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Dolore cronico: triplicate le probabilità di depressione per chi ne soffre

Dolore cronico: triplicate le probabilità di depressione per chi ne soffre

Preoccupa la situazione psicologica di migliaia di italiani che soffrono di dolore cronico.

Riguarda circa il 30-40% degli oltre 15 milioni di italiani con dolori cronici che si ritrova a lottare con variazioni di umore più o meno gravi, fino ad arrivare a coloro che dovrebbero ricorrere a trattamenti farmacologici che sono circa il 20%.

La psico-algologia per spiegare le dinamiche del paziente cronico

Un circolo vizioso quello della depressione e del dolore cronico, che si autoalimentano.

“Il dolore cronico è un’esperienza complessa con risvolti psicologici che possono portare all’isolamento dell’individuo dovuto spesso al peggioramento della qualità della vita.

Un cambiamento che si traduce per almeno il 40% dei pazienti in cambiamenti del tono dell’umore che andrebbero subito presi in considerazione e valutati correttamente.

Chi soffre di dolore cronico rischia 3 volte di più di ammalarsi di depressione, mentre chi soffre di depressione si ammala tre volte più spesso di dolore cronico.

Ma nel dolore cronico associato a depressione quest’ultima molto spesso viene sotto-diagnosticata o non trattata, se lo fosse i pazienti potrebbero trarre beneficio da un trattamento multidisciplinare”, spiega Mery Paroli, psicologa e psicoterapeuta.

Dolore cronico e depressione: nei giovani si esprime sotto forma di rabbia

La rabbia si manifesta nei pazienti che percepiscono la propria vita limitata, impossibilitati a realizzare i propri progetti, che vivono ripetuti fallimenti terapeutici e i sintomi persistono nel tempo.

“È  un fenomeno che riscontriamo soprattutto tra la popolazione più giovane, che affronta questa situazione in modo molto aggressivo, ferito dal fatto di aver subito un’ingiustizia e senza un possibile riscatto.

Vi è anche una rabbia rivolta verso se stessi in cui il giovane si sente incapace di risolvere la situazione che lo affligge e continua a vivere passivamente.

Si è visto come questo tipo di rabbia è poi associato a una maggior intensità del dolore e soprattutto alla depressione“, dice Mery Paroli.

Il ruolo dello psicologo riconosciuto come parte integrante

Le linee guida internazionali confermano il ruolo dello psicologo tra le figure da includere nell’equipe di specialisti per la valutazione e il trattamento del dolore cronico, è riconosciuto come parte integrante, e non opzionale, del processo di cura.

“È fondamentale integrare i trattamenti farmacologici con una psicoterapia specifica per ridurre il disagio psicologico e la sofferenza che si accompagnano al dolore cronico.

È chiara la priorità di intervento sul dolore ma non per questo devono essere trascurate le conseguenze a breve e lungo termine che questi disagi legati all’umore possono scatenare.

Andare dallo psicologo può essere percepito come un palliativo per distrarre il paziente lamentoso o che sta esagerando.

In realtà il nostro lavoro è quello di anticipare comportamenti che possono compromettere il benessere generale del paziente e l’outcome delle terapie”, spiega Paroli.

“Crediamo molto in questa sinergia e nei benefici che riscontriamo sui pazienti.

Definire il dolore cronico solo da un punto di vista medico – clinico, sarebbe riduttivo e limitante.

L’approccio psicologico consente di valutare anche il ruolo della dimensione psicologica e del contesto sociale nei riguardi del dolore, caregiver compresi”, conclude Giuliano De Carolis, Presidente Federdolore-SICD.

 

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