavine e non ci sono problemi di inefficienza dei trattamenti“.

Percentuali di insuccesso inferiori al 10%

“Le percentuali di insuccesso -aggiunge Mazzotta- sono inferiori al 10% a 15 anni di follow up, secondo quanto riportato nelle recenti pubblicazioni delle scuole di Dresda, di Siena e dell’Humanitas di Milano sull”American Journal of Ophthalmology’, sia in età pediatrica che nei giovani adulti“.

È quindi un trattamento standardizzato e sicuro, che ha permesso di “ridurre drasticamente i numeri dei trapianti di cornea eseguiti per cheratocono in Italia e in tutto il mondo di oltre il 50%”, conclude Mazzotta.

 

 

Immagine di AIMO

Foto di Kevin Demeyer: https://www.pexels.com/it-it/foto/vista-occhio-allievo-ciglia-10097338/

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