
Invecchiare e restare in salute si può. Lo dice la ricerca scientifica
Invecchiare è per molti sinonimo di acciacchi più o meno seri da affrontare, una realtà che in Italia riguarda milioni di persone. Secondo gli ultimi dati Eurostat (Istituto europeo di statistica), l’Italia è il Paese europeo che vanta l’età mediana più alta: 48,4 anni nel 2023. Per semplificare possiamo dire che 29 milioni di italiani hanno meno di 48,4 anni e gli altri 29 milioni che ne hanno di più. Con l’Italia, tra i Paesi più vecchi d’Europa ci sono il Portogallo, con un’età mediana di 47 anni e la Bulgaria, dove si raggiungono i 46,8.
Ma invecchiare non è gran cosa se l’avanzare dell’età compromette la qualità di vita, ecco perché è inevitabile chiedersi se davvero sia possibile invecchiare in salute.
Sembra proprio di sì e lo dimostra uno studio scientifico pubblicato sull’ultima edizione della prestigiosa rivista americana “The Journals of Gerontology”, organo ufficiale della Gerontological Society of America.
La ricerca è stata condotta da un team multidisciplinare afferente alla Fondazione Golgi Cenci e all’Università di Pavia, composto da esperte ed esperti in ambito neuropsicologico, geriatrico, neurologico e statistico-epidemiologico che hanno valutato oltre 400 ultraottantenni per un intero anno.
La capacità di adattarsi al cambiamento
“I risultati dimostrano prima di tutto che invecchiare in salute è possibile, considerato che ben il 38% degli ultraottantenni che hanno partecipato alla ricerca risulta resiliente al processo di invecchiamento“, dice Elena Rolandi, neuropsicologa, psicoterapeuta e prima autrice del lavoro.
Il termine resilienza, in questo contesto, indica la capacità di adattarsi ma soprattutto la capacità di reazione agli eventi avversi sia di tipo psicosociali che alle fonti di stress fisico durante il processo di invecchiamento.
“La ricerca ha permesso anche di individuare un nuovo fattore e cioè la cosiddetta riserva affettiva, che ha mostrato un effetto protettivo paragonabile ai fattori più noti, quali la riserva cognitiva e lo stile di vita“.

Una proteina direttore d’orchestra dei neuroni del cervello
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Una proteina direttore d’orchestra dei neuroni del cervello
Lo studio ha preso in esame i dati di 404 persone tra gli 84 e gli 87 anni che sono state sottoposte a valutazioni mediche, neuropsicologiche e sociali per un intero anno.
In realtà questo gruppo di persone era già sotto controllo dal 2009 con visite periodiche mirate allo studio InveCe.Ab sull’invecchiamento cerebrale di Abbiategrasso, una cittadina di 30.000 abitanti in provincia di Milano. Tra gli anziani presi in esame, 153 persone, pari al 38% del campione, sono risultati autosufficienti, cioè senza deficit cognitivi o segni di depressione, per questo sono stati definiti “resilienti” al processo di invecchiamento.
Lo studio ha preso in considerazione gli eventi psicosociali riportati nelle 4 precedenti valutazioni: l’esposizione all’infezione da COVID-19, il numero di farmaci assunti e le diverse patologie concomitanti.
Successivamente, i ricercatori hanno applicato la statistica ai dati raccolti e hanno individuato sei aree omogenee e tra queste tre si sono rivelate fondamentali per definire il “fenotipo resiliente”. Ecco quali sono:
- Riserva cognitiva: comprende fattori come la condizione socio-culturale nei primi anni di vita, la scolarità, il livello occupazionale e l’intelligenza.
- Stile di vita attuale: Include l’attività fisica e ricreativa, i contatti sociali, l’aderenza alla dieta mediterranea e la velocità nel cammino.
- Riserva affettiva: Definita dalla capacità di adattamento psicologico alle avversità, la fiducia nelle relazioni significative e una personalità estroversa.La riserva cognitiva e lo stile di vita attuale sono da tempo riconosciuti come fattori importanti per il buon esito della salute negli anziani. Tuttavia, è sorprendente che anche la riserva affettiva abbia mostrato un effetto comparabile, considerato che è stata oggetto di molti meno studi.
Le indicazioni emerse
La ricerca evidenzia un percorso di promozione della salute, utile a tutti.
Il primo passo è la necessità di accrescere la consapevolezza delle nuove generazioni, di docenti e genitori, e delle istituzioni sull’importanza di investire tempo e risorse nell’istruzione, sia cognitiva che affettiva, come fattore protettivo fontamentale per la salute, con effetti benefici che si protraggono per tutta la vita.
Per le persone anziane, invece, il messaggio centrale dello studio ribadisce che non è mai troppo tardi per adottare comportamenti che ci aiutano a invecchiare mantenendoci in buona salute. È essenziale seguire uno stile di vita attivo, che comprenda oltre all’attività fisica, anche quella ricreativa supportata da una buona rete di relazioni sociali e affettive. Ruolo importante è anche quello rappresentato dal cibo all’interno di una dieta equilibrata, come quella mediterranea, ricca di alimenti vegetali, pesce e povera di zuccheri e carni.
Infine, lo studio ha sfatato il vecchio mito secondo il quale lo stress non è alleato della longevità, anzi non è utile vivere in una sorta di “bolla protettiva” evitando emozioni e stress. È fondamentale invece riuscire a sviluppare e conservare negli anni la capacità intellettuale ed emotiva che ci permette di affrontare le sfide della vita anche e soprattutto in età avanzata.
Immagine di copertina: Foto di SHVETS production da Pexels: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-coppia-amore-donna-7545220/




