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Deficit uditivo infantile: dall'impianto agli strumenti riabilitativi logopedici

Deficit uditivo infantile: dall’impianto agli strumenti riabilitativi logopedici

34 milioni di bambini nel mondo, al di sotto dei 15 anni, sono affetti da deficit uditivo e soprattutto da sordità disabilitanti.

Se non diagnosticata e trattata precocemente, la sordità infantile può determinare gravi deficit, cognitivi e sociali.

In particolare, questa condizione può influire negativamente sulla capacità del bambino di apprendere e comprendere il linguaggio, impattando sui suoi processi di sviluppo neurosensoriale, e non solo.

Il deficit uditivo può essere infatti correlato, in futuro, a difficoltà scolastiche, disturbi relazionali, isolamento sociale e disagio emotivo.

Deficit uditivo e impianto cocleare

Il deficit uditivo viene generalmente identificato con uno screening neonatale, strumento fondamentale per avviare un trattamento tempestivo.

In alcuni casi, per esempio se il bambino soffre di sordità grave-profonda bilaterale, l’impianto cocleare è l’unica soluzione per portarlo a sentire.

L’impianto è, infatti, lo strumento più adeguato a ripristinare il canale di comunicazione uditivo-verbale e, di conseguenza, permettere al bambino di sviluppare correttamente il proprio linguaggio e la conoscenza del mondo intorno a sé, attraverso il suono.

Quindi, l’innovazione tecnologica applicata alla medicina oggi non solo è realtà ma restituisce risultati davvero incoraggianti.

È stato possibile infatti grazie agli impianti cocleari cambiare l’orizzonte terapeutico della sordità neurosensoriale grave e profonda sia negli adulti che hanno perduto l’udito nel corso della vita, sia nei bambini nati sordi o con deficit uditivo, con risultati, in entrambi i casi davvero incoraggianti.

Ma di cosa si tratta? Come funzionano questi impianti e in cosa consiste l’intervento? È una pratica sicura o ci sono dei rischi per il paziente?

L’agenzia di stampa Dire per rispondere a queste e ad altre domande ha raggiunto il professore Domenico Cuda, primario di Otorinolaringoiatria all’ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza e attuale presidente della Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale (SIOeChCF).

Impianti cocleari nella logica di rendere più facile la vita ai non udenti. Di che cosa si tratta e come funziona questo dispositivo?

“L’impianto cocleare è un trattamento che già usiamo nella pratica clinica da un paio di decenni ed è innovativo e indicato per quelle persone con sordità grave.

In questi casi gli apparecchi acustici tradizionali non riescono a dare i risultati sperati proprio a causa della gravità del deficit uditivo.

In pratica per impianto cocleare si intende uno stimolatore elettrico che agisce sulle terminazioni del nervo acustico che, per fortuna, anche nei casi di sordità grave sopravvivono a lungo.

Riuscendo a collocare un elettrodo all’interno della coclea si riesce a ripristinare la sensazione uditiva.

È una strumentazione, se vogliamo semplificare, paragonabile a quella del pacemaker.

Questo stimolatore richiede un intervento chirurgico di posizionamento molto standardizzato e semplice.

Il paziente all’esterno indosserà anche un processore che chiamiamo “esoprotesi” e che è in grado di elaborare il linguaggio.

Esso invierà il segnale al dispositivo o endoprotesi che l’esperto avrà impiantato chirurgicamente nel Paziente”

In cosa consiste precisamente l’intervento d’inserimento dell’endoprotesi?

“Il chirurgo otorino effettuerà un piccolo taglio nella regione retro-auricolare posta nel solco dietro al padiglione dell’orecchio.

Si tratta di una placca di silicone che contiene una parte elettronica che verrà posizionata tra il cuoio capelluto e l’osso.

Ovviamente l’elettrodo, capace di trasmettere il segnale verrà inserito all’interno della coclea sempre per via chirurgica.

Senza l’uso del processore il paziente è “autonomo” e può svolgere ogni tipo di attività.

Quando c’è bisogno di udire si indossa il dispositivo esterno che è accoppiato a una calamita di attrazione ed è in grado di trasmettere i segnali alla parte interna dell’orecchio”.

Tutti i pazienti sono candidabili a questo tipo d’intervento? Anche i pazienti affetti da Meniere stabilizzata?

“I candidati all’operazione sono tutti coloro che sono affetti da sordità profonda che non è correggibile con gli apparecchi acustici.

La malattie di Meniere è una patologia molto particolare, nel senso che nel lungo periodo questi pazienti stanno meglio con le vertigini ma purtroppo l’udito tende a peggiorare e a presentare, molte volte, delle manifestazioni bilaterali.

Sicuramente i malati di Meniere possono essere gestiti con l’impianto cocleare nell’orecchio “peggiore” e nei casi in cui, nell’altro orecchio, ci sono degli esiti di malattia caratterizzati da un udito fluttuante o con una sordità ingravescente.

I Menierici di lunga data e con manifestazioni bilaterali sono dunque candidabili all’impianto cocleare

In generale può descrivere sia i rischi che i benefici e qual è il volume degli interventi che viene registrato in Italia?

“Questa tecnologia è molto costosa e fortunatamente i casi di sordità profonda, non sono moltissimi.

In questo momento in Italia si effettuano circa 1.500 procedure l’anno.

Ovviamente il bacino di utenza che potrebbe usufruire di questi impianti sarebbe maggiore ma qui occorre fare diverse considerazioni.

La prima è la limitata disponibilità di mezzi intesa come coperture economiche.

La seconda consiste nella scarsa informazione sanitaria tanto che emerge come non tutti i medici conoscano questo trattamento.

