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Fragilità ossea: quello che c'è da sapere per evitare di rompersi

Densità ossea: quello che c’è da sapere per evitare di rompersi

L’osteoporosi è un nemico temibile che, troppo spesso, viene sottovalutato da tante persone che non conoscono in modo approfondito le sue possibili conseguenze. La fragilità ossea in Italia, colpisce 3,5 milioni di donne e ogni anno, si verificano circa 100.000 fratture di femore, dovute alla forma severa dell’osteoporosi. Il problema è determinato dalla perdita di massa ossea: la diminuzione della densità ossea, cioè della quantità di tessuto osseo ha come conseguenza la sua fragilità con aumento del rischio di fratture.

La maggioranza delle fratture si verifica a livello vertebrale. Si tratta di fratture molto frequenti e purtroppo spesso non danno sintomi e vengono ignorate sino al momento dell’evento traumatico che determina una frattura. Eppure questi incidenti sono facilmente prevedibili con una radiografia o semplicemente misurando l’altezza della persona: il calo di un solo centimetro è fortemente indicativo e prognostico. Per avere un’idea sullo stato generale delle proprie ossa, oggi è possibile effettuare un test di autodignosi per valutare il rischio personale (basso, medio, elevato, molto elevato) di fratturarsi nei successivi 10 anni ed eventualmente rivolgersi a uno dei centri per lo studio e la cura dell’osteoporosi.

La fragilità ossea influenza negativamente e gravemente la durata e la qualità della vita delle persone che ne soffrono, infatti, può dar luogo a una o più fratture, come la frattura al collo del femore o delle vertebre, che possono verificarsi anche a seguito di uno sforzo minimo, come sollevare un piccolo peso o, in alcuni casi, anche senza alcun motivo.

La perdita di densità ossea non è una prerogativa femminile

Si stima che circa 1,5 milioni di uomini possano soffrire di perdita della densità ossea, e questo dato è destinato a crescere in prospettiva, per l’allungamento della vita media.

Ancora meno noto è il pericoloso legame tra perdita di peso e diminuzione della densità ossea. Soprattutto con l’arrivo della bella stagione il desiderio di perdere peso viene talvolta messo in pratica con un fai-da-te che non tiene conto delle conseguenze sulla salute.

Una dieta troppo ferrea, soprattutto per periodi medio-lunghi, può mettere a rischio la salute delle ossa”, dice il professor Andrea Giustina, Ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Brescia e Presidente del Gioseg, il gruppo di lavoro di Specialisti Endocrinologi che si dedicano allo studio dello scheletro.Pochi sanno che la sintesi di nuovo tessuto osseo dipende da uno stimolo meccanico generato dai muscoli. La perdita di massa muscolare, quindi, diminuisce questa sollecitazione ostacolando la produzione di tessuto osseo”.

Ma c’è di più: il grasso è correlato a due importanti ormoni chiamati ‘adipochine’. “Il tessuto adiposo produce la leptina che, sembra, possa avere una azione positiva sullo scheletro”, dice Giustina. “Quando invece il grasso diminuisce, aumenta in modo inversamente proporzionale l’adiponectina, che stimola le cellule ossee a riassorbire l’osso riducendone la massa. Senza contare l’effetto di una dieta troppo restrittiva sulla produzione degli estrogeni, che in entrambi i sessi sono importanti per la buona salute delle ossa”.

Ma cosa si intende per ‘dieta rigida’ e quindi pericolosa?

“E’ sufficiente una perdita di peso del 10% perché si verifichi una riduzione del 2% nella massa ossea”, risponde Giustina. “Se una donna alta 160 cm da 60 chili raggiunge i 54, già notiamo una alterazione in senso negativo sul metabolismo scheletrico. Stessa cosa per un uomo di 90 chili che raggiunga un peso di 81”.

Insomma, se raggiungere il peso forma attraverso una restrizione calorica è un fattore positivo per la salute in generale, nel caso delle ossa il discorso cambia: le donne alte e magre (anche se non magrissime), con un indice di massa corporea inferiore a 19/20 sono sin da giovani a rischio ‘osteopenìa’ e con il passare degli anni la situazione peggiora. Per avere un’idea potete fare questo test.

Densità ossea e chirurgia bariatrica

Il problema interessa in egual misura maschi e femmine anziane, specialmente se obesi e sovrappeso che si sottopongono ad una dieta: la perdita di peso è strettamente correlata a una aumentata incidenza di fratture di femore. Si tratta di un problema noto anche nei soggetti che si sottopongono ad interventi di chirurgia bariatrica.

“Studi prospettici hanno dimostrato come dopo la chirurgia e in particolare dopo la tecnica di il bypass gastrico si verificano perdite di massa ossea superiori al 5% sia a livello vertebrale che femorale. Gli effetti della chirurgia bariatrica non sono negativi solo per la rapidità e l’entità del calo ponderale ma anche perché  questo intervento induce modificazioni negli ormoni gastrointestinali come il peptide YY e determina malassorbimento di vari micro nutrienti come il calcio”, spiega Giustina.

E’ sicuramente un intervento che può salvare la vita delle persone obese, anche giovani adulti, ma è opportuno prevedere strategie mirate di supplementazione e controllo periodico oltre, naturalmente una consulenza endocrinologica dopo l’ intervento per valutare tutti i fattori di rischio e instaurare forme di prevenzione secondaria. Trascurando questi aspetti c’è il rischio sostanziale di aumentare la sopravvivenza delle persone ma di aumentare i rischi di fratture anche dopo traumi minimi.

6 consigli per affrontare le vacanze in sicurezza

L’indicazione degli esperti, a chi soffre di osteoporosi e fragilità ossea, è di essere molto attente durante gli  spostamenti e nella scelta di ambienti di soggiorno sicuri. “L’estate è un periodo durante il quale si tende tradizionalmente ad essere meno attenti ai problemi di salute”, dice il professor Giovanni Minisola, Presidente Emerito della Società Italiana di Reumatologia (SIR) – Ciò non può accadere per chi è affetto da fragilità ossea, una patologia che non va mai in vacanza e nei confronti della quale l’attenzione non deve mai diminuire”.

  • Di seguito alcuni semplici consigli

 1) evitare posizioni, sforzi e movimenti che comportano sollecitazioni eccessive sulla colonna;

2) non trasportare oggetti o valigie pesanti, distribuendo sempre il peso egualmente su entrambi i lati;

3) accertarsi che il letto sia quanto più possibile simile a quello che si ha a casa;

4) evitare attività sportive alle quali non si è abituati;

5) non camminare, e ancor meno correre, sulla battigia perché il piano è inclinato e le vertebre vengono sollecitate in modo anomalo;

6) infine, non dimenticare di assumere i farmaci prescritti, accertandosi di portarne in vacanza il quantitativo necessario e di trasportarli rispettando le norme di conservazione previste.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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