
I bambini immaginano la loro casa ideale: una curiosa ricerca neuroscientifica
Saranno sempre più ‘green‘ le dimore del futuro, senza divisioni tra interno ed esterno e con la natura che diventa protagonista della vita domestica.
Lo affermano i bambini, con i disegni della loro casa ideale: immagini che secondo le neuroscienze riflettono le ataviche esigenze di benessere e protezione dettate dal cervello umano, anticipando quelli che saranno i prossimi stili architettonici.
Gli studiosi dello IUM di Milano e dell’Università di Modena e Reggio, con la collaborazione di Officina Educativa, si sono occupati di questa ricerca.
La ricerca “My Dream House”: come i bambini immaginano le case del futuro

Sono stati presentati da poche settimane i risultati della quinta ricerca neuroscientifica “My Dream House – Semiosi dell’abitare e immaginario infantile” commissionata da Pratic, azienda attiva settore outdoor, e condotta dal prof. Stefano Calabrese, narratologo dell’Università IULM di Milano, insieme alla dott.ssa Ludovica Broglia dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
Un’innovativa sperimentazione che, da novembre 2022 a maggio 2023, ha coinvolto oltre duecento bambini e ragazzi tra i 3 e i 14 anni, residenti nelle province di Parma e Reggio Emilia, ai quali è stato chiesto di disegnare la propria casa ideale.
Modelli creati in totale libertà, sia dal punto di vista progettuale che della realizzazione, attraverso materiali grafici e costruzioni.
Straordinari i risultati, dai quali emerge la lucidità con cui i mini-architetti integrano nelle proprie opere elementi capaci di creare benessere e piacere dell’abitare.
Se da un lato gli elaborati mostrano input progettuali che si rifanno ai desideri innati dell’uomo (la casa come protezione, luogo da cui osservare l’ambiente senza essere visti, edificio in continuità con il contesto green), dall’altro lato anticipano l’immaginario di una generazione che orienterà a breve gli stili di vita e i gusti estetici del design.
“Quando disegnano le case del futuro i bambini sono davvero in grado di intuire, più che il futuro, il futuro anteriore: ciò che l’uomo ha sempre sognato prima che potesse accadere, e che magari non è mai accaduto. Più che la casa nella natura, la casa-natura. Quella che la neuropsicologia definisce ‘potatura sinaptica’ non ha ancora offuscato la loro immaginazione“, commenta Calabrese.
Questo processo evidenzia come il cervello si ‘libera’ di molte sinapsi per far spazio a quelle che sono più necessarie ma, allo stesso tempo, perde alcune potenzialità come la spiccata immaginazione infantile.

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“Se pensiamo alle parole ‘abitare’, ‘abitudine’ e ‘habitat’ riusciamo a comprendere fin da subito che non sono completamente slegate. Pur avendo diversa etimologia dal latino, i bambini percepiscono questi vocaboli quasi come fossero sovrapposti: la casa, cioè il proprio habitat, diviene il luogo in cui le nostre abitudini ci vestono e caratterizzano, proteggendoci dal mondo esterno. Ecco cosa significa abitare”, continua Calabrese.
Basti pensare, facendo un esempio, alla lingua inglese che utilizza due parole diverse per parlare di casa.
‘House‘, indica l’edificio impersonale, oggettivo. ‘Home‘, al contrario, è proprio la ‘nostra casa’, quella arredata come vogliamo e in cui conserviamo ricordi e memorie, che in italiano potremmo definire ‘dimora’ per trasmettere il calore del termine.
“La casa, per i bambini, è il primo luogo della memoria individuale. Lì scoprono cosa significa ‘dentro‘ (un ambiente sicuro, protetto, familiare), e ‘fuori‘ (un posto sconosciuto, minaccioso).
L’architettura della felicità
Se in futuro gli spazi della casa continueranno a essere divisi in modo funzionale, a cambiare saranno le funzioni stesse, con ambienti pensati per assecondare le ambizioni personali e lavorative, ma soprattutto il desiderio di svago e wellness, strettamente legato all’onnipresente biofilia.
Il termine ‘biofilia’ indica letteralmente l’amore o la passione per la vita e, parlando di casa ideale, i bambini la manifestano in molti modi diversi: animali domestici, materiali naturali come il legno, luce del sole e persino delle lucciole al posto della corrente elettrica nelle lampadine.
Alcuni giovani nuotatori hanno immaginato di avere una piscina dentro il salotto di casa, stesso discorso per una giovane ginnasta, e per una bambina con la passione per il cucito che immagina manichini e stoffe, evidenziando come l’abitazione possa racchiudere lavoro, svago e passioni.
La casa-natura
A dominare i disegni troviamo l’elemento vegetale che non solo circonda la casa, ma ne diventa parte integrante, con alberi che si inseriscono nella dimora e facciate ‘verdi’ avvolte da piante e rampicanti.
Allo stesso modo, nelle case immaginate dai bambini, in e outdoor sono sempre necessariamente collegati attraverso stratagemmi architettonici originali come ampissime finestre, scivoli o giardini che interessano l’intero piano terra.
Le ragioni, ha spiegato il prof. Calabrese, vanno cercate nella spontanea sensazione di benessere percepita durante la permanenza in ambienti naturali, che è parte essenziale del nostro corredo genetico.
“A conferma di ciò, sugli spazi verdi percepiti come benefici, esistono molti studi, tra cui uno pubblicato su Science già nel 1994″, commenta Calabrese.
Fin dai primi anni di vita, infatti, l’uomo tende a preferire gli spazi outdoor, che considera come luoghi dedicati al gioco e alla socializzazione, tanto da influire positivamente sul benessere individuale e contrastare i comportamenti antisociali e i disturbi dell’attenzione in età infantile.
Il legame indissolubile tra emozioni positive ed elementi del mondo vegetale diventa così un must della progettazione domestica.
Un binomio che rende la casa uno spazio aperto e al tempo stesso riparato, immerso nel verde e insieme protetto, esposto alla realtà esterna ma anche dedicato alla privacy.
Più che di una casa nella natura, il futuro parla già di una casa-natura.
Foto di Eren Li: https://www.pexels.com/it-it/foto/arte-ragazza-casa-tavolo-7169670/
Immagini di Pratic