La terza, collegata alle precedenti è che l’opinione pubblica non è consapevole di questa possibilità.

In realtà i benefici da impianto cocleare sono notevoli e soprattutto nelle sordità acquisite dell’adulto i risultati sono sorprendenti.

Nella stragrande maggioranza dei casi i pazienti dopo l’impianto riescono a seguire il parlato senza l’ausilio della labiolettura e quindi ritornano a essere in buona parte autonomi nelle situazioni della vita quotidiana.

I rischi dall’altra parte sono davvero limitati perché l’intervento è oramai molto ben standardizzato.

Infatti, non sono diversi da quelli di altri tipi di intervento come la chiusura di una perforazione timpanica o di una timpanoplastica”.

I bambini possono essere sottoposti a questa procedura?

“I bambini sono l’utente principale tanto che nel loro caso l’impianto cocleare ha davvero cambiato lo scenario riabilitativo.

I bimbi che nascono sordi e identifichiamo molto precocemente grazie agli screening neonatali se presentano quelle caratteristiche quali: sordità elevata e scarso beneficio da protesi possono essere sottoposti a impianto cocleare con risultati spettacolari.

Questi piccoli pazienti dopo l’impianto di coclea sono sia da un punto di vista linguistico che comunicativo sempre più indistinguibili da un bambino che sente normalmente”.

Lei fa parte di una nuova task force internazionale che ha lo scopo di lavorare alla stesura di linee guida dedicate alle persone cui viene applicato il dispositivo. A cosa serviranno e soprattutto fino a oggi ogni nazione seguiva un suo protocollo?

“L’argomento delle Linee Guida è molto complesso perché, a rigor di termini, ci vorrebbero degli studi in doppio cieco che per ragioni etiche, in questo settore specifico degli impianti non si possono effettuare.

Non possiamo a un bambino effettuare un impianto di coclea e a un altro no per poi vedere con il tempo quello che succede.

Ogni paese nella pratica ha delle proprie linee guida.

Il problema è che c’è una evoluzione continua nelle indicazioni.

Per questa ragione considerando il ritardo, tra l’acquisizione delle evidenze e l’adozione di linee guida si è sentita l’esigenza a livello internazionale di creare delle linee guida “dinamiche” aggiornate continuamente.

Questo ci porterà sicuramente ad avere degli strumenti uguali in tutto il mondo dall’Australia all’America e ad adottare così un comportamento più omogeneo ovunque.

Oggi vale la pena ribadire che sottoponiamo a impianto cocleare anche i soggetti affetti da sordità profonda monolaterale, casi di sordità asimmetriche e casi di sordità con pendenze audiometriche molto accentuate con residui alle basse frequenze.

Questo per dire che esiste davvero una evoluzione continua nelle indicazioni”.

Strumenti riabilitativi logopedici: i lesson kit

L’impianto è solo il punto di partenza di un percorso riabilitativo che deve essere avviato con il bambino dopo l’intervento e che coinvolge gli specialisti del linguaggio e la famiglia.

MED-EL, azienda specializzata nelle soluzioni per l’udito, ha messo a punto un nuovo strumento per accompagnare il bambino lungo il suo percorso uditivo.

Attualmente sono disponibili sei lesson kit pensati per:

  • sviluppare storie
  • acquisire competenze linguistiche
  • arricchire il vocabolario del bambino.

Si tratta di una risorsa originale, in grado di fornire supporto pratico ai professionisti, più nello specifico ai logopedisti, e alle famiglie.

Inoltre, è uno strumento essenziale per assistere il bambino portatore di impianto cocleare nel corso degli anni.

“La riabilitazione ha un ruolo basilare, sia pre che post – intervento di impianto cocleare”, dice la dottoressa Sara Cavicchiolo, logopedista presso UOSD Audiologia Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore del Policlinico di Milano.

“L’intervento è solo l’inizio, la prima tappa di un lungo percorso.

Successivamente risulta fondamentale che la famiglia venga seguita da un logopedista o professionista dell’udito.

I nuovi lesson kit nascono per venire incontro alle esigenze riabilitative.

Si tratta di uno strumento flessibile e adattabile ai diversi livelli di competenza del bambino, ma allo stesso tempo rigoroso nella scelta degli obiettivi da raggiungere.

È semplice da usare e si adatta alle necessità dei più piccoli.”

Cosa sono?

Tutti i kit sono strutturati nella stessa maniera, intorno a un macro-tema (“La mia casa”, “Gli animali”, “I mezzi di trasporto” etc.).

Usano il meccanismo del gioco per richiamare l’attenzione sulle relazioni tra le parole e favoriscono il dialogo tra bambino e operatore, attraverso la ripetizione, il divertimento, le immagini.

Un altro aspetto fondamentale risiede nelle storie e nei libri di canzoni presenti all’interno dei kit.

Le storie sono originali, scritte appositamente per soddisfare le esigenze dei bambini ipoacusici, mentre i libri di canzoni contengono sia motivi famosi, sia canzoni adattate al contesto clinico.

Ciascun lesson kit contiene:

  • il programma della seduta terapeutica
  • gli obiettivi da raggiungere
  • le attività da svolgere
  • le istruzioni passo dopo passo e il materiale da preparare in anticipo

Il tutto per facilitare le abilità di ascolto e i progressi nel linguaggio dei più piccoli.

Gli obiettivi sono identificati per tre livelli di abilità e le risorse stampabili sono progettate su misura.

Grazie alle spiegazioni molto dettagliate, anche i genitori saranno in grado di aiutare i propri bambini e guidarli attraverso l’attività.

Questo per contribuire a migliorare la qualità di vita delle persone affette da ipoacusia.

 

 

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